La mano dei trevigiani nella realizzazione del ponte Morandi: il capocantiere Modolo di Colle Umberto: "È stata dura"

C’è molto del saper fare e dell’ingegno trevigiano nella realizzazione del ponte Morandi San Giorgio a Genova. Di Colle Umberto, anzi della frazione San Martino, è infatti il 39enne ingegnere meccanico Lorenzo Modolo (nella foto).

Dipendente di una controllata di Fincantieri a Valeggio sul Mincio da circa tre anni, dopo alcune esperienze all’estero, l’ingegner Modolo era infatti era uno dei due capicantiere del Consorzio, i bracci operativi, che in poco meno di un anno e mezzo sono riusciti a realizzare il grandioso progetto di Renzo Piano che ha riunito Oriente e Levante genovesi. Fincantieri per la parte delle costruzioni in acciaio, ed ex Salini Impregilo per la parte cemento, hanno lavorato insieme per portare a termine l’opera.

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Ingegner Modolo, in che modo Fincantieri ha operato in questa impresa che hanno definito tutti “titanica”?

Direi anche a ragione. Abbiamo realizzato tutta la struttura superiore che poggia sulle pile in calcestruzzo in un tempo dimezzato rispetto ai tempi normali. In base alla mia esperienza tra progettazione, costruzione dei pezzi, montaggi, collaudi e burocrazia, ci vogliono almeno tre anni”.

Turni di lavoro?

Abbiamo realizzato i montaggi lavorando 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Ci siamo fermati sono il giorno di Natale. Neanche il Covid ci ha fermato, ci siamo subito attrezzati con tutte le precauzioni, mascherine, distanziamento, disinfettanti, disinfezioni. Con tutte le squadre. Seguivo circa 200 tra tecnici e operai, tutti di ditte esterne”.

Ci sono state difficoltà particolari?

Lo scorso mese di novembre il meteo non ci ha aiutato, ci sono stati piogge e allagamenti in abbondanza, poi il Covid, poi si calcoli che abbiamo avuto il lavoro nel marzo 2019 e l’abbiamo concluso tra progettazione e messa in opera in meno di 18 mesi: ma era tutto in contemporanea: si progettava, si realizzava, si montava”.

Come può descrivere la sua esperienza a Genova?

Diciamo che dallo scorso anno a casa mia, a San Martino di Colle Umberto, mi hanno visto davvero poco, molto meno di quando ero all’estero. In cantiere quasi sempre. È stata dura, sempre a correre e lavorare con tutte le sicurezze. Abbiamo comunque fatto vedere che noi italiani non siamo quattro brocchi nel campo delle infrastrutture. Se fino a pochi anni fa eravamo i migliori abbiamo dimostrato che non abbiamo dimenticato come si fa”.

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Infine, qualche dato sull’opera finita?

Come si sa il ponte è lungo 1067 metri, abbiamo impiegato circa 15mila tonnellate di acciaio, disposto su 18 pile da 40-45 metri, e una rampa di accesso. Il 70 per cento del nostro lavoro è stato fatto a terra e il 30 per cento, per disposizione, aggancio e saldature, è stato effettuato in sollevamento”.

Da circa 24 ore circolano le auto: sarà un ponte San Giorgio “eterno”?

Non so dire se sarà eterno, ma come ha ricordato l’architetto Renzo Piano che lo ha progettato, se viene trattato bene durerà, se sarà trattato male durerà meno, come tutte le cose che vengono lasciate abbandonate”.

Il fatto di avere un collumbertese a capo di una struttura e per un’opera che ha una grande risonanza internazionale non è sfuggito all’amministrazione comunale: “Quanti sapevano in paese che l'ing Modolo fosse capocantiere a Genova? Molto pochi - conferma il sindaco Sebastiano Coletti -. Ciò a dimostrazione della modestia che contraddistingue Lorenzo. Un grande professionista che con competenza e serietà si è fatto strada. Non può che riempire di orgoglio sapere che un nostro concittadino abbia contribuito alla realizzazione di un'opera di tale portata, che per la pressione e la responsabilità di lavorare nel rispetto di una città colpita dalla tragedia, è stata unica”.


(Fonte: Fulvio Fioretti © Qdpnews.it).
(Foto: Rai).
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