Il viaggio di Qdpnews a Valmorel si conclude in un luogo nel quale la memoria incontra l’innovazione. Dopo aver attraversato i pascoli, visitato le aziende agricole, conosciuto la Latteria Turnaria e ascoltato le storie di chi ha scelto di vivere e lavorare quassù, arriviamo negli spazi della Fondazione Elserino Piol. È qui che le tante esperienze incontrate lungo il percorso confluiscono in una visione comune: fare di Valmorel un laboratorio capace di offrire nuove opportunità alle terre alte.
A raccontare questo progetto è Andrea Piol, presidente della Fondazione intitolata al padre Elserino, figura di primo piano dell’innovazione tecnologica italiana e profondamente legato alle proprie origini bellunesi. La scelta di stabilire proprio a Valmorel la sede operativa della Fondazione nasce da una storia familiare, ma anche dalla consapevolezza di trovarsi davanti a una comunità particolarmente viva.
Andrea Piol spiega: “La scelta di Valmorel non è casuale. Mio padre è nato qui e la mia famiglia paterna proviene da questo territorio. Ma soprattutto Valmorel è una comunità molto attiva e rappresenta un terreno fertile per sviluppare ciò che abbiamo in mente”.
L’obiettivo è ambizioso: contribuire al ripopolamento delle zone montane e rurali, creando le condizioni affinché i giovani possano avviare attività imprenditoriali innovative senza essere costretti ad abbandonare il proprio territorio. La tecnologia, in questa prospettiva, non deve sostituire la tradizione, ma diventare uno strumento per sostenerla e accompagnarla nel futuro.
È da questo principio che è nato Laborel, un laboratorio costruito insieme agli operatori locali per dare forma a un’immagine condivisa di Valmorel e organizzare un’offerta turistica sostenibile. Un percorso collettivo che ha portato anche al rinnovamento del portale valmorel.it, trasformato da semplice pagina informativa in uno spazio attraverso il quale conoscere il paese, le sue attività, gli itinerari, gli eventi e le persone che lo animano.
Il lavoro della Fondazione si intreccia così con tutto ciò che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio. Lo dimostra il progetto Agritech sviluppato a Malga Van, dove la Cooperativa Agricola Pascolando sta sperimentando un modello di gestione ispirato proprio alla turnarietà della storica latteria di Valmorel. I giovani della cooperativa condividono responsabilità, lavoro e tempo, prendendosi cura degli animali, dei pascoli e della produzione casearia.
Piol racconta: “La Fondazione ha dato una mano nella fase iniziale e ha fornito alcuni strumenti tecnologici per sostenere il progetto”. Un supporto che permette di sperimentare nuove soluzioni senza snaturare il lavoro della malga. L’innovazione entra così nei pascoli con discrezione, aiutando chi lavora ogni giorno sul territorio e contribuendo alla sopravvivenza di una filiera che parte dal latte, passa attraverso la Latteria Turnaria e arriva direttamente sulle tavole.
Il vero obiettivo, però, va oltre i confini di Valmorel. La Fondazione vuole costruire esperienze economicamente sostenibili che possano essere adattate e riproposte in altri territori montani.
Andrea Piol sottolinea: “Per noi la replicabilità è fondamentale. Vogliamo realizzare progetti che funzionino qui e che possano essere riprodotti altrove, con lo stesso obiettivo: riportare i giovani nelle terre alte e nelle aree rurali che negli anni si sono progressivamente spopolate”.
Il cuore operativo di questa visione è EpiHub, uno spazio aperto alla comunità e a chiunque desideri fermarsi a lavorare, sviluppare un’idea o incontrare altre competenze. La connessione veloce garantita dal sistema satellitare consente di lavorare anche da Valmorel, dimostrando concretamente come la montagna possa diventare un luogo nel quale costruire il proprio futuro professionale.
Accanto agli spazi di coworking si trova la biblioteca che raccoglie circa 1.400 volumi appartenuti a Elserino Piol, i libri sui quali si è formato e attraverso i quali ha alimentato la propria visione. La raccolta è inserita nel Sistema bibliotecario nazionale e può essere consultata dal pubblico. Non è quindi soltanto un luogo della memoria: permette anche di richiedere libri non presenti e metterli a disposizione degli abitanti del territorio.
Oggi negli spazi della Fondazione operano nove persone, alcune a tempo pieno, altre part-time o come volontarie. Competenze ed esperienze differenti lavorano insieme per sviluppare i progetti già avviati e immaginarne di nuovi.
Il nostro percorso a Valmorel termina qui, ma ciò che abbiamo incontrato racconta una storia ancora in pieno movimento. C’è la comunità descritta da Sergio Venturin, ci sono le erbe officinali, gli animali e le nuove aziende agricole. Ci sono i prati mantenuti vivi dal lavoro quotidiano, la Latteria Turnaria, Malga Van, la Cooperativa Pascolando e le famiglie che continuano a produrre formaggi nel rispetto della natura. E c’è una Fondazione che prova a mettere in relazione tutte queste energie.
Valmorel non vuole trasformarsi in qualcosa di diverso da sé. Vuole continuare a essere un paese di montagna, conservando il proprio paesaggio, le proprie attività e il forte legame tra le persone. Ma vuole farlo guardando avanti, offrendo ai giovani la possibilità di restare, tornare o scegliere queste terre come luogo nel quale vivere.
È forse questo il significato più profondo del viaggio: scoprire che il futuro delle terre alte non nasce cancellando il passato, ma dando alle radici nuovi strumenti per continuare a crescere.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto: Mihaela Condurache, video: Locanda Valmorel & Mihaela Condurache)
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