Credito di imposta per la formazione 4.0

L'aggiornamento continuo nel welfare aziendale e come strategia di crescita per l'impresa, anche alla luce dello snellimento (abolizione dell'accordo sindacale) introdotto dal 2020.

Quando si parla di welfare aziendale è indispensabile condividere con i dipendenti un questionario esplorativo affinché il datore di lavoro riesca a individuare i loro bisogni e soddisfarli attraverso un regolamento ad hoc. È utile includere anche domande sul clima aziendale, l'ambiente di lavoro e le aspettative dei dipendenti, dalle cui risposte possono emergere situazioni a volte sconosciute al datore di lavoro.

Una di queste riguarda la formazione professionale. I dipendenti spesso manifestano l'esigenza di essere più istruiti, non si sentono sufficientemente preparati per le mansioni che devono svolgere e le responsabilità che ne derivano diventano altrettanti disagi e non opportunità di crescita. Tutto questo, nel tempo, può causare l'allontanamento di validi dipendenti perché insicuri e insoddisfatti.

Per questi motivi i datori di lavoro devono investire anche su un costante aggiornamento di competenze, capacità, esperienze: in una parola sola, investire in “learning”, che si traduce anche in una valida strategia per attrarre nuovi talenti desiderosi di crescita professionale.

Questo orientamento viene supportato dall'ultima legge di Bilancio (L. 160/2019) che all'art. 1 cc. 210-217 proroga quanto introdotto dall'art. 1, cc. 46-56 L. 27.12.2017, n. 205 e conferma per il 2020 il credito di imposta finalizzato all'acquisizione e consolidamento delle competenze tecnologiche legate ai piani di impresa 4.0.

Le attività formative devono quindi riguardare i vari ambiti della cyber security, big data e analisi dei dati, cloud computing, interfaccia uomo/macchina, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata, integrazione digitale dei processi aziendali.

Il credito sarà riconosciuto per le spese sostenute nel 2020 e varia a seconda della dimensione dell'impresa: il 50% delle spese ammissibili nel limite annuale di 300.000 euro nel caso di piccole imprese, il 40% entro 250.000 euro per le medie imprese e il 30% entro 250.000 euro per le grandi imprese. Il credito di imposta sarà utilizzabile solo in compensazione dall'esercizio successivo a quello di sostenimento delle spese.

La gestione e il monitoraggio dell'agevolazione sono affidate al Ministero dello Sviluppo Economico, a cui le imprese sono tenute a inviare una comunicazione ad hoc con le modalità che saranno stabilite dal Mise stesso.

Continuano comunque ad applicarsi le disposizioni del D.M. Sviluppo Economico 4.05.2018, con esclusione dell'obbligo di depositare all'Ispettorato del Lavoro territorialmente competente l'accordo collettivo aziendale o territoriale, che viene dunque abrogato.

Questo significativo snellimento consentirà di accedere con più facilità al credito di imposta, soprattutto per le PMI che non sempre sono strutturate per affrontare iter burocratici impegnativi.

Anche la modulazione del credito di imposta conferma la volontà del legislatore di sostenere maggiormente le piccole imprese che spesso hanno meno risorse da investire in ambito formazione, rischiando nel medio-lungo termine di non riuscire a rimanere al passo con le conoscenze sull'evoluzione tecnologica, con una perdita di competitività sul mercato.

La formazione ai dipendenti non può più essere una libera scelta del datore di lavoro, ma deve entrare puntualmente nei progetti di investimento delle imprese perché la crescita in azienda sarà sempre più vincolata non solo al rinnovamento tecnologico, ma anche e soprattutto alla riqualificazione dei dipendenti che ci lavorano.

Autore: Roberta Jacobone

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