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Valdobbiadene


Valdobbiadene Antonietta MorganUn personaggio di Valdobbiadene sicuramente degno di nota è Antonietta Morgan: classe 1929, donna ammirevole per la sua filosofia di vita ed, ancor più, per aver trasformato la sua soffitta in uno straordinario mondo delle meraviglie. Meraviglie che diventano realtà grazie ai suoi costumi, ambiti e richiesti da chiunque abbia avuto la fortuna di salire i gradini a scomparsa che immergono nel suo mondo. 

Terminata la seconda guerra mondiale, la diciassettenne Antonietta, come tanti altri giovani italiani, parte per la Svizzera. Ottiene un contratto per andare a lavorare in un’azienda tessile di Zurigo. Non è maggiorenne, ma parte comunque, da sola.

"Mi hanno assegnato la mia stanza e poi subito in fabbrica. Già dal primo giorno iniziai a lavorare sodo: alla mattina a scuola, per imparare la lingua, al pomeriggio in fabbrica", ripercorre l'anziana valdobbiadenese. Qualche tempo dopo la segue il futuro marito, che trova lavoro come muratore. I due giovani si vogliono bene da quando erano bambini e così, raggiunta la stabilità economica, si sposano e hanno due figli, una femmina e un maschio.


Antonietta vuole fare carriera nel suo settore e dopo lungo girovagare trova l’azienda giusta, un padrone che la stima, un incarico di responsabilità. Come il marito, è una donna generosa e che si sa accontentare: "Più volte il mio padrone mi chiedeva se volevo che mi aumentasse la paga, ma io rispondevo che piuttosto doveva assumere gli emigranti italiani che io e mio marito ospitavamo a casa nostra, dando loro da mangiare e da dormire". In fabbrica non fa mai pesare il suo incarico alle collaboratrici: "Al contrario, a fine giornata ogni operaio doveva aver fatto il suo lavoro ed io passavo a registrare la produzione. Se non ce la facevi per un po’ di volte, ti licenziavano. Allora cercavamo di aiutarci, in modo da essere sempre alla pari. C’era una signora, veniva dal Sud e si chiamava Italia, rimaneva sempre indietro e così, finito il mio lavoro, facevo anche il suo e scrivevo sempre che tutto era regolare".


La sua dedizione al lavoro è stata molto apprezzata dalle tante persone aiutate e dal suo datore di lavoro. Qualche anno fa, infatti, è stata invitata a Zurigo dai figli del fidato titolare. Il momento più emozionante, la più grande soddisfazione, il ricordo delle ultime parole dette ai figli da quel saggio industriale svizzero: "Se oggi possedete le tre fabbriche che vi ho affidato, il merito è anche di quella signora italiana, Antonietta, che non mi ha mai chiesto di aumentargli la paga in tanti anni di servizio". Dopo sedici anni felici, cominciano le difficoltà: il secondogenito si ammala, la famiglia deve ritornare in Italia per curarlo e assisterlo. Poco tempo dopo suo marito muore in un incidente stradale. Antonietta si dispera ? Si arrende ? Mai. Sacrifici su sacrifici. Viene assunta alla calzificio “Sigismondo Piva” di Valdobbiadene e, grazie alla sua esperienza, diventa un punto di riferimento in azienda. Nel frattempo, grazie al sostegno dei genitori, ogni fine settimana si reca dal figlio, ricoverato a Venezia per un anno. Quando è accompagnata dalla figlia, dorme in una pensione, se è da sola si accontenta della spiaggia o di una panchina.

Nella sfortuna la fortuna: a Venezia negli anni ’60 c’è il “Cantagiro”, dove si esibiscono molti futuri personaggi dello spettacolo (Lucio Dalla, Little Tony, Renzo Arbore). Antonietta li incontra mentre attende il vaporetto per andare al Lido di Venezia. Questi giovani cantanti s’incuriosiscono, ascoltano la sua storia, si affezionano e la vanno a trovare appena possono.

Valdobbiadene Antonietta Morgan 1Già in Svizzera Antonietta comincia a realizzare vestiti per arrotondare. Poi, ritornata a Valdobbiadene, questa passione diventa una professione da affiancare al lavoro alla “Sigismondo Piva”. Crea vestiti per grandi marchi e per compagnie teatrali.


Dove trova il materiale ? Nei weekend, con la sua sgangherata 500, bambini a bordo, si reca a Como da una cugina che lavora in un’azienda di alta moda, per andare a prendere gli “avanzi” di sartoria. A casa, terminato il turno di lavoro, si mette all’opera e si specializza nella realizzazione di costumi, soprattutto quelli tipici veneziani. Con gli anni decide di non vendere più e nasce in quel momento l’idea di porli in soffitta e di metterli a disposizione, gratuitamente o quasi, di chiunque ne abbia bisogno.

“La soffitta delle meraviglie”: un nome dato da una delle tante compagnie teatrali che hanno avuto la fortuna di indossare le sue magnifiche creazioni.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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