Duplice omicidio di Rolle: la difesa di Sergio Papa chiede l'assoluzione per insufficienza di prove

  • Cison di Valmarino
  • - 13 Dicembre 2019

“Non ci sono prove che Sergio Papa abbia commesso quel delitto e per questo lo dovete assolvere”.

Si è conclusa così, dopo oltre nove ore, l’arringa dell’avvocato Alessandra Nava che difende il 37enne di Refrontolo, accusato dell’omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi.

Con una richiesta di assoluzione per insufficienza di prove per l’imputato, che ieri è arrivato in aula col volto tumefatto. La sera precedente, infatti, Papa è stato picchiato dai detenuti con i quali divide la cella nel carcere di Santa Bona.

Papa non ha spiegato chi l’ha picchiato e perché e il suo avvocato si riserva ora di fare denuncia. Ieri il 37enne ha ascoltato in silenzio, tutta la ricostruzione del suo difensore che, punto su punto, ha cercato di smontare il castello accusatorio.

In questo processo mancano le prove che Sergio Papa abbia commesso il delitto. Non ci sono tabulati telefonici, testimoni o immagini che lo collochino a Rolle il giorno del delitto. Abbiamo invece testimoni che lo collocano altrove”, ha spiegato l’avvocato che ha poi concentrato l’attenzione su quella che per la procura è la “prova regina” e cioè la traccia di dna di Papa, trovata sotto un’unghia di Annamaria Niola.

“Una prova scientifica “zoppa” perché ottenuta con procedure non rigorose. La procura vi chiede di valorizzarla, ma voi giurati dovete tenere conto delle sentenze della Suprema Corte che stabiliscono che, se non raccolta con procedure rigorose, quella prova decade ad indizio”.

Secondo la difesa l’indagine per l’omicidio dei coniugi è stata condotta male: “E’ stata fin dall’inizio unidirezionale, con un unico sospettato e non ha tenuto conto di altre piste. E ciò che quello che la procura vi ha portato sono solo indizi, ipotesi, suggestioni. Ma per condannare una persona all’ergastolo servono prove certe, che in questo processo non sono state prodotte. Per questo dovete assolvere Sergio Papa”.

(Fonte: redazione Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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Tovena, concluse le indagini per la morte di Alessandro Sartor: nessun nesso tra i fratelli Stella e la tragedia

  • Cison di Valmarino
  • - 07 Dicembre 2019

Notificata ieri dalla Procura la conclusione delle indagini per la morte di Alessandro Sartor, avvenuta lo scorso 31 maggio in piazza a Tovena, un episodio doloroso per il quale hanno pagato in prima battuta con quattro giorni di carcere i fratelli Alberto e Francesco Stella, di 31 e 26 anni.

Loro, e il più giovane Francesco in particolare, all’inizio era stati indicati dai presenti come i responsabili in qualche modo della morte di Sartor.

La conclusione delle indagini li scagiona del tutto: la morte di Sartor è stata naturale. Nessun nesso tra loro e la tragedia. È rimasta in piedi, per una quindicina di persone coinvolte quella tragica sera (Francesco compreso), un'ipotesi di accusa di rissa semplice per la quale il massimo della pena potrebbe essere un’ammenda da 309 euro.

Ma la conclusione delle indagini ha marginalizzato il ruolo di Francesco Stella, mentre per Alberto quasi a sorpresa è stato notificato un reato di lesioni e aggressione ai danni di chi, tentando di colpire la sua auto quella sera mentre si allontanava, si è fatto male ad una mano.

“La mia auto è stata presa a pugni, e danneggiata - spiega Alberto Stella - ho già denunciato io quelle persone e ci sono molte testimonianze”.

“In questa fase i sentimenti sono contraddittori - afferma Alberto Stella - da un lato siamo contenti perché è stata categoricamente esclusa la nostra responsabilità con la morte di Sartor, anche se per noi è sempre stata una certezza. Almeno ora si potrà parlare di qualcosa di vero".

"Dall’altro lato non riesco ad essere sereno - prosegue il 31enne - perché non si fa alcun riferimento alle persone che ci hanno accusato, alle false testimonianze e alla gogna mediatica subita per mesi. E poi quella sera tra centinaia di persone in un paese così piccolo perché nessuno ha postato immagini o filmati, nei giorni e nelle settimane successive? Mi sembra molto strano. Evidentemente, se c’è, raffigura qualcosa di diverso da quanto è stato detto".

"Mi chiedo anche - aggiunge Alberto Stella - alla luce di queste novità: per quale motivo abbiamo fatto quattro giorni di carcere? Secondo noi è gravissimo quanto ci è capitato, siamo stati sbattuti in galera e massacrati mediaticamente per una rissa semplice? Mi aspetto ora grande chiarezza”.

Una situazione per la quale la difesa curata dall’avvocato Danilo Riponti farà le opportune verifiche e gli approfondimenti del caso, riservandosi di valutare con accuratezza gli atti prima di esprimersi in maniera definitiva.

