Si è tenuta stamattina la prima udienza preliminare nel processo che vede imputato per i reati di omicidio stradale - aggravato dalla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e con patente revocata - e lesioni personali colpose l’imprenditore Luca Leiballi, accusato di aver causato l’incidente costato la vita, il 23 maggio dell’anno scorso, a Ferrante Battistin (nella foto), dipendente edile di Vidor, in un frontale lungo la provinciale 34.

Su richiesta del difensore dell’imputato, che non era presente in aula, l’udienza è stata subito rinviata (a ottobre) per tentare di portare avanti il delicato iter legato al risarcimento, la cui definizione permetterebbe a Leiballi di ottenere un possibile sconto di pena.

La moglie della vittima, Vittoriana Nardi, assistita dal legale fiduciario Chiara Tartari, ha però subito chiarito di essere pronta, piuttosto, a rinunciare a qualsiasi tipo di risarcimento: "Questa persona deve pagare per l’enorme gravità delle proprie azioni – dichiara la signora Nardi, ancora chiusa nel proprio dolore – Ferrante era una persona protettiva, semplice, rispettosa delle regole, non meritava tutto questo: non si può dire rispettasse le regole invece chi ne ha causato la morte, motivo per cui ora non meriterebbe alcuno sconto di pena".

Stando ai dati rilevati dal tachigrafo del furgone di Ferrante Battistin l’incidente si è verificato alle 6.50, sulla sp34 tra Pieve di Soligo e Sernaglia della Battaglia. Con lui a bordo del camion, seduto sul sedile del passeggero viaggiava il collega Gianni Tormena: come ogni mattina si stavano recando assieme in uno dei cantieri della ditta edile per la quale lavoravano, la Vanin Movimento Terra di Valdobbiadene.

L’unico testimone che ha assistito alla tragedia ha raccontato agli agenti della polizia stradale intervenuti sul posto di aver notato all’improvviso provenire dal senso opposto un furgone che lo ha schivato di poco, sebbene si fosse spostato tutto a destra, che subito dopo è andato a colpire frontalmente il camion che gli viaggiava dietro.

A bordo di quel furgone rosso viaggiava, solo a bordo, l'imprenditore Luca Leiballi, che nei successivi controlli disposti dalle autorità è risultato positivo alla cocaina sia nel sangue che nelle urine e che, inoltre, guidava senza patente, poiché revocata dalla prefettura di Belluno il 10 settembre 2016 per non aver ottemperato all’obbligo di sottoporsi agli esami di idoneità tecnica disposti dalla motorizzazione di Treviso nel gennaio 2016.

In quei tragici momenti, a bordo del camion, Battistin e Tormena se lo sono improvvisamente visto materializzare addosso: nel terribile schianto la parte sinistra dell’abitacolo, nella quale era seduto Battistin, si è completamente disintegrata e il 52enne non ha dunque avuto scampo. Al loro arrivo i sanitari lo hanno trovato incastrato nelle lamiere contorte e solo il delicato intervento dei Vigili del fuoco ha permesso di estrarre il corpo, ancora in vita, la cui morte è stata poi accertata alle 7.30. Se l’è invece cavata con poco più di 40 giorni di prognosi il collega Tormena, che ha riportato le fratture del rachide cervicale e di alcune ossa nasali.

Le successive indagini condotte dalla procura hanno permesso di accertare, tramite la ricostruzione affidata dal pubblico ministero Barbara Sabbatini al geometra Paolo Coral, che "la causa tecnica ed esclusiva del sinistro è riconducibile unicamente alla condotta di guida di Luca Leiballi, che al termine di una lunga semicurva a destra ha invaso l’opposta corsia di marcia".

La condotta tenuta da Battistin, ha concluso il perito, "appare invece incensurabile: viaggiava ampiamente entro i limiti di velocità e, trattandosi di improvviso urto frontale, l'incidente sarebbe stato comunque inevitabile a fronte di una qualsiasi sua manovra di emergenza".

(Fonte e foto: Giesse Risarcimento Danni).
#Qdpnews.it