Valmorel, la montagna delle seconde possibilità: da Malga Van al sogno della Schirata

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Dopo aver conosciuto Ezia tra le piante officinali di Le Žércole e Francesca Cinghia tra gli animali dell’azienda agricola Il Cammino, il viaggio di Qdpnews.it nelle realtà che mantengono viva Valmorel prosegue salendo ancora più in alto.

A circa 980 metri di altitudine, sopra il paese, si raggiunge Malga Van. La strada attraversa boschi e pascoli, mentre il panorama si apre progressivamente sulle montagne della Valbelluna. Qui gli animali sono tornati a occupare prati che, dopo anni di utilizzo ridotto, rischiavano di essere riconquistati dal bosco. È in questo luogo che opera la Cooperativa Agricola Pascolando, nata per recuperare le malghe del Comune di Limana, produrre nuovo latte e sostenere l’antica latteria turnaria di Valmorel.

Tra le persone che hanno scelto di dedicarsi a questo progetto c’è Gabriele Sgarbi. La sua storia comincia nel Trevigiano, lontano dai pascoli e dai ritmi della montagna. Nel 1986, insieme a un compagno di scuola, aprì uno studio di videoproduzione, portando avanti quell’attività per quasi trent’anni. Tra il 2013 e il 2014, però, qualcosa iniziò a cambiare. L’evoluzione del lavoro non lo faceva più sentire a proprio agio e il desiderio di avvicinarsi alla natura diventava sempre più forte: “Sono sempre stato un amante della montagna, dei boschi e della vita rurale – racconta Sgarbi –. Nel 2015 ho deciso di venire a Valmorel”.

Il primo incontro con il paese avvenne attraverso un’esperienza di volontariato agricolo come wwoofer, durata alcune settimane. Poco dopo arrivarono la ricerca di una casa e il trasferimento definitivo. Gabriele iniziò a coltivare e a partecipare ai mercatini, affrontando successivamente altre esperienze professionali all’interno di una cooperativa sociale.

Il desiderio di lavorare in una malga, però, non lo aveva mai abbandonato: “Quando sono stato coinvolto in questa avventura avevo già espresso la volontà di dedicarmi a un’attività simile – prosegue –. Dal 2024 lavoro qui a tempo pieno e ormai da Valmorel non mi muoverò più”.

La sua storia personale si intreccia con quella di Pascolando. A raccontare la nascita della cooperativa è Giacomo Piazza, tra i promotori del progetto insieme a Gabriele Sgarbi e Carlo Murer: “Pascolando è nata da un gruppo di persone, ma inizialmente l’idea è stata portata avanti soprattutto da noi tre – spiega Piazza –. Volevamo riprendere in mano la gestione delle malghe del Comune di Limana, che da anni, se non da decenni, erano sottoutilizzate e in alcuni periodi completamente abbandonate”.

Il progetto non si limitava al recupero degli edifici e dei pascoli. Un altro obiettivo era creare una nuova realtà zootecnica capace di produrre latte per la latteria turnaria di Valmorel.

Quando l’iniziativa cominciò a prendere forma, i conferitori effettivi della storica struttura si erano ridotti a poche unità, in gran parte con un’età avanzata e senza una prospettiva certa di ricambio generazionale. La chiusura di alcune stalle avrebbe potuto compromettere la sopravvivenza dell’intero sistema: “Ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che, se alcuni allevatori avessero cessato l’attività, la latteria sarebbe entrata in sofferenza, rischiando a sua volta di chiudere – continua Piazza –. Perdere un’istituzione simile avrebbe avuto conseguenze negative per tutto il territorio”.

La latteria, infatti, non è soltanto il luogo nel quale viene trasformato il latte. La sua presenza ha permesso per decenni alle piccole aziende agricole di continuare a lavorare e, attraverso lo sfalcio e il pascolo, di mantenere aperti i prati attorno a Valmorel.

In molte zone montane l’abbandono consente al bosco di avanzare, occupando superfici un tempo destinate agli animali e al lavoro dell’uomo. In Valpiana, invece, il paesaggio conserva ancora la propria fisionomia grazie alle aziende che continuano a prendersene cura: “La latteria permette anche alle stalle di piccole e medie dimensioni di controllare l’intera filiera – sottolinea Piazza –. Il latte non viene semplicemente ceduto a pochi centesimi al litro, ma viene trasformato e ogni azienda può vendere direttamente il prodotto ottenuto, mantenendone il valore all’interno del territorio”.

Anche l’organizzazione di Pascolando riprende il principio della turnarietà. I soci si alternano nella cura degli animali, nella mungitura, nella trasformazione del latte, nell’accoglienza agrituristica e nella vendita dei prodotti. A queste attività si aggiunge la manutenzione dei pascoli, indispensabile per favorirne la rigenerazione e rallentare l’avanzata del bosco.

Il lavoro viene così distribuito tra più persone, evitando che tutte le responsabilità ricadano su un solo allevatore. Un metodo antico, ripensato per rispondere alle esigenze dell’agricoltura contemporanea e rendere più sostenibile la vita di chi lavora in montagna.

Malga Van può essere raggiunta in automobile oppure a piedi lungo i sentieri panoramici che salgono da Valmorel. L’allevamento e il punto vendita restano attivi durante tutto l’anno, mentre l’agriturismo apre da Pasqua alla fine di ottobre, con servizio di cucina nei fine settimana e nei giorni festivi.

Durante l’estate la malga diventa anche un luogo di incontro. Degustazioni, concerti, osservazioni del cielo e visite didattiche accompagnano la stagione, che si conclude con la Desmontegada