Un tuffo nella natura

Biolaghi e biopiscine sono la soluzione ideale per chi ricerca il contatto con la natura anche in contesti prettamente urbani. Una scelta consapevole che prende origine dai Paesi del Nord Europa.

Ormai la bella stagione ha preso avvio e, con essa, la voglia di rinfrescarsi frequentemente per sfuggire alla calura estiva. Che si abiti in un centro urbano, in campagna, al mare o in montagna, un tuffo nelle ore più calde della giornata è quanto di meglio si possa avere per rinfrescarsi, per giocare con i bambini o per riposarsi dopo una lunga giornata lavorativa.
Subito il pensiero corre alle tradizionali piscine, vasche d’acqua interrate o (parzialmente) fuori terra con il fondo rivestito da un telo plastico impermeabilizzante oppure dalle più tradizionali piastrelle azzurre. Al giorno d’oggi è molto ampia la gamma di piscine disponibili e, anche dal punto di vista geometrico e dell’inserimento paesaggistico, sono disponibili svariate tipologie, di forma regolare o irregolare fino ad arrivare a piscine disegnate su misura del cliente.

Biolaghi e biopiscine
Molto spesso si sente parlare di biolaghi o biopiscine come se fossero concetti completamente diversi. In realtà, si tratta di soluzioni del tutto analoghe per realizzare specchi d’acqua di piccole dimensioni, balneabili, in assenza di sistemi di depurazione di tipo prettamente chimico. In linea generale si parla di biolago – conosciuto anche con il termine di laghetto balneabile oppure ecolago – nel momento in cui si realizza un bacino ornamentale di acqua dolce in rapporto molto stretto con l’ecosistema circostante. Si tratta in tutto e per tutto di un piccolo lago ove è possibile tuffarsi e fare il bagno alla stregua di una normalissima piscina ma che, a differenza delle soluzioni tradizionali, affida il trattamento delle acque a un complesso sistema di fitodepurazione costituito da ghiaia e piante vive.
Una biopiscina, detta anche ecopiscina, presenta le medesime caratteristiche del biolago ma dispone di una forma geometrica regolare. Le finiture, gli accessori e i materiali sono quelli tipici della piscina ma, anche in questo caso, la depurazione delle acque balneabili è affidata a un complesso ghiaia + vegetali, evitando così la dispersione nell’ambiente e nel sistema fognario di sostanze di sintesi.

I vantaggi del sistema biolago
Molti punteranno l’attenzione verso gli aspetti ecologico-ambientali ossia la possibilità di disporre di una piscina perfettamente balneabile anche in assenza di trattamenti chimici o chimico-fisici delle acque. Questo è sicuramente vero, tuttavia, la grande differenza tra un biolago e una piscina tradizionale risiede prevalentemente nell’inserimento paesaggistico che è possibile raggiungere. Forme morbide, linee sinuose, vegetazione a costituire l’interfaccia tra il costruito e l’ambiente circostante sono elementi che possono far propendere per la realizzazione di una piscina naturaliforme. D’altra parte, le biopiscine sono elementi vivi che cambiano nel corso della stagione grazie al mutare delle piante che le costituiscono, un ecosistema in continua evoluzione e per questo intrigante e fascinoso.

