All’indomani della decisione del Ministero dell’Economia di bocciare il progetto di avvio delle Medicine di Gruppo Integrate previste dal Piano socio snaitario (Pssr), fulcro dell’intera riorganizzazione del sistema salute sul territorio, la CGIL trevigiana punta il dito contro la Regione del Veneto per gli sbalorditivi ritardi e le gravi negligenze ai danni dell’utenza e della popolazione della Marca.

“Quando è stato presentato il Pssr, era il 2012 - ripercorre il leader della Cgil, Giacomo Vendrame - come sindacato si sono condivisi gli obiettivi generali posti dalla Regione e, pancia a terra, ci si è messi subito a lavorare, analizzando la situazione in provincia di Treviso per definire proposte migliorative e dare risposta ai bisogni di salute, anche quelli emergenti, della popolazione".

"Siamo consapevoli che quando si mette strutturalmente mano a un sistema complesso e articolato come quello socio-sanitario - prosegue Vendrame - ci vogliono tempo, risorse e gli aggiustamenti necessari, ma dopo sei anni poco o nulla è stato fatto, tutto è ancora ai nastri di partenza… e così la beffa (ai trevigiani) è servita”.

“I nostri anziani, le fasce più deboli della società trevigiana, non possono più aspettare - tuona Paolino Barbiero, segretario generale dei pensionati della Cgil provinciale - ogni ritardo nell’attuazione degli interventi previsti è un gancio a chi ha più bisogno".

"Degli ospedali di comunità non c’è traccia - continua Barbiero - e in attesa della riforma delle Ipab il numero delle impegnative di residenzialità nelle case di riposo è sempre lo stesso, le liste di attesa si allungano e anche le persone più anziane sono costrette a spostarsi tra i diversi ospedali della provincia, se non addirittura, quando ne hanno la possibilità, a ricorre direttamente al privato. Per non parlare poi dei milioni di euro destinati ai medici di base per creare le medicine di gruppo, le stesse bocciate oggi dal Ministero”.

“Il personale sanitario - scorre la lista delle mancanze Ivan Bernini, segretario generale della Fp Cgil di Treviso - tra l’altro sempre più vecchio (dei 9mila dipendenti oltre l’86 percento supera i 50 anni di età), spremuto fino all’osso con turni estenuanti, ferie e permessi che saltano, costretto a farsi in quattro per mantenere in piedi i servizi nonostante la cronica carenza numerica".

"La programmata e mai attuata sanità sul territorio - aggiunge Bernini - aveva riacceso tra il personale le speranze, in particolare, quelle di snellire i pronto soccorso e sfoltire le corsie dei reparti. Dopo aver dedicato troppo tempo all’architettura istituzionale, con la fusione delle Ulss e la nascita dell’Azienda Zero, che la Regione cominci a investire sul lavoro, sui propri dipendenti, concretizzando quelle promesse scritte nella legge del 2012, che andavano a valorizzare questo grande patrimonio pubblico che deve essere messo a disposizione dei cittadini”.

“Dalla direzione generale dell’Ulss abbiamo registrato disponibilità al confronto e voglia di lavorare su alcune questioni per rilanciare il sistema salute nella Marca - conclude Giacomo Vendrame - al fine di reggere l’impatto che lo scenario demografico avrà sul sistema, anche di profilo sociale, per certi versi dalla crisi, e che sta già determinando disuguaglianze nella popolazione".

"Servono allora decisione, capacità di dialogo con tutti i soggetti coinvolti - chiosa Vendrame - e risorse. La Cgil trevigiana continuerà, come ha fatto in questi anni, a interloquire e a proporre soluzioni, pronta però come sempre ad arrivare anche alla protesta… perché il tempo è esaurito”.

(Fonte: Cgil Treviso).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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