Lampade abbronzanti, esposizione solare e cancro. Quali sono i reali fattori di rischio?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sciolto ormai tutte le riserve: lettini e lampade abbronzanti rappresentano reali e concreti fattori di rischio per lo sviluppo di forme tumorali della pelle.

I risultati di anni di ricerche, presentati nel rapporto Artificial tanning devices: public health interventions to manage sunbeds, sottolineano, inoltre, che chiunque si sia sottoposto a questo tipo di trattamenti almeno una volta nella vita ha il 20% di probabilità in più di sviluppare un melanoma.

Se questa prima esposizione è avvenuta entro i 35 anni di età, continua l'OMS, la percentuale di rischio cresce al 59%.

Perché le lampade abbronzanti possono favorire il melanoma?

L’attenzione dei ricercatori e delle associazioni che anche in Italia si occupano di monitorare e prevenire le forme di cancro come, per esempio, l’AIRC, l’ARTIUM o anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, è dedicata a chiarire gli effetti dell’esposizione ai raggi UV.

La prima ad identificare l’aumento del rischio di sviluppare il melanoma è stata l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro con uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista Lancet Oncology: non soltanto veniva evidenziata la correlazione tra l’esposizione alle lampade abbronzanti e il tumore alla pelle, ma emergeva anche come i raggi UV del solarium abbiano conseguenze ben più gravi rispetto ai raggi solari.

Nel 2012, invece, è stato pubblicato sul British Medical Journal uno studio che ha dimostrato come iniziare a sottoporsi a lampade abbronzanti prima dei 35 anni ed esporvisi regolarmente e con continuità aumenta in maniera significativa il rischio. Mentre, nel 2015, un ulteriore ricerca della British Association of Dermathologist ha ipotizzato come il cancro alla pelle non sia l’unica tipologia tumorale in qualche modo legata ai lettini abbronzanti.

Al contrario, ciò può rappresentare un fattore di rischio anche per il carcinoma a cellule squamose della pelle.

La differenza rispetto al sole

Se i raggi UV delle lampade abbronzanti sono così dannosi per la pelle, dobbiamo preoccuparci anche dell’esposizione ai raggi solari? Domanda più che lecita per cui è necessario un approfondimento a partire dalla distinzione tra raggi UV-A e UV-B.

I primi, detti anche “raggi lunghi”, rappresentano la maggior parte di ciò che colpisce l’epidermide e possono agire sui mitocondri, responsabili della respirazione cellulare, presenti nelle cellule e sul DNA del nucleo, causando alterazioni che determinano la perdita di elasticità della pelle, una minore tonicità e atrofia cutanea.

Questo tipo di raggi è presente dall’alba al tramonto, in tutte le stagioni e non viene schermato nemmeno dalle nuvole: alcuni recenti studi a proposito sembrano suggerire che siano essi da soli responsabili dell’invecchiamento cutaneo.

I raggi UV-B, invece, rappresentano una quota molto minore del fascio che colpisce la pelle, ma sono molto preziosi perché stimolano la melanina, che è responsabile dell’abbronzatura, ma che svolge anche un’importante funzione protettiva poiché difende il genoma dai raggi ultra-violetti di tipo A.

Ciò che differenzia l’esposizione ai raggi solari (rispetto ai quali è comunque sempre fondamentale proteggersi con creme solari adatte al proprio fototipo), è che nei solarium si viene esposti solamente ai raggi UV-A e perdiamo, di conseguenza, la funzione protettiva degli UV-B, lasciando indebolite le nostre cellule.

Verso un divieto delle lampade abbronzanti?

Sebbene la pericolosità dell’esposizione alle lampade abbronzanti sia scientificamente fondata, ciò non ha portato ad una messa al bando. In Italia, per esempio, lampade abbronzanti ai raggi UV e solarium sono vietate solo per alcune categorie di persone (minori, donne incinte, malati di cancro) e sono fortemente sconsigliate per chi si scotta facilmente, mentre l’appello al resto della popolazione è quello di utilizzare la prudenza, valutando caso per caso o con il proprio medico l’utilità o meno della seduta.

È bene tenere presente che le valutazioni che portano l’AIRC ad inserire un elemento tra quelli cancerogeni non sono frutto solamente degli studi scientifici menzionati, ma anche di prove in laboratorio svolte in condizioni ben precise. Solitamente, per esempio, viene testato l’effetto di una quantità di un elemento molto più elevata e abbondante rispetto alla dose “solita”.

Chi, dunque, proprio non vuole rinunciare all’abbronzatura artificiale, magari in vista dell’estate o di qualche occasione speciale, può trovare una valida alternativa in lozioni e creme autoabbronzanti. Anche in questo caso è utile scegliere un prodotto di qualità e ricordare che, generalmente, non svolge alcuna funzione protettiva, ma è certo che non si espone la pelle ai raggi UV.

Consultarsi con un dermatologo e con degli esperti è, infine, una buona prassi: esistono, infatti, dettagliate regolamentazioni che chi gestisce un solarium deve seguire per non mettere a repentaglio la salute di chi lo frequenta, così come non tutte le pelli sono uguali.

Distinguiamo sei fototipi sulla base delle caratteristiche individuali e della reazione all’esposizione solare, e anche questo elemento dovrebbe condizionare le nostre scelte in fatto di abbronzatura.

La prudenza, l’attenzione e l’informazione sono, in conclusione, elementi imprescindibili per poter godere del sole e della bella stagione in salute.

Autore: Angela Caporale

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