Asolo, un restauro appena concluso fa tornare all’antico splendore la cappella del Santissimo nel Duomo

Negli ultimi sette mesi la cattedrale di Asolo ha ospitato delle impalcature che hanno nascosto la cappella del santissimo agli occhi di fedeli e turisti, per poi restituirla in tutto il suo originario splendore.

Grazie a un gruppo di anonimi benefattori sono cominciati i lavori di restauro di questa cappella, situata sul lato destro del Duomo di Asolo.

L’impresa di restauro che ha portato a termine l’opera è la Diemmeci Scarl di Villorba, sotto la supervisione del restauratore responsabile di cantiere Marco Masobello.

Il progettista e direttore dei lavori è l’architetto asolano Maurizio Trevisan, che ha così commentato: “Storicamente abbiamo attraversato delle fasi in cui c’è stata una grande maestria nel governare la materia, quindi è molto prezioso rimettere in luce quella qualità che oggi è irrecuperabile. Restaurando la cappella abbiamo recuperato tutta la materia che c’era, che è stata pulita e conservata“.

Lo Studio di Architettura Maurizio Trevisan ha già restaurato diversi beni artistici di Asolo, poiché l’architetto interpreta il restauro come “atto di deferenza consapevole.

Nel corso degli anni la cappella ha subito diversi interventi, ma questo è stato il primo restauro conservativo vero e proprio.

Il passaggio preliminare è stato quello di rimuovere le cause di degrado della cappella, per questo grazie ai contributi del Comune di Asolo lo scorso anno sono state restaurate la tettoia esterna e la grondaia, limitando così le infiltrazioni.

Successivamente la cappella ha attraversato una fase di pulizia, che “è la fase più delicata – spiega Trevisan – perché ci possono essere delle situazioni in cui ciò che è stato messo nel tempo non si riesce più a separare senza creare un danno. In questo caso, anche grazie alla tenacia dei restauratori, il risultato c’è”.

In particolare sono stati ripuliti e restaurati la cupola della cappella, il finto telo in legno e stucco e i vetri colorati delle finestre. La cappella era infatti sporca a causa della polvere e degli interventi subiti nel tempo. Ad esempio, era stata applicata porporina sopra gli stucchi per creare un effetto dorato.

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A differenza dell’oro, però, la porporina con il tempo si ossida e aveva dato agli stucchi un colore cupo. Durante il restauro questa sostanza è stata rimossa ed è stata applicata sugli stucchi la foglia d’oro, come era in origine.

Ancora, la cupola era stata ritinteggiata e per questo parte degli stucchi era stata coperta. La cupola, aggiunta nel Settecento a quella che originariamente era una cappella di sepoltura, è infatti decorata con degli stucchi di diverso tipo: alcuni sono degli arabeschi barocchi, altri sono dei festoni con spighe, tralci di vite e melograni aperti che richiamano la simbologia cristiana e al contempo rappresentano i prodotti della terra della società agricola del passato.

Al preponderante lavoro di pulitura si è aggiunta un’attività ulteriore, dato che sono state ridipinte delle decorazioni che originariamente erano in stucco e che nel tempo erano state rimosse.

Ad attirare l’attenzione è il netto cambiamento del colore del finto telo in legno retto dagli angeli di stucco che campeggia nella cappella.

Prima del restauro era infatti di un intenso blu scuro, mentre ora è celeste, dello stesso colore del manto di Maria, decorato con stelle e fiori dorati. Infine sono stati ripuliti i vetri colorati che compongono delle immagini sulle tre finestre della cappella.

La luce che entra da queste finestre, abbinata al nuovo sistema di illuminazione, risalta al massimo le finiture in foglia d’oro recuperate con il restauro.

“Questo restauro ha riportato alla luce un piccolo tesoro del Duomo di Asolo, che è sempre stato lì ma che non si poteva vedere e apprezzare – afferma Mons. Giacomo Lorenzon – Il fatto che sia stata restaurata proprio la cappella del Santissimo è importante anche perché ricorda che in passato quella di Asolo era una Cattedrale. Sono molto contento che questo tesoro sia ora a disposizione di tutta la comunità asolana”.

(Foto: per gentile concessione dell’Architetto Maurizio Trevisan).
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