Attraversando il Ponte Tibetano di Perarolo: la passerella di 100 metri che consente a tutti di esplorare l’area più selvaggia del Centro Cadore

Se sapessero dell’esistenza di un Ponte “tibetano” di 103 metri di lunghezza, a Perarolo, alle porte del Cadore, molti tra i tanti viaggiatori che percorrono l’Alemagna per raggiungere Cortina o le altre destinazioni turistiche si fermerebbero per una sosta: oggi è infatti possibile attraversare da parte a parte quest’affascinante struttura, che – come secondo la definizione classica di “ponte tibetano” – oscilla un po’,  ma regala al contempo vedute ignote sui panorami di un Cadore meno conosciuto, ma non per questo meno sorprendente.

Il ponte non ha il solo compito di garantire un po’ di adrenalina agli escursionisti di passaggio: la costruzione consente infatti ai visitatori di “sbloccare” una zona altrimenti difficile da raggiungere, avendo a disposizione nelle vicinanze un parcheggio, un sentiero di accesso e, grazie al ponte, la possibilità di raggiungere Casera Val Montina, recentemente ristrutturata da Veneto Agricoltura.

L’attraversamento ha una larghezza di 2.51 metri ed è composto interamente in metallo, con un’altezza media di 90 metri sulla gola sottostante, dove si apre il letto del torrente Valmontina: questo corso d’acqua sgorga tra le pareti di un canyon per immettersi poi nel Piave. L’area a cui dà accesso si chiama Parco Regina Margherita e descrive la prima e unica area wilderness europea, ossia una zona completamente selvaggia.

Questa mattina, all’inaugurazione simbolica del restauro del sentiero che porta alla struttura, hanno presenziato il sindaco del paese, Pier Luigi Svaluto Ferro, la consigliera regionale Silvia Cestaro e il senatore Luca De Carlo. Com’è stato detto durante gli interventi il ponte assume anche un significato simbolico, sia come segno di ripartenza sia come d’unione: in passato le zone impervie della Valmontina venivano utilizzate per il sostentamento delle comunità, l’alpeggio e la necessità di legname.

“Questo permetterà anche ai meno avvezzi alla montagna selvaggia di conoscere i segreti di questa foresta – spiega il sindaco Pier Luigi Svaluto Ferro -. È stato progettato e realizzato alcuni anni fa, poi purtroppo Vaja ha danneggiato la sentieristica che dava accesso al ponte e perciò abbiamo dovuto provvedere con nuovi investimenti alla sistemazione. Poi la pandemia ci ha bloccato e oggi, finalmente, siamo riusciti a inaugurare in modo simbolico, approfittando di un concerto della rassegna “Dolomiti+Note” grazie al contributo delle Unioni Montane, della Magnifica Comunità di Cadore e del consorzio dei Comuni Bim Piave”. 

Il caratteristico ponte, l’unico di queste dimensioni e caratteristiche nella zona, era stato reso noto alla cronaca già l’anno scorso, dopo che una giovane carabiniera aveva salvato una donna in procinto di compiere un gesto estremo: l’amministrazione ha provveduto a inserire dei cartelli per scoraggiare comportamenti pericolosi, come il divieto di camminare fuori dai sentieri, di saltare o aumentare volontariamente l’oscillazione del ponte, di attraversare i 103 metri in bicicletta o con altri mezzi. Inoltre, in caso di neve, la raccomandazione è di non utilizzare la passerella.

Mentre si attraversa è bene stare attenti anche al cellulare e alle chiavi della macchina, prima che la profondità del precipizio li “chiami a sé”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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