Cison di Valmarino, in migliaia ieri mattina al Bosco delle Penne Mozze. Sonzogni: "Naja per i giovani, prima i doveri"

In migliaia come sempre le penne nere accorse ieri mattina, domenica 1 settembre 2019, nella valle di San Daniele, per il 48esimo raduno al Bosco delle Penne Mozze, accolte dal presidente uscente dell’associazione nazionale Penne Mozze (Aspem) Claudio Trampetti, alla sua ultima uscita pubblica prima di cedere il timone dell’associazione a Varinnio Milan, della sezione di Treviso.

Forse più di sempre gli alpini oggi nella prima domenica di settembre, nonostante varie concomitanze.

“Riviviamo sempre gli stessi sentimenti e le grandi emozioni che hanno onorato i nostri Caduti - ha detto il presidente Trampetti - e la nostra presenza lo testimonia, come le numerose visite, soprattutto scolaresche che si succedono”.

Oggi come sempre circondati dal verde del bosco e l’azzurro del cielo - la bella giornata del raduno di inizio settembre, è ormai tradizione ultradecennale per gli alpini - tra le decine di sindaci provenienti da tutta la provincia, l'europarlamentari Gianantonio Da Re e l'onorevole Raffaele Baratto, era presente anche una delegazione da Genova.

È toccato proprio alla sezione ligure scoprire la propria foglia sull’albero della Memoria, che ogni anno si va completando con la presenza di nuove sezioni, come richiede ormai l’importanza nazionale del Memoriale di Cison di Valmarino.

La messa accompagnata dai canti del coro sezionale Ana di Vittorio Veneto, diretto dal maestro Carlo Berlese, è stata celebrata dal vicario generale della Diocesi vittoriese monsignor Martino Zagonel, che ha voluto ricordare la presenza di molte donne degli alpini, accostando il memoriale delle penne nere "andate avanti" con la funzione religiosa nella quale si celebra il memoriale della Pasqua.

“La capacità di dare vita - ha dichiarato monsignor Zagonel - senza perderla in modo definitivo è quello che lega la celebrazione religiosa a quella della memoria”.


Cison Penne Mozze Sindaci

Nel suo intervento ufficiale, il bergamasco Giorgio Sonzogni, già vice presidente nazionale Ana, ha salutato e ringraziato i numerosi sindaci e autorità presenti che hanno onorato la cerimonia per il loro impegno quotidiano sul territorio

“I sindaci sono la spina dorsale dell’Italia - ha spiegato Sonzogni -come le forze armate a tutela delle istituzioni democratiche. Senza il vostro impegno qualche scricchiolio le nostre Istituzioni lo avrebbero”.

Ma dopo i ringraziamenti anche agli alpini presenti un appello vigoroso. “Questo luogo sacro è patrimonio mondiale per gli alpini come la meravigliosa terra e le colline che avete qui - ha proseguito Sonzogni - e qui trova dimora il cittadino italiano caduto adempiendo al proprio dovere. Un dovere che ormai da 15 anni sciagurate decisioni hanno sospeso per i nostri giovani, che non vengono più chiamati a fare il sacro servizio descritto nell’articolo 52 della Costituzione".

"Stiamo ingannando da anni i nostri giovani - ha concluso - perché bisogna far capire loro che come la scuola, la patente, il brevetto di pilota, deve esistere anche la chiamata alla naja (sia civile o militare), per far capire loro che prima vengono i doveri e poi i diritti".

"Quindi noi non stanchiamoci di essere alpini - ha aggiunto Sonzogni - e cocciuti come i muli che abbiano governato, portare con semplicità il nostro cappello sulla testa, che non significa stupidità, ma abnegazione, solidarietà e cuore, cioè la bussola che ci guida”.

(Fonte: Fulvio Fioretti © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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