Una coppia tranquilla, che seguiva una routine quotidiana ormai collaudata dopo tanti anni insieme. Dalle parole del tenente colonnello Gaetano Vitucci, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, è questo il ritratto che emerge di Loris Nicolasi e Annamaria Niola, i coniugi ritrovati senza vita nella loro abitazione nel piccolo borgo di Rolle lo scorso 1 marzo. Un delitto che ha scosso tutto il paese di Cison di Valmarino e la Marca, non di certo abituata a fatti del genere, che porterebbe la firma di Sergio Papa, ora in carcere a Treviso come presunto colpevole.




Sono le testimonianze di famigliari, conoscenti e vicini di casa a raccontare chi erano i due coniugi. Ogni giorno, verso le sette e le otto di mattina, Annamaria si occupava di dare da mangiare alle galline nel pollaio, vicino alla casa. Quasi sicuramente, secondo quanto stabilito dalle indagini, un’azione che ha compiuto anche nel giorno del delitto, una fredda giornata d’inverno all’inizio di marzo: è in questo orario, alle prime luci dell’alba, che viene verosimilmente contestualizzato il delitto. 

Qualcosa però in quei giorni turba la famiglia Nicolasi: marito e moglie avevano avuto un confronto con un personaggio, sulla trentina, trovato all’interno del loro rudere in costruzione. Una presenza che li spaventa e che prima di essere allontanata ricorda loro di una conoscenza pregressa, dovuta a dei lavori effettuati nella loro proprietà.

Quel primo marzo, giovedì, Katiuscia, la figlia dei Nicolasi, come abitudine ritorna a casa verso le 14.30 dopo il turno di lavoro al casello dell’autostrada. La casa è a soqquadro e i genitori non rispondono alle sue chiamate. Non trovandoli, esce in giardino. Il primo ad essere scoperto è il corpo del padre Loris, vestito a metà, uscito di fretta forse richiamato dalle urla della moglie.

Chiamati i soccorsi, viene poi ritrovato dalla figlia anche il corpo della mamma Annamaria. Vicino al corpo, una ciotola rovesciata di mangime per galline, a testimoniare un possibile attacco alle spalle, forse di sorpresa. I cadaveri presentano una serie di ferite da arma da taglio, si ipotizza una roncola o un coltello.

Uno strumento che ancora non è stato trovato e che il killer potrebbe aver trovato direttamente sul luogo del delitto, tra gli arnesi di lavoro che i coniugi utilizzavano in giardino. Le analisi sui cadaveri rintracciano sul corpo di Loris delle tracce di gasolio, che testimoniano il tentativo fallito da parte dell’assassino di distruggere il corpo dandogli fuoco. A conferma di ciò, sul luogo del delitto viene repertata una tanica vuota e rovesciata, usata per contenere il combustibile.

Ad oggi la casa dei Nicolasi ancora non è stata analizzata. Per gli inquirenti è importante non inquinare la scena del crimine e ancora adesso non si sa effettivamente cosa sia eventualmente stato portato via dall’abitazione. Un altro elemento ancora da definire è il ritrovamento di un’auto, una Fiat Panda, rubata a San Pietro di Feletto, data alle fiamme e ritrovata la mattina seguente al delitto.

L’idea è che si possa ipotizzare un legame con il massacro di Rolle, ma saranno le indagini a confermare o smentire la cosa. Il movente di un così brutale omicidio, rimane ancora un mistero. A quasi due settimane del delitto però, gli inquirenti ne sono certi: ci sono gravi indizi convergenti e concordanti che porterebbero inevitabilmente verso Sergio Papa, quella presenza nel rudere che aveva turbato la quiete della famiglia Nicolasi.

(Fonte: Giada Fornasier © Qdpnews.it).
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