La progettazione dei biolaghi balneabili
Sviluppare un biolago significa riprodurre un vero e proprio specchio d’acqua naturale all’interno del giardino della propria casa. Si tratta quindi di un ecosistema relativamente complesso che deve poggiarsi su un equilibrio delicato sì, ma anche sostenibile.
Il primo passo da compiere è quindi la scelta del luogo ideale dove posizionare il biolago. È necessario disporre di spazio a sufficienza e, in particolare, occorre evitare che all’interno dell’acqua si accumulino sostanze organiche che possano alterare la crescita delle piante acquatiche alle quali è affidato il compito di depurazione. Per questo motivo, per esempio, è importante che non vi siano alberi in un raggio di circa 8-10 metri dalla riva, per evitare che le foglie cadano in grande quantità e possano rappresentare un problema.
Individuata la posizione ideale, si passa al tracciamento del bordo del futuro biolago. Non esistono regole particolari, se non l’attenzione a evitare geometrie eccessivamente rigide che, da un punto di vista concettuale, si allontanano dall’idea di corpo d’acqua naturale. In linea di massima, anche per favorire la balneazione, lo scavo deve avere una profondità superiore al metro e avere una superficie di almeno 100 metri quadrati.
Il fondo dello scavo è poi ricoperto da un telo impermeabile che può essere opportunamente occultato alla vista attraverso uno strato di ghiaia e ciottoli.
Fatta 100 la superficie del biolago, occorre considerare che l’area effettivamente balneabile è pari a circa 70. In questa zona non sono presenti piante acquatiche e, grazie all’ampia interfaccia con l’atmosfera, l’acqua si può ossigenare compiutamente. Il restante 30% della superficie è destinato a ospitare piante in grado di depurare l’acqua. Di solito, l’area destinata alle piante fitodepuratrici è posta in posizione leggermente rialzata in modo tale che l’acqua scorra dalle piante al resto dello specchio d’acqua, magari con piccole cascate che permettono un’ulteriore ossigenazione, il tutto favorito da pompe di ricircolo e da skimmer in grado di ripulire il sistema da qualsiasi materiale galleggiante.

I costi
Al fattore progettazione è sempre associato il fattore costo. Una piscina tradizionale, per quanto ancora riservata a una quota ridotta di persone, è un prodotto ormai ampiamente diffuso che, sebbene non nei risvolti tecnici, è conosciuto da molti. Si tratta quindi di un bene accettato e riconosciuto, per il quale l’acquisto avviene nel momento in cui sorge il bisogno di disporre di una piccola piscina riservata. Una volta eseguita la scelta di realizzare una piscina nel proprio giardino, il fattore prezzo, di norma, costituisce un problema secondario.
Nel caso delle biopiscine, al di là del mero aspetto economico, vi è anche da considerare l’accettabilità tecnica di queste soluzioni da parte dei potenziali proprietari, sovente scettici di fronte a piscine che si depurano quasi per magia. In ogni caso, a livello indicativo, il costo di una biopiscina oscilla tra i 400 e i 900 euro al metro quadrato a seconda delle dimensioni e degli elementi che vanno ad arricchire il progetto di base. Una parte dei costi, talvolta non indifferente, può essere recuperata grazie al fatto che non è necessario procedere allo svuotamento dei biolaghi al pari di quanto avviene in una piscina ordinaria.

La manutenzione dei biolaghi balneabili
La manutenzione e, in particolare, i costi di manutenzione sono probabilmente il fattore che ostacola maggiormente la diffusione di biolaghi e biopiscine nel nostro Paese. In realtà, conti alla mano, la manutenzione di un biolago è molto ridotta rispetto a quella di una piscina tradizionale. I motivi sono da ricercare prevalentemente nel fatto che non è necessario utilizzare e calibrare sostanze chimiche per mantenere il sistema efficiente. In un biolago correttamente progettato e realizzato, infatti, la depurazione delle acque avviene “in automatico” grazie all’azione delle piante. Occorre inoltre considerare che non sono presenti costi di gestione invernali, quali la chiusura della piscina, dal momento che un biolago sarà aperto tutto l’anno.
Nel caso di una biopiscina i costi possono essere ancora più ridotti rispetto a quelli preventivabili per un biolago. Questo perché le forme sono molto lineari e i bordi sono privi di irregolarità, motivi per cui la gestione e la pulizia sono generalmente più rapidi e meno onerosi.
In tutti i casi, occorre considerare che si tratta di sistemi naturali e che, in quanto tali, richiedono un periodo di adattamento prima che il potere filtrante raggiunga il suo apice. Sin da subito, di sicuro non vi sono costi relativi al contenimento della popolazione di zanzare: queste, infatti, si trovano a prosperare in tutti gli ambienti in cui vi è acqua stagnante mentre, come abbiamo visto, una piscina naturale è caratterizzata dalla presenza di acqua in continuo movimento grazie alla pompa di ricircolo e a piccoli salti di quota. Un ambiente certamente naturale ma non adatto alla riproduzione di questi fastidiosi e odiati insetti estivi.

Autore: Luca Masotto – Sistema Ratio Centro Studi Castelli

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