La Guardia di Finanza di Pordenone ha concluso le indagini di Polizia Giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica alla sede che hanno permesso di rilevare una fenomenologia criminale per volumi, dimensioni geografiche e soggetti coinvolti di assoluto spessore e pericolosità sociale.

Si tratta, in particolare, di condotte collegate all'intermediazione illecita di manodopera (il cosiddetto “caporalato”) nel settore manifatturiero/industriale, di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di riciclaggio per la quale è stata, anche, rilevata l’esistenza di una associazione per delinquere la cui principale figura con funzione di promotore, coordinatore ed esecutore era un soggetto residente nella Provincia di Pordenone, attivo in ambito pluriennale in tali attività criminose nonché già destinatario di plurime condanne e denunce per reati economico/finanziari.

Nel corso dell’attività operativa si è riscontrato che la descritta fenomenologia illecita si basava nel ricorso a dissimulati rapporti di appalto/subappalto con società aventi minimo capitale sociale, esistenti più su un piano formale che sostanziale e intestate a “prestanomi”, sulle quali venivano fatti convergere gli obblighi fiscali e contributivi della manodopera impiegata che appariva quindi, sul piano “formale”, assunta e dipendente da tali imprese anziché da quelle realmente fruitrici.


Treviso gdf Pordenone 1

I rapporti commerciali tra committenti e società appaltatrici erano, pertanto, concepiti al solo scopo di “interporsi” tra il personale e le aziende presso le quali lo stesso prestava effettivo lavoro, tanto che le fatture emesse, palesando detta artefatta realtà, giustificavano il costo per il mero impiego della manodopera facendola ricondurre a fittizie prestazioni di servizio.

In buona sostanza nel descritto illecito si ricorreva a soggetti giuridici "di comodo" usati come meri “contenitori” della forza lavoro che veniva strumentalmente allocata - in contesti evasivi - mediante la dissimulazione di contratti attestanti appalti per inesistenti “prestazioni di servizio” in luogo alla reale “fornitura di manodopera”.


In tale ambito i lavoratori, per lo più appartenenti a contesti “deboli”, ovvero immigrazione esterna (Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia) e interna (regioni del meridione d’Italia) risultavano occupati senza provvedere (o ottemperando parzialmente) agli obblighi fiscali, previdenziali, assicurativi e giuslavorativi.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Spilimbergo hanno consentito di individuare 13 società attive nella fornitura di manodopera tutte aventi strumentalmente la sede legale nella provincia di Sassari malgrado che nessuno delle centinaia di lavoratori impiegati o delle decine di aziende utilizzatrici degli stessi manifestasse una concreta presenza o interessi economici in Sardegna.

Per contro i lavoratori venivano occupati in 37 aziende, di cui 17 con sede in provincia di Treviso, e le restanti nelle provincie di Venezia, Brescia, Padova, Vicenza, Bergamo, Modena, Pavia e Milano.

(Fonte e foto: Guardia di Finanza Pordenone).
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