Suca Baruca: dalla tavola ebraica alla bocca dei veneti. Il settimo appuntamento con Parole al Maglio

In questi giorni di celebrazioni pasquali anomale, sono finite sulle nostre tavole diverse pietanze tradizionali.


È un’usanza culinaria simile a questa che ha dato origine, secondo una particolare ipotesi, alla parola “Suca Baruca”.

Ancora oggi nel trevigiano, nel bellunese e nel veneziano si prepara la “Suca santa”, usualmente in novembre vicino alla festa di Ognissanti.

Si tratta di una pietanza a base di una particolare varietà di zucca gialla con la buccia verde-grigia ricca di escrescenze.

La sua etimologia è incerta, infatti alcuni sostengono che “baruca” derivi dal latino “veruca” e che indichi quindi le escrescenze che caratterizzano questa varietà di zucca – afferma il professore Paolo Malaguti – Ma c’è un’ipotesi più affascinante”. 

Questa ipotesi si ricollega alla comunità ebraica veneziana, che era una delle più prosperose d’Europa. “In ebraico la parola “baruch” significa “santo, benedetto” spiega lo scrittore Paolo Malaguti.

Di conseguenza la suca baruca altro non è che la suca santa.

Questo è uno dei pochissimi termini che l’ebraico ha donato al veneto“, continua Malaguti. Si racconta che in occasione di feste religiose importanti come il capodanno ebraico o il kippur, le donne una volta uscite dalla sinagoga correvano a casa a preparare la suca baruca. 

Da alcune fonti risulta che la suca fosse definita “santa” a causa della sua capacità di saziare i poveri contadini. La suca baruca assume anche un ruolo fondamentale nella commedia di Carlo Goldoni: “Le baruffe chiozzotte”.

È infatti una fetta di suca baruca calda a scatenare una serie di “baruffe” tra i personaggi.

Questo permette di mettere in luce una particolare tradizione veneziana, ovvero che la zucca, anche la “suca baruca” veniva venduta a fette appena sfornata.

Il termine è passato poi a indicare una persona con la testa dura, sia perché simile a espressioni come “zucon” o “avere la zucca vuota”, ma anche per la sonorità giocosa di questa parola, che la rende adatta a un rimprovero bonario.

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