Il riconoscimento di Borgo Valbelluna come quinto ecomuseo regionale del Veneto ha aperto una nuova fase per il Castello di Zumelle. Il maniero è diventato il punto di riferimento di un progetto che mette in relazione storia, cultura, ambiente e tradizioni, estendendosi oltre le mura per coinvolgere il paesaggio circostante e la comunità che lo abita.
Arroccato su un colle a strapiombo sul torrente Terche, il castello custodisce una storia lunga quasi duemila anni. Le sue origini vengono ricondotte all’epoca romana, quando nell’area sarebbe sorto un presidio fortificato per controllare uno degli itinerari collegati alla via Claudia Augusta Altinate. Dopo aver rivestito un ruolo strategico durante l’Alto Medioevo, il complesso venne ricostruito nel 1311 da Rizzardo da Camino. Perse poi gradualmente la propria funzione militare con l’affermazione della Serenissima e la diffusione delle armi da fuoco, fino al recupero avvenuto negli anni Sessanta del Novecento.
Oggi Zumelle è considerato il castello meglio conservato della Valbelluna. Il profondo fossato scavato nella roccia, la cinta muraria, la corte interna e la torre quadrangolare alta 36 metri restituiscono ancora l’immagine di un’autentica fortezza medievale. Sul lato settentrionale delle mura si trova inoltre l’antica chiesetta dedicata a San Lorenzo.
Le diverse fasi attraversate dal maniero sono ancora leggibili nella sua architettura: “Il Castello di Zumelle ha la particolarità di racchiudere più epoche – spiega Tiziano Casole, della direzione artistica –. Le fondamenta della torre sono di epoca romanica, mentre il resto della struttura è prevalentemente medievale, con successivi ampliamenti risalenti al Cinquecento”.
Il percorso di visita permette di entrare nella quotidianità del Medioevo. La torre è stata allestita seguendo il modello della casa-torre e accoglie una piccola bottega dello speziale, la camera da letto, la cucina e gli altri ambienti domestici. Nelle segrete è ospitata la sezione archeologica, mentre al piano superiore è stato ricostruito uno scriptorium con biblioteca.
Ogni elemento contribuisce a spiegare come si viveva all’interno del castello. Anche la collocazione degli ambienti rispondeva a esigenze precise: la cucina, per esempio, si trovava nella parte superiore della torre, affinché un eventuale incendio interessasse principalmente la zona più alta della costruzione. “Cerchiamo di raccontare la vita medievale in modo concreto, attraverso le arti, i mestieri e quei piccoli particolari che aiutano il pubblico a comprendere le abitudini del tempo” sottolinea Casole.


Questo lavoro trae origine dall’esperienza dell’associazione Sestiere Castellare, nata in Toscana e impegnata per anni nelle rievocazioni storiche in Italia e in Europa. Attraverso la rappresentazione delle arti e dei mestieri, l’associazione ha contribuito a divulgare la conoscenza della società medievale. Dal 2015, con l’inizio della gestione del Castello di Zumelle, quell’esperienza ha trovato una sede stabile all’interno del maniero. “Abbiamo trasferito nel castello ciò che in precedenza portavamo nelle rievocazioni in giro per l’Italia e per l’Europa – prosegue Casole –. La casa-torre è uno degli esempi più significativi di questo percorso”.
Le attività proposte comprendono iniziative ludiche, storiche e artistiche rivolte a pubblici diversi, dai bambini agli adulti. Il calendario segue l’alternarsi delle stagioni e valorizza sia gli ambienti interni sia l’area naturale che circonda la fortezza.
Durante l’estate gli appuntamenti si svolgono prevalentemente all’aperto, sfruttando il parco e i terreni attorno al castello. Nei mesi invernali, invece, le iniziative si spostano all’interno con cene con delitto, eventi fantasy e altre tipologie di spettacolo.




La proposta è destinata ora ad ampliarsi grazie al riconoscimento dell’ecomuseo. Il progetto comprende infatti non soltanto il castello, ma anche gli ettari di terreno circostanti e alcuni luoghi di interesse, tra i quali la Grotta Azzurra e un antico mulino sul quale sono in corso nuove valutazioni per il recupero e la valorizzazione.
A spiegare le prospettive aperte dal riconoscimento è Pierfrancesco Pieri, presidente dell’associazione Sestiere Castellare. “La Regione Veneto ha accolto la nostra richiesta per la realizzazione dell’ecomuseo e siamo diventati il quinto ecomuseo regionale del Veneto – afferma –. Il Castello di Zumelle amplia così la propria funzione culturale e turistica, in particolare nel territorio bellunese”.
L’ecomuseo non viene inteso come un museo tradizionale racchiuso in un edificio, ma come una realtà diffusa, capace di mettere in relazione luoghi, paesaggi, tradizioni e conoscenze. Il riconoscimento permetterà quindi di promuovere non soltanto il patrimonio storico custodito dal maniero, ma anche i valori ambientali e paesaggistici della fascia pedemontana bellunese. “Questo ci consentirà di aumentare la capacità di accoglienza e di far conoscere in modo ancora più ampio il patrimonio culturale, storico e naturale del territorio – continua Pieri –. L’ecomuseo supera le quattro mura del castello e coinvolge tutto ciò che lo circonda”.




Centrale sarà la partecipazione della comunità. Gli abitanti, insieme alle associazioni, alle istituzioni e alle realtà locali, saranno chiamati a contribuire alla salvaguardia di tradizioni, competenze e testimonianze che rischiano di andare perdute. “Le persone dovranno diventare protagoniste del progetto – evidenzia il presidente – per far rivivere la storia di questi luoghi e conservare le conoscenze che appartengono alla memoria del Bellunese”.
Il percorso punta dunque a rafforzare il legame tra il castello, la comunità e l’ambiente, facendo del maniero il punto di partenza per conoscere l’intera Valbelluna. “L’ambizione è alta – conclude Pieri –. Vogliamo sviluppare ulteriormente il rapporto con la natura e con il paesaggio, aiutando le persone a comprendere quanto questo valore sia profondamente legato all’uomo”.
Il Castello di Zumelle si prepara così a raccontare una storia che non termina all’interno della fortezza, ma prosegue nei sentieri, negli edifici rurali, nelle tradizioni e nei ricordi delle persone. Un patrimonio diffuso nel quale passato e presente si incontrano e l’identità della Valbelluna trova nuove forme per essere conosciuta e tramandata.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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