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domenica 17 dicembre 2017 - ORE 09:04
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Comune di Santa Lucia di Piave -


Riceviamo dal sindaco di Santa Lucia di Piave Riccardo Szumski (nella foto) questo lettera aperta inviata a Governo, Parlamento, burocrazie statali, prefetture ed Anci, e pubblichiamo.


Siamo in questi giorni ed ore subissati di richieste di cittadini interessati al cosiddetto Rei (reddito di inclusione) che un sistema complessivo superiore ha, come d'abitudine, scaricato nelle trincee di prima linea, i Comuni.


In perfetto stile "cadorniano" di infausta e centenaria memoria, i livelli amministrativi subordinati sono subissati di ulteriori incombenze da svolgere con tempi strettissimi ed iter altrettanto complicati andando al massacro.

Cittadini disperati e speranzosi si rivolgono agli uffici comunali preposti, che miopi e vigliacche politiche di tagli hanno nei decenni svuotato di personale e risorse, ma che nonostante tutto, con abnegazione e spirito di attaccamento al proprio servizio e territorio, compiono miracoli nell'erogare servizi sociali in un contesto di crisi economica sempre pressante, con l'inevitabile esponenziale aumento di richieste assistenziali .


L'ente locale resiste disperatamente grazie alla poliedricità funambolica degli amministratori nel reperire risorse e dei dipendenti nell'erogare prestazioni anche portandosi il lavoro a casa. A Santa Lucia con un assistente sociale part-time, un supporto esterno pure part-time e mezzo amministrativo stiamo da tempo scoppiando, ma la cosa penso sia eguale per le altre realtà del Veneto.

Francamente mi viene da chiedere se lo fanno apposta i destinatari citati in epigrafe o proprio non sanno in che situazione si trovano i Comuni?

Rinfresco le idee per quanto riguarda la mia comunità dove ad esempio abbiamo richieste dai tribunali dei minori di dettagliate e delicate relazioni su ben sette casi ultimamente, dove le domande di ammissione in case di riposo sono raddoppiate, dove in questo periodo scadono i vari termi per i bonus per le bollette di acqua, gas ed elettricità.

E tutto qua passa aggiungendosi alla normale attività per sfratti, aiuti economici, servizio domiciliare anziani e tutto il gran lavoro che attiene la tenuta sociale dei nostri territori e per il quale lo Stato dà un contributo pari a zero, salvo aggiungere burocrazia ad ogni piè sospinto.

Basta. È troppo chiedere che comprendano che se scarichi lavoro aggiuntivo ai livelli inferiori, qualche risorsa aggiuntiva per farvi fronte dovresti forse trasferirla? Che le tempistiche pure dovrebbero essere ponderate tenendo conto degli effettivi presenti nei Comuni?

Tutte cose che lor signori ben conoscono, avendo chiesto ripetutamente negli anni circostanziate relazioni da parte di molteplici centri romani, che raccolgono dati forse solo per giustificare i lauti stipendi.


Riccardo Szumski

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