Dal giorno del delitto dei coniugi Nicolasi, Sergio Papa, il presunto assassino della coppia di Rolle, aveva fatto perdere le sue tracce. A mettere i carabinieri sulla pista giusta sono state fin da subito le testimonianze degli abitanti di Rolle.

Da parte loro “un atteggiamento esemplare”, così lo definisce il maggiore Giovanni Mura (nella foto al centro), comandante del Nucleo investigativo provinciale: dai primi momenti successivi al delitto, vicini di casa e conoscenti si fanno avanti per raccontare tutto quello che conoscono. Dettagli che vengono riportati alla memoria, raccontati solo davanti agli inquirenti e che portano all’instaurarsi di una collaborazione discreta e silenziosa, dove ogni elemento, anche quello che può anche sembrare insignificante, finisce alla fine per incastrarsi all’interno di un sistema complesso.




C’era da subito un nome e un cognome, si conosceva il suo passato nel mondo della droga e i suoi problemi per scippi e furti. Agenti in borghese si mimetizzano tra la gente di Refrontolo, con discrezione, perché il paese è piccolo e lì si conoscono praticamente tutti.

Di Sergio si sa che la sera del 4 marzo è proprio a Refrontolo, dove si reca al seggio per votare. Un passo a sorpresa, che spinge gli uomini dell’Arma a convocare lui e i suoi famigliari in caserma in qualità di persone informate sui fatti. All’appello lui però non risponde e le dichiarazioni fornite dai parenti non convincono e sono cariche di contraddizioni. Entrano in campo le intercettazioni, che fanno emergere una versione diversa rispetto alla testimonianza data: a destare sospetto è l’atteggiamento di protezione nei confronti di Sergio, che dalla sera del 5 marzo lascia Refrontolo.

In quei giorni il suo cellulare è quasi sempre spento e irraggiungibile. Lo accende in occasione della festa della donna dell’8 marzo, quando manda alla mamma un messaggio di auguri. Tanto basta per localizzarlo: una volta intercettato, gli inquirenti gli stanno alle calcagna. Papa viene fermato alla stazione di Mestre, mentre scende da un treno in arrivo da Padova: nelle tasche ha scontrini fiscali e biglietti ferroviari che documentano gli spostamenti dei giorni precedenti. Noventa di Piave, Monfalcone, Latisana: luoghi fuori provincia e fuori dal Veneto, che provano una reale possibilità di fuga. Quando viene fermato, gli viene notificato lo stato di fermo per pericolo di fuga e per i gravi indizi a suo carico.

L’attività di indagine, affermano i carabinieri dell’Arma, non è finita, ma è solo al primo step ed è suscettibile di possibili nuovi approfondimenti. Sarà fondamentale il verdetto della perizia del medico legale e gli stessi indizi, compreso il materiale registrato dalle telecamere di videosorveglianza nei luoghi frequentati dall’indiziato, necessitano del giusto tempo per essere analizzati.

(Fonte: Giada Fornasier © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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