Al Microfono con Mariacristina Gribaudi, l'altalena rossa tra la fabbrica veneta e quella torinese

Questa è la storia di una bambina cresciuta in una fabbrica, tra l’industria torinese e quella trevigiana, e che è diventata, non senza oltrepassare gli ostacoli e le barriere sessiste che la nostra società in parte è riuscita a marginare, una donna consapevole della differenza tra questi due mondi: da una parte i concetti avanguardistici di Adriano Olivetti, dall’altra la potente natura intrinseca del “lavorare veneto”.

Imprenditrice, madre di sei figli, leader del gruppo Keyline Spa con sede a Conegliano con titolo di amministratrice unica, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia e autrice del libro “L’altalena rossa” parla con emozione al microfono di Qdp di ciò che ha plasmato maggiormente la sua visione economica, culturale, etica e sociale.

Il forte legame tra Mariacristina Gribaudi e la fabbrica è un’eredità del padre, il quale ad appena vent’anni era sopravvissuto a un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale: era lui a portarla con sé, alla domenica, a Torino, per “sentire il profumo dell’acciaio” e ricordarle ogni volta l’importanza del lavoro.

Gli insegnamenti del padre e il profumo dell’acciaio restano indelebili anche dopo la vendita dell’azienda di famiglia nel 1996: spinte che la portano in Veneto, regione con cui la famiglia Gribaudi aveva già solidi legami.

È nel 1998, anno delle sue nozze con Massimo Bianchi, che si apre un nuovo capitolo della storia, contemporaneamente personale e professionale, dell’imprenditrice: l’incarico di amministratore unico dell’azienda Keyline Spa ha una durata triennale e vede marito e moglie, a turno, dal 2002 al 2016 alla guida di un gruppo in salita in termini di fatturato. "Il segreto del successo è la complicità di coppia - afferma Mariacristina Gribaudi - Soprattutto nella resilienza e nell’affrontare quotidianamente i problemi e di accettare punti di forza e di debolezza”.

Una complicità che tiene coeso un team, ma anche che lo porta a essere equo, paritario tra uomo e donna; un rapporto che viene riportato e simulato all’interno di un’impresa per raggiungere un livello d’equilibrio costante e anzi, in climax ascendente.

L’imprenditrice evidenzia quindi la necessità di creare un welfare pionieristico soprattutto dal punto di vista umano, oltre che alla “corsa alle tecnologie”, anche perché, come afferma nell’intervista: “L’economia dipende sempre di più dalle persone”.

Qui ritorna l’esperienza torinese, con il racconto di un Adriano Olivetti, amico del padre, che si pone come pioniere di un approccio diverso, che molte aziende non hanno ancora compreso e valutato.

Il suo approccio, dichiara, è invece un mix tra quello del nord ovest e quello trevigiano, che ha portato a un equilibrio ottimale proprio grazie alla diversità di queste due microculture.

Anche la cultura trova spazio nel profilo professionale di Mariacristina Gribaudi, la quale oltretutto ha voluto ricreare un vero e proprio museo in fabbrica, il Museo della Chiave, contenente la vera evoluzione nei secoli di questo piccolo ma essenziale ed emblematico oggetto: “Noi abbiamo la fortuna di vivere vicino a Venezia, che è un museo a cielo aperto” afferma, “Di cultura si può vivere, dobbiamo viverla, rispettarla inserirla in contesti economici e cercare di avvicinare i giovani”.

Avvicinamento, quest’ultimo citato, che Mariacristina Gribaudi sta cercando di fare attraverso 2300 attività educative, ma anche attraverso l’installazione di wi-fi e la creazione di aree baby pit stop dove poter cambiare i bambini (11 finora a Venezia).

In conclusione, chiedendole quali sono, a suo giudizio, gli ingredienti per un futuro radioso dell’Alta Marca Trevigiana, l’imprenditrice stila quest’elenco: “Per prima cosa fabbrica e cultura devono viaggiare assieme; è necessario poi creare più rete tra le donne - che sono una forza della natura - e, infine, permettere che l’energia di un’impresa confluisca in Veneto e poi in Italia”.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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