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Fa ottenere l'affidamento del bambino alla madre, il padre violento lo denuncia: assolto l'avvocato Faraon di Spinea

Assolto con formula piena l’avvocato Luciano Faraon di Spinea. Nessun illecito, anzi, ha svolto il proprio mandato con “particolare cura e attenzione”. Questo è quanto sancito dal Tribunale di ordinario di Treviso all’esito di una lunga e complessa istruttoria dibattimentale.

Un processo iniziato nel 2014 e conclusosi in data lo scorso 26 aprile 2017, nel quale il legale spinettense, Luciano Faraon, si è trovato suo malgrado coinvolto insieme ad una ex cliente per rispondere del reato di calunnia. Secondo la Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, che poi aveva trasmesso il fascicolo a Treviso per competenza territoriale, al fine di far ottenere alla donna l’affidamento del figlio minore, l’avvocato Faraon avrebbe studiato a tavolino e rivolto nei confronti del padre una serie di accuse infondate, relative a condotte gravissime, quali: maltrattamenti in famiglia, percosse, lesioni, violenza sessuale, procurato aborto ed abusi sessuali sul figlio stesso.

All’esito del lungo processo, nel corso del quale l’avvocato Faraon è stato difeso dell’avvocato Danilo Riponti (nella foto), del Foro di Treviso con studio a Conegliano, sono state da poco depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione dalle quali emerge chiaramente che nulla era stato inventato da Luciano Faraon.

Il legale, infatti, secondo il Tribunale ordinario di Treviso “si è limitato a ricevere il racconto dei fatti dalla cliente e a trasferirli nelle denunzie e negli atti processuali senza deformarli”,  “seguendo il caso con particolare cura ed attenzione”, e riscontrando quanto riferitogli dalla propria cliente per mezzo di indagini difensive.

Strumento che, in base quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione in un altro caso seguito sempre dall’avvocato. Faraon, ha la stessa valenza probatoria e processuale delle indagini svolte dal Pubblico ministero.

L’avvocato Faraon ottiene quindi finalmente giustizia e dichiara sollevato: “Mi sono limitato ad offrire la mia competenza tecnica ad una madre in difficoltà, esposta al rischio di perdere il figlio che il Tribunale per i minorenni di Venezia stava affidando al padre in Tunisia. Sono fiero di essermi battuto per il figlio della mia cliente e felice perché con questa pronuncia il Tribunale di Treviso ribadisce e fissa un principio importante per tutta la classe forense: l’avvocato deve essere libero di esercitare la professione forense nell’esclusivo interesse del proprio assistito, con il quale ha un rapporto basato sulla fiducia reciproca. Quanto riferito dal cliente all’avvocato può quindi essere riportato negli scritti difensivi e tale condotta non può e non deve essere oggetto di sindacato da parte della Magistratura. Solo così si possono garantire la libertà e l’indipendenza della classe forense, essenziali per un pieno ed effettivo esercizio del diritto di difesa. Voglio ringraziare l’avvocato Danilo Riponti e l’avvocato Gabriele Mometti che hanno creduto in me e si sono battuti per tali principi”.

(Fonte: studio legale associato Riponti).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
#Qdpnews.it

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