“Ci sono state ricostruzioni false - riprende Alberto Stella - che hanno leso la nostra dignità: un calvario personale, famigliare e aziendale. Se l’epilogo è una multa, perché siamo stati incarcerati e pubblicamente martoriati e rovinati?".

Ora toccherà al giudice valutare le conclusioni del Pubblico ministero, nelle quali l'ipotesi di rissa semplice accuserebbe una quindicina di persone.

“Non si è parlato abbastanza - chiosa il fratello maggiore - delle cause scatenanti e delle responsabilità di altre persone che ci hanno accusato ingiustamente. Francesco ha lasciato la piazza quanto Sartor era ancora vivo, prova ne sia che si è accasciato nel punto dove era parcheggiata la sua auto".

"Ricordo che in seguito, per almeno mezz’ora, la gente parlava delle problematiche di cuore di Sartor, che sentendosi male era caduto. Nessuno parlava di mio fratello. Poi qualcuno ha urlato e incitato la piazza dicendo che era stato il piccolo Stella. Ma lui era già via".

"Poi la folla si è aizzata anche contro di me e legittimamente me ne sono andato per evitare un linciaggio. Uno si è fatto male battendo i pugni contro la mia auto nel tentativo di fermarmi. Le ammaccature sul montante dell’auto erano evidenti e sono state rilevate anche dai carabinieri. E di questo dovrei pure rispondere? Sono davvero sorpreso”.

Insomma, una serie di circostanze inedite che gettano nuova luce sul dramma del 31 maggio scorso, e delineano un nuovo quadro: morte naturale, nemmeno per spavento. Si attende ora di leggere le carte e la difesa dopo tutte le verifiche e approfondimenti prenderà di conseguenza le adeguate contromisure, e farà i passi necessari.

 

(Fonte: redazione Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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Le “Stelle a Natale” rendono magico Cison per la 17esima volta: sabato parte l’edizione 2019 dei mercatini natalizi

  • Cison di Valmarino
  • - 06 Dicembre 2019

Cison è un borgo bello da visitare tutto l’anno, ma a Natale lo è ancor di più. L’inconfondibile  sagoma della splendida chiesa parrocchiale dell’Assunta, l’armonia di Piazza Roma, gli scorci degli storici palazzi, dei capitelli e delle case in pietra, incontreranno le luci dei tradizionali mercatini, regalando la perfetta cartolina di Natale.

L’edizione numero diciassette di “Stelle a Natale” che animerà il prossimo week-end dell’Immacolata e il successivo  del 14 e 15 dicembre, promette di mantenere gli elevati standard di qualità che hanno negli anni affezionato moltissimi visitatori, facendoli “abitué” del Natale a Cison.

Il presidente Giorgio Floriani e i suoi volontari sono al lavoro da settimane per fare dell’edizione 2019 un’edizione  indimenticabile. Le prime grosse sorprese verranno dalle coreografie: speciali, colorate e d’effetto, anche se di più non è dato a sapere per non rovinare la sorpresa.

Gli  artigiani e gli hobbisti saranno 130, tutti accuratamente selezionati  e distribuiti tra Piazza Roma, Case Marian, ex Cantine Brandolini, Cortivo de Scuso e Cortivo Coch.

La tradizionale ospitalità dei cisonesi  sarà garantita nei chioschi gestiti dalla Proloco e dalle altre associazioni del borgo. I pony la faranno da padrone nel Cortivo Coch, mentre nelle varie giornate, visite guidate nella Valle del Rujo, letture itineranti, presentazione di libri, serate teatrali e laboratori vari, alzeranno il target della visita a Cison.

Ma non è finita qui. Babbo Natale presidierà vie e piazze per la gioia dei bambini, con il sottofondo di eventi musicali di qualità che renderanno ancor più natalizia l’atmosfera.

L’arte, la storia e la bellezza che si respirano a Cison, unite al fascino del Natale, promettono di essere un richiamo forte, al quale in pochi sapranno resistere.


(Fonte: Giancarlo de Luca © Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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Cison di Valmarino, richiesta di ergastolo e isolamento per Sergio Papa: la prova regina sarebbe il Dna

  • Cison di Valmarino
  • - 06 Dicembre 2019

“Sergio Papa è colpevole e va condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per tre anni”. Dopo sette ore di arringa, il pubblico ministero ha presentato la sua richiesta di condanna alla corte d’assise che deve giudicare il 36enne di Refrontolo, accusato del duplice omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi uccisi il 1 marzo 2018 a Rolle.

Secondo il magistrato: “Abbiamo fornito tutte le prove che dimostrano che l’imputato è responsabile dei reati, aggravati dalla crudeltà, dalla minorata difesa delle vittime, dai futili e abbietti motivi e da una condotta malvagia”.

Esclusa invece la premeditazione: la procura ha ripercorso la vicenda dal momento del delitto alle fasi processuali.

Seguendo uno schema preciso: il 28 febbraio Papa si introduce nell’abitazione dei Nicolasi, viene scoperto e cacciato. Il giorno dopo torna, e questa volta la lite sfocia nel duplice omicidio. Poi fugge, con la Fiat Panda rubata la sera prima a Rua di Feletto che, nella notte, darà alle fiamme a Miane.

Nelle sue conclusioni, Romanelli ha spiegato come a incastrare Papa siano stato gli ex datori di lavoro: “Sono stati loro a dire a Nicolasi chi era l’intruso e ancora loro ad informare i genitori di Papa. E Sergio, per questo, fin da subito sa che i carabinieri sono sulle sue tracce e sparisce”.

Il ruolo dei genitori è determinante nelle indagini, intercettati infatti, provano ad aiutare il figlio: “Il padre - spiega Romanelli -, collega la morte dei Nicolasi all’auto bruciata. È sicuro che a bruciarla sia stato il figlio, tanto male che gli vada lo mettono dentro per quello”.

La moglie lo zittisce e prima di andare dai carabinieri dove entrambi sono stati chiamati dice: “Della macchina non sa niente nessuno. Dobbiamo dire che è andato via, che non sappiamo dov’è”.

Parole che confermano i sospetti dei carabinieri, sostenuti anche dai tabulati telefonici che consentono di legare i fili e dai testimoni. Quello chiave per la procura è Corrado Bernardi: “Che si distingue per precisione e lucidità. Vede l’auto, ne registra i dettagli e un parziale della targa. È la stessa che la notte brucerà a Miane”.

È il 9 marzo, il pm fa scattare il fermo. Papa viene arrestato il giorno dopo a Mestre. Da quel momento si farà interrogare solo una volta dal gip: “Per dire di essere andato dai Nicolasi a chiedere una ricetta delle frittelle. È una giustificazione fantasiosa ma obbligata. Papa deve ammettere di esserci stato, perché sa dal giro di telefonate tra i suoi genitori e i datori di lavoro, che lui è stato riconosciuto e collocato nella casa il 28 febbraio. E lo dice anche perché, solo così potrà giustificare il suo dna trovato sul luogo del delitto”.

E proprio questa è la “prova regina”, il dna di Papa, trovato sotto un’unghia di Annamaria che la difesa ha cercato di smontare. “I Ris hanno dimostrato che è di Papa e che è finito lì per un contatto diretto e violento. Come un graffio. Tutte le ricostruzioni alternative della difesa rimangono mere teorie”.


(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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Cison di Valmarino e Ascotrade: con il progetto “aria pulita” anche il borgo tra i più belli d'Italia diventa “smart city”

  • Cison di Valmarino
  • - 04 Dicembre 2019

Cison di Valmarino entra ufficialmente nella ristretta cerchia delle “smart cities” grazie ad “Aria Pulita”, il progetto nato dalla volontà di Ascotrade e realizzato in collaborazione con Be Charge che prevede lo sviluppo, su tutto il territorio regionale, della rete infrastrutturale per la mobilità elettrica con energia prodotta al 100% da fonti rinnovabili.

Un vero e proprio patto tra aziende del territorio e pubbliche amministrazioni a favore della mobilità green che permette alla provincia di Treviso di essere al passo con le città più evolute in tema di mobilità sostenibile.

Inaugurata questa mattina, alla presenza del sindaco Cristina Da Soller e del presidente Ascotrade Stefano Busolin, la nuova colonnina di ricarica rappresenta un altro fondamentale tassello del progetto promosso da Ascotrade.

"Il Comune di Cison di Valmarino - ha dichiarato il sindaco Da Soller - è particolarmente orgoglioso di aver arricchito, grazie all'indispensabile sostegno di Ascotrade, i servizi di mobilità sostenibile rivolti ai cittadini e ai turisti con l'installazione di questa nuova colonnina di ricarica elettrica in via Italia 61".

"È con particolare soddisfazione che oggi inauguriamo questa nuova stazione di ricarica - ha proseguito Stefano Busolin, presidente Ascotrade - perché siamo in uno dei Borghi più belli d’Italia, un luogo simbolo della nostra provincia e meta turistica di primaria importanza. Con questa nuova colonnina ci avviciniamo rapidamente all’obiettivo che ci eravamo prefissi, ovvero la messa in opera di quasi 200 stazioni di ricarica per auto elettriche in tutto il Veneto. Un risultato che stiamo raggiungendo grazie alla collaborazione con le pubbliche amministrazioni del territorio".

Dotare il territorio di infrastrutture dedicate alla mobilità green significa, infatti, agevolare non solo i cittadini ma anche i turisti stranieri che già hanno fatto questa scelta di vita. Un’opportunità che, a quanto pare, le amministrazioni e le aziende venete non intendono lasciarsi sfuggire.


(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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