Asolo, il ristorante "Lòmo" si racconta: "La verdura da semplice contorno al protagonista delle nostre portate”

Sono Alberto e Giulia, entrambi classe 1994, i nuovi ambiziosi ristoratori asolani: esattamente un mese fa si celebrava l’inaugurazione di “Lòmo”, il loro ristorante nella centralissima via Roma.

“Il nome del ristorante - spiega Alberto Ometto, chef e titolare - deriva da un gioco di parole con il mio cognome. Cercavamo un nome facile, che la gente non avesse difficoltà a ricordare e così abbiamo pensato a una traduzione in dialetto di Ometto, per l’appunto”.

Fidanzati da 8 anni i due arrivano da un’esperienza a Milano dove Alberto, lavorando in alcuni dei migliori ristoranti della città, ha avuto la possibilità di sperimentare quelli che per lui sono i principi della cucina del futuro, che vuole trasmettere a tutti i suoi nuovi clienti.

Asolo gastronomia

L’idea di Alberto si fonda su basi semplici, ovvero la convinzione che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per preparare un piatto bello e buono è possibile trovarlo a pochi chilometri da casa: “Abbiamo una tradizione culinaria molto importante - spiega Alberto - gli ingredienti che utilizzo per i miei menù provengono dalle nostre zone. Parlo degli animali da cortile, i pesci di acqua dolce o le verdure di stagione, tutti acquistati da produttori locali”.

Probabilmente il suo passato in uno dei migliori ristoranti vegetariani di Milano e la dieta priva di carne della fidanzata hanno fatto sì che in paese si credesse che Lòmo fosse un ristorante tipicamente vegetariano: “Vorremo precisare che da noi si mangia anche carne - smentisce però lo chef Alberto - abbiamo solo deciso di dare un ruolo da protagonista ai vegetali”.

“Contrariamente a molti altri ristoranti dove è presente solamente un piatto di verdura per portata - spiega -, da noi il ruolo è invertito, facendo passare la verdura da semplice contorno al protagonista delle nostre portate”.

A condividere le gioie e le fatiche del loro lavoro anche Gaetano, coetaneo dei due titolari, che ha conosciuto Alberto a Milano e che ha deciso di seguirlo per aiutarlo nella sua avventura ristorativa. 

“Abbiamo scelto Asolo – spiega Giulia – per la bellezza del borgo. Dove oggi sorge il nostro ristorante un tempo c'era il bar del teatro, dove la gente veniva a bere qualcosa dopo aver assistito agli spettacoli”.

Una storia di coraggio quella dei due giovani, che hanno abbandonato la city a Milano per investire su Asolo e sulla sua slow cousine, con la speranza, che come successo ai colleghi del Quartier del Piave anche il loro ristorante tra qualche anno possa trovarsi in una zona riconosciuta patrimonio dall’Unesco.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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