Spese non autorizzate con carta prepagata: quali tutele

  • Quotidiano
  • - 21 Febbraio 2020

Il Collegio di coordinamento dell'Arbitro bancario finanziario ha stabilito la liceità del rimborso dei pagamenti in favore di un utente che ne aveva denunciato la fraudolenza.

Il Collegio di coordinamento dell'Arbitro bancario finanziario è un organismo indipendente, sostenuto dalla Banca d'Italia per la risoluzione alternativa delle controversie tra clienti e banche. Con la decisione 23.12.2019, n. 22745, una banca è stata condannata al rimborso dell'importo equivalente a un pagamento effettuato da un cliente con la propria carta di credito, che era stato disconosciuto da quest'ultimo, poiché mai effettuato.

L'analisi del Collegio parte dalla disciplina di cui al D.Lgs. 11/2010: “qualora l'utilizzatore di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un'operazione di pagamento già eseguita o sostenga che questa non sia stata correttamente eseguita, è onere del prestatore di servizi di pagamento provare che l'operazione di pagamento è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata e che non ha subito le conseguenze del malfunzionamento delle procedure necessarie per la sua esecuzione o di altri inconvenienti”.

Nel secondo comma del medesimo art. 10 è precisato, da un lato, che l'utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l'operazione sia stata autorizzata dall'utilizzatore medesimo, né che questi abbia agito in modo fraudolento; dall'altro lato, che è onere del prestatore di servizi di pagamento, compreso, se del caso, il prestatore di servizi di disposizione di ordine di pagamento, fornire la prova della frode, del dolo o della colpa grave dell'utente.

Per il Collegio dunque, ancorché, nel caso esame, si fosse ritenuta concretata la prova dell'autenticazione e della regolarità formale dell'operazione contestata, restava tuttavia da accertare se l'intermediario, nella sua qualità di PSP, avesse altresì provato la sussistenza del dolo o della colpa grave dell'utente.

Orbene, in relazione a tale ultima circostanza nella decisione in commento si legge che non risulta che l'intermediario abbia prodotto specifiche allegazioni volte a provare, in via presuntiva, la colpa grave del ricorrente. Infatti, l'intermediario si è limitato a osservare, in termini generici, che "i clienti sono gravati dall'obbligo di diligente custodia dei dispositivi personalizzati che consentono l'utilizzo dello strumento di pagamento, quali tessere con microchip e password, nonché di osservanza delle disposizioni contrattuali pattuite con l'intermediario”, senza argomentare alcunché in merito al comportamento assunto da parte del ricorrente nella produzione dell'evento dannoso.

Pertanto, accertato il mancato assolvimento dell'onere probatorio per l'intermediario convenuto , il Collegio ha accolto il ricorso presentato dal correntista, disponendo che l'intermediario corrispondesse al ricorrente medesimo l'importo equivalente all'operazione fraudolenta contestata, pari a complessivi 1.020,00 euro. A fronte di ciò, è lecito concludere che sia onere della banca dimostrare l'illegittima condotta assunta dal cliente, il quale deve limitarsi a denunciare l'illegittimità del pagamento addebitato.

Autore: Gianluigi Fino 

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Sempre più italiani optano per la donazione

  • Quotidiano
  • - 20 Febbraio 2020

• Gli italiani continuano a preferire la donazione come strumento di distribuzione del patrimonio in famiglia. Lo dimostra l’ultimo Rapporto dati statistici notarili relativo al 1° semestre 2019, condotta dal Consiglio nazionale del notariato che evidenzia un aumento annuale delle donazioni immobiliari del 2,2% e dell’1,1% quelle mobiliari.

• Per tutte le donazioni, eccetto solo quelle di modico valore, è obbligatorio l’utilizzo dell’atto pubblico e nel dato sono comprese quelle effettuate nell’ambito di patti di famiglia.

• Un’analisi di tipo geografico mostra che le donazioni immobiliari restano più comuni al Sud, dove si concentra oltre il 35% delle donazioni di immobili, con la sola eccezione di Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige in cui la percentuale di donazioni immobiliari rapportato al numero di abitanti è tra le più alte d’Italia.

• Senza particolari variazioni la distribuzione territoriale delle donazioni immobiliari rispetto al 2018. Uniche Regioni che fanno registrare un incremento percentuale tra i due semestri intorno all’11% sono Umbria, Calabria e Sardegna.


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Ottimizzare il profilo LinkedIn in 10 azioni

  • Quotidiano
  • - 15 Febbraio 2020

• Linkedin for media suggerisce le seguenti 10 azioni per ottimizzare il profilo professionale LinkedIn:

• aggiungere una proposta di valore alla qualifica;

• scegliere una foto professionale ma al contempo empatica. Sorridere;

• includere le informazioni di contatto (email, telefono, sito web) anche nella sezione "Riepilogo";

• scrivere un profilo SEO "friendly" e aggiungere le parole chiave nelle sezioni Qualifica, Riepilogo, Formazione e nelle competenze;

• pubblicare contenuti visivi (video, immagini, infografiche) sotto al Riepilogo e sotto l'esperienza attuale;

• fornire dettagli nella sezione Esperienza attuale, seguendo l'acronimo ISCR (intro, specializzazioni, company, risultati);

• condividere articoli, blog e post pubblicati al di fuori da LinkedIn;

• aggiungere corsi, corsi online, certificazioni. Curare la descrizione, inserire le parole chiave;

• nel Riepilogo citare le referenze per settore/tipologia di aziende. Spiegare il contributo di valore che hanno ottenuto i clienti grazie ai prodotti/servizi;

• curare le segnalazioni: l'obiettivo è pubblicare alcune segnalazioni di clienti soddisfatti.

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La difficile arte del rimprovero costruttivo

  • Quotidiano
  • - 18 Febbraio 2020

Entrare in rotta di collisione non è difficile per chi esercita il ruolo di controllo, ma per un risultato efficacie ci si dovrebbe invece immedesimare nella controparte, evitando di ferire la sua sensibilità.

Avete presente un impatto frontale a 130 km/h tra due auto di ultima generazione? Bene, immaginate che una delle due auto rappresenti l’equilibrio psicologico ed emotivo del vostro dipendente o collaboratore di studio, dopo un rimprovero.

La metafora non è casuale ma frutto di un ragionamento per analogia. Vedete, sappiamo che le auto di oggi sono costruite in modo che in caso di collisione tutta la forza venga trasferita sul telaio, al fine di salvaguardare il più possibile l’abitacolo. Così, come l’energia assorbita dall’auto non può essere recuperata, perché trasmessa al veicolo, deformandolo in modo permanente, allo stesso modo quando il dipendente si scontrerà con il vostro severo richiamo, ne uscirà irrimediabilmente ammaccato.

Un rimprovero è una bomba al gas nervino per l’autostima della persona; non c’è cosa peggiore perché è demotivante; toglie sicurezza a prescindere se sia giusto o meno. Chi lo riceve lo ritiene sempre ingiusto. La sensibilità impedirà all’individuo di focalizzare il problema in sé, in quanto, alzerà le barriere emotive per proteggersi.

Avete presente cosa accade se provate a simulare un ceffone? L’istinto della persona che sta di fronte lo porterà ad allontanarsi schivando il colpo, concretizzando così la reazione “combatto o fuggo”. Allo stesso modo, si attiva la medesima reazione a livello psicologico, quando il proprio benessere si sente minacciato, manifestando una reazione istintiva del tipo: “accetto o nego".

La mente inizierà a covare rabbia e in molti casi rancore, quindi spirito di vendetta: dal momento che la nostra psiche è vittima di attacchi che ne turbano il benessere, come le crepe in una parete che alterano l’integrità del muro, allo stesso modo la nostra sfera emotiva ne uscirà sconfitta e non più uguale a prima. Difficilmente una persona è portata ad accettare un rimprovero riconoscendo la propria responsabilità. La mente rifiuta e rimanda al mittente le accuse, magari non in modo plateale, ma di sicuro a livello inconscio.

La reazione porterà il nostro interlocutore a pensare: “Sei tu che mi hai messo in condizione di sbagliare”, oppure: “Tu non mi hai detto con chiarezza cosa avrei dovuto fare”; “La persona sbagliata non sono io”. Non c’è spazio per ammettere i propri errori, tutt’al più, sentirete frasi del tipo “Io sono fatto così”.

Per comprendere perché questo accade è sufficiente pensare come noi ci sentiamo dopo un rimprovero. Nelle relazioni entra in gioco l’ego, ovvero la parte primaria dell’uomo, la quale, se raggiunta da un “rimprovero-proiettile”, si ferisce irrimediabilmente.

Non è solo una questione di immagine di sé, ma è qualcosa di più grande perché ferisce l’anima, la personalità e i sentimenti dell’individuo. Se vogliamo scongiurare questi seri per quanto subdoli danni, dobbiamo evitare di colpire l’ego della persona, anzi, dobbiamo tentare di proteggerlo per evitare una reazione difensiva.

Immagino che adesso mi stiate dicendo: “Vabbè, Antò! Facciamo complimenti anche quando si sbaglia” Non è questo ciò che sento di consigliarvi. Voglio dire che far sprofondare chi vi sta di fronte “sotto due metri di terra”, non è l’unica soluzione possibile, perché la differenza non si annida in ciò che dite, ma nel come, dove e quando lo dite. Però su questo ci ritornerò nel prossimo articolo.

Autore: Antonio Di Giura

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Dopo l'enoturismo debutta l'oleoturismo

  • Quotidiano
  • - 13 Febbraio 2020

• La legge di Bilancio 2020 (art. 1, cc. 513 e 514) precisano che per oleoturismo si intendono le attività di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo.

• Rientrano in questa fattispecie anche la degustazione e vendita delle produzioni aziendali (eventualmente abbinate ad alimenti) e le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

• La norma richiama esplicitamente l’enoturismo (art. 1, cc. 502–505, L. 205/2017), senza prevedere un decreto ministeriale attuativo, a differenza di quanto avvenuto per l’enoturismo (D.M. 12.03.2019). Ne consegue che l’attività oleoturistica ha natura di attività agricola connessa se svolta dalle imprese agricole e si deve ritenere che sia esercitabile da imprenditori del settore agroalimentare.

• L’attività consiste nella conoscenza del prodotto con attività espletate nel luogo di produzione, pertanto deve essere consentito l’accesso del pubblico.


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