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venerdì 26 maggio 2017 - ORE 05:48
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Categoria: Conegliano


Contrariamente ad ogni pronostico, l’ultimo consiglio comunale a Conegliano (nelle foto sotto) si è aperto in un clima di cordialità: l’attuale sindaco Floriano Zambon (nella foto), infatti, dopo i ringraziamenti e i saluti di commiato, ha ritenuto opportuno omaggiare tutti i componenti del consiglio, minoranza compresa, di una pergamena, come segno di riconoscimento dell’impegno prestato in questi cinque anni di amministrazione.


Un clima di cordialità che, però, è andato via via a sfumarsi per lasciare posto non solo alla discussione dei punti all’ordine del giorno, ma in particolare al quesito principe che ha tanto segnato l’attesa di questo ultimo consiglio comunale: convocazione legittima oppure no?


Ogni indugio è stato rotto dal candidato dei Cinque Stelle Massimo Bellotto, che non si è risparmiato nel sottolineare ˗ in relazione al primo punto riguardante l’accordo di programma tra Regione Veneto, Comune di Conegliano e soggetti privati in merito alla riqualificazione e valorizzazione dell’ex Fornace Tomasi ˗ come “le tempistiche riservate alla visione dei documenti siano sempre strette. Non c’è mai stata condivisione, neppure per questioni che, al contrario, avrebbero richiesto la necessità di trovarsi, dal momento che tutto è migliorabile. Il nostro sistema di ragionare non è sicuramente questo. Tra di noi c’è gente competente e si poteva fare un tavolo di lavoro, cosa che non è stata fatta, ma se non si parla non si può mai sapere cosa c’è che non va”.

Conegliano consiglio comunale ultimo Zambon
La discussione è proseguita con il secondo punto all’ordine del giorno: il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio. Lo stesso sindaco Zambon ha illustrato come questo sia l’esito di una sentenza dovuta al ricorso di una ditta relativa ad un bando di gara del 2011, riguardante il sistema informativo territoriale. Il ricorso al Tar fatto dalla ditta ha comportato, infatti, la condanna del Comune al pagamento di più di 3.000 euro di sanzione.

Prospettiva che non ha entusiasmato la minoranza, tra cui non ha esitato ad esprimere la propria perplessità il consigliere Flavio Pavanello: “Qualcosa si è inceppato nella macchina comunale e una simile condanna non è la prima volta che capita. È vero che non si tratta di una grande somma, ma comunque incide senz’altro e si poteva intraprendere la strada della transazione. La macchina comunale dev’essere oliata”.

Parole a cui si sono aggiunte quelle di Massimo Bellotto: “Ribadisco, a questo punto, che in questi cinque anni è successo spesso che si verificassero casi di questo tipo. Ci siamo posti le domande affinché ciò non succeda più? Se un bando è sbagliato, i tecnici devono avere un minimo di competenza e correggere. Se nel bando oltre al nostro Comune, che è il capofila del progetto, ne figurano altri, perché siamo gli unici a dover pagare?”.


Immediata la replica dalla giunta, che ha spiegato come “non avesse senso costituirsi parte civile quando la guerra era persa già in partenza. Il bando doveva essere annullato entro una finestra temporale pari a 15 giorni. Questa cosa non è accaduta e per il codice sono presenti delle conseguenze e, quindi, ci si trova di fronte alla certezza di una condanna al pagamento. L’avvenuta transazione dipende sicuramente dalla volontà della controparte”.

Una questione che ha lasciato spazio alla questione tanto attesa, inerente il terzo punto: controdeduzioni alle osservazioni e approvazione del piano degli interventi. A tal proposito, Alessandro Bortoluzzi ha informato la giunta “di avere segnalato tutta la questione e l’illegittimità di quanto fatto al Prefetto, azione possibile solo per atti urgenti e improrogabili, diretta ad evitare che vengano adottati metodi per alterare la par condicio: situazione che si concretizza proprio con questo punto all’ordine del giorno. Se la ragione dell’urgenza è solo l’affare Paccagnella, e un altro motivo di scarsissimo pregio che non voglio citare, dico che se non ci fosse tale accordo tra pubblico e privato, non ci sarebbe nessun motivo di urgenza. È una forzatura a cui noi non vogliamo prendere parte e non parteciperemo a nessuna discussione o votazione, ma scegliamo di uscire dall’aula”.

Conegliano banco Pd vuoto
Un atto che ha lasciato basiti i presenti (nella foto sopra i banchi vuoti), per l’imprevedibilità di una decisione che nessuno poteva prevedere. I consiglieri dei 5 Stelle, dal canto loro, non hanno preso parte a questa presa di posizione, ma hanno optato per il voto contrario e per la via dell’astensionismo nel momento in cui si è proceduto alle votazioni sulle osservazioni tecniche al punto. Come ha sostenuto il candidato Massimo Bellotto, “per il nostro modo di fare non saremmo dell’idea di non discutere”.


Nonostante l’uscita dall’aula del consiglio del Pd, il vice sindaco Claudio Toppan ha illustrato quali sono state le ragioni alla base di una decisione tanto contestata dalla controparte: “Si tratta di un atto dovuto, a completamento di un provvedimento già di per sé completo e presentato nella seduta del 20 febbraio scorso. Questa è una transazione risalente al 2013 che ha comportato per noi una penale e sono in ballo ben 530 mila euro che dovranno essere saldati qualora non venisse approvato il piano e rispettate le transazioni. Se non si fa l’approvazione, avremo un danno pari a 530 mila euro. La maggioranza non ha certo intenzione di scaricare questa somma sulla prossima amministrazione”.


Parole a cui si sono aggiunte quelle del consigliere Pierantonio Bottega, il quale ha invitato Bortoluzzi, al momento non presente in aula, “ad assumersi le responsabilità di ascoltare anche gli altri. Vorrei che la dottoressa De Palma a cui si è rivolto Bortoluzzi, ci desse una risposta in merito alla correttezza o meno del nostro atto”.


Parole che non hanno convinto Bellotto, che ha voluto sottolineare come “se si è arrivati a questo punto, è solo per motivi di incapacità. Per 5 anni il Pat (piano di assetto territoriale) è rimasto fermo, mentre il Pi (piano degli interventi) è andato a rilento, ma quando è servito l’accelerata è stata data, mentre si sarebbe potuto discutere la cosa 10 giorni fa, evitando tutte queste polemiche. Siamo ormai stanchi di dover parlare con un muro di gomma. Il Pi ricalca il Pat, quindi non rappresenta quello che serve e non ha senso che venga presentato a questo punto. Almeno scrivetele in maniera diversa le cose. Sicuramente abbiamo imparato come non si amministra una città”.


“Il ritardo del PAT e del PI – ha ribattuto Toppan – è dovuto alla necessità di risolvere la transazione Paccagnella”.

(Fonte: Arianna Ceschin © Qpdnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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