Cison di Valmarino, duplice omicidio di Rolle: Sergio Papa a un compagno di cella: "Non hanno prove su di me"

Alcune parole scritte su bigliettini. Nei quali non avrebbe mai detto di non averli uccisi ma avrebbe invece scritto: “Non hanno prove su di me”.

Sergio Papa avrebbe fatto queste confidenze, in carcere, a un compagno di cella, che ieri è stato sentito nel corso del processo che vede il 36enne di Refrontolo accusato del duplice omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi.

Il detenuto, un 30enne albanese recluso per rapina e estorsione, ha detto di essersi avvicinato a Papa: “Perché gli altri detenuti non lo vedevano di buon occhio per i due anziani uccisi. Mi dispiaceva per lui e ho iniziato a parlargli”.

Sempre il compagno di cella ha poi spiegato che il 36enne: “Era paranoico, era convinto di essere spiato da microspie messe dalle guardie in cella. Per questo quando gli chiedevo qualcosa sul delitto, mi faceva sempre segno di stare zitto e poi mi dava i bigliettini”. Su quei pezzetti di carta Papa avrebbe scritto più volte: “Non hanno nulla su di me, non hanno prove e non possono farmi niente”.

Quanto a una sua eventuale responsabilità: “Non mi ha mai detto di non c’entrare nulla o che non era stato lui”. Ieri in aula c’è stata anche battaglia tra accusa e difesa sulla traccia di dna di Papa, trovata sotto una delle unghie della mano sinistra di Annamaria.

Uno dei punti forti del quadro probatorio del pubblico ministero Davide Romanelli che ieri ha chiamato a deporre il biologo dei Ris di Parma che ha effettuato gli esami. Il quale ha spiegato che: “Data l’importante quantità di dna di Papa presente sull’unghia, riteniamo vi sia stato con la vittima un contatto diretto e prolungato, ad esempio un graffio. Escludiamo invece un contatto secondario, e cioè che Annamaria possa aver toccato oggetti o materiali sui quali erano presenti tracce biologiche dell’imputato”.

Tesi che l’avvocato Alessandra Nava ha provato a smontare, chiamando a testimoniare il consulente di parte, Solange Sorçaburu Ciglieri, genetista dell’istituto di medicina legale di Trieste che ha sostenuto invece come parimenti possibile un contatto secondario. “La quantità di materiale era importante per gli esami e per l’estrazione del profilo, ma si tratta di una quantità infinitesimale compatibile con un contatto da oggetto”.

(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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