Obesità, una pandemia che non si arresta

Epidemiologia e diffusione

L’obesità è una condizione patologica molto diffusa nella nostra popolazione e si caratterizza per una alta percentuale di massa grassa nell’organismo.
Si tratta di un fenomeno decisamente in crescita negli ultimi anni e alcune stime indicano che, entro il 2030, potrebbe riguardare più della metà della popolazione. Dai dati Istat emerge che in Italia più di 1/3 della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre 1 persona su 10 è obesa (9,8%): complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥ 18 anni è in eccesso ponderale.
Le regioni del Sud rilevano una più alta percentuale di persone obese rispetto al Nord e la condizione di obesità/sovrappeso sembra interessare maggiormente la popolazione maschile rispetto a quella femminile (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%). Il fenomeno che preoccupa maggiormente è rappresentato dall’obesità infantile, si stima infatti che i bambini in sovrappeso siano il 21,3% e i bambini obesi il 9,3%; anche in questo caso si registrano prevalenze più alte nelle regioni del Sud e del Centro.

L’Italia ha un tasso di obesità adolescenziale tra i più alti di Europa.

Le complicanze dell’obesità

Le dimensioni del problema richiedono politiche incisive di prevenzione e cura e condivise a livello internazionale: la condizione di sovrappeso/obesità determina un elevato rischio di sviluppare patologie cronico-degenerative come diabete, gotta, ipertensione, ipercolesterolemia, ridotto colesterolo HDL, malattie cardiovascolari, dislipidemia, tumori, malattie infiammatorie croniche e patologie dell’apparato locomotore. Un fenomeno che, dato l’evidente trend in continua crescita, diventerà insostenibile dal nostro sistema sanitario (elevata spesa sanitaria, alti tassi di ospedalizzazione, ecc.), già messo a dura prova dalla crisi pandemica.

Nei soggetti obesi si registra infatti una disregolazione di entrambi i meccanismi implicati nel controllo della fame: la fame metabolica, regolata dall’ipotalamo e determinata da una ridotta disponibilità dei substrati energetici (es.: ipoglicemia) e la fame edonica, regolata dalla corteccia prefrontale e deputata al controllo volontario dell’ingestione di cibo. Questo sbilanciamento, protratto nel tempo, determina l’instaurarsi di un bilancio energetico positivo che porta progressivamente al sovrappeso e all’obesità.
È possibile affermare che questa condizione di bilancio energetico positivo si instaura a causa di uno scorretto stile di vita, che comprende prevalentemente:
abitudini alimentari scorrette:
– consumo di alimenti e bevande ipercaloriche ma con scarso contenuto nutrizionale, junk food, poca frutta e verdura;
– scarsa o assente attività fisica: si stima infatti che i sedentari in Italia siano oltre 23 milioni, ossia il 39,1% della popolazione.

Il ruolo dell’attività fisica nel soggetto in sovrappeso/obeso

Il ruolo dell’attività fisica, insieme a un adeguato protocollo alimentare che preveda una dieta ipocalorica e bilanciata, risulta centrale nel determinare un bilancio energetico negativo e indurre quindi ad una progressiva diminuzione del peso corporeo.

L’attività fisica agisce infatti riducendo la percentuale di massa grassa e anche la percentuale di grasso viscerale poiché incrementa il dispendio energetico e soprattutto il processo di lipolisi.

Molti studi scientifici affermano che un programma di esercizio fisico aerobico e di rinforzo muscolare associato a una dieta equilibrata è più efficace rispetto alla sola dieta, poiché quest’ultima porta anche a una perdita della massa magra del soggetto, condizione che nel primo caso raramente si verifica. L’esercizio fisico migliora inoltre il profilo di tutte le altre patologie che si verificano in un soggetto obeso come ipertensione, dislipidemia e insulino-resistenza.

A questo proposito, Luca Busetto, membro della Obesity Management Task Force di EASO, afferma che ridurre la prevalenza dell’obesità di un punto percentuale può evitare da 1 a 3 milioni di casi di diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari e tumori tra i cittadini europei.

Il problema è che l’obesità non viene riconosciuta dallo Stato come una condizione patologica e per questo i soggetti in sovrappeso e obesi non presentano una esenzione dalle visite e dalle terapie (che in questo caso includono un piano alimentare adeguato e un protocollo di attività fisica specifico) come avviene per molte altre patologie croniche (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, ecc.). Questa condizione può sembrare un paradosso se pensiamo che l’obesità è tra le prime cause responsabili dello sviluppo di patologie cronico-degenerative.

Come avviene la diagnosi di obesità?

Uno dei principali parametri da tenere presente per valutare una condizione di sovrappeso/obesità e stabilirne il livello di gravità è il valore di BMI, ossia l’indice di massa corporea che è determinato dal rapporto tra il peso del soggetto in Kg e la sua statura in m2. Si parla di sovrappeso quando il BMI ha un valore superiore a 25 e di obesità quando supera i 29,9 (quest’ultima può essere a sua volta classificata in diversi livelli di gravità). Un altro parametro da tenere presente e che si può misurare con un semplice metro da sarta è rappresentato dalla circonferenza vita, che dovrebbe essere minore di 88 cm nella donna e 102 cm nell’uomo. Questo parametro serve a identificare una forma di obesità particolarmente grave ossia l’obesità viscerale, che corrisponde all’accumulo di grasso a livello addominale, condizione correlata a una maggiore probabilità di rischio cardiovascolare. Esistono poi altri metodi più accurati che richiedono l’utilizzo di apparecchiature specifiche come la plicometria e la bioimpedinziometria che misurano in maniera più precisa la percentuale di grasso corporeo presente nell’organismo.

Le principali cause dell’eccesso ponderale

L’obesità è una condizione patologica che insorge a causa di uno sbilanciamento tra le calorie introdotte attraverso l’alimentazione e le calorie consumate.

Raccomandazioni

Il percorso che porta al dimagrimento e al ripristino dello stato di forma e di salute adeguato è un processo che richiede tempo, pazienza e determinazione.
Risulta quindi fondamentale che il soggetto eviti il “fai da te” e che venga seguito da dei professionisti del settore (medico, nutrizionista, scienziato motorio, psicoterapeuta) che sappiano inquadrare il problema nella maniera corretta, individualizzare il piano sul soggetto e monitorare i risultati nel tempo. Un lavoro di team coordinato e competente insieme alla determinazione e alla consapevolezza del soggetto sono ingredienti essenziali per raggiungere un obbiettivo di successo.

Autore: Elisa Pastorio – Sistema Ratio Centro Studi Castelli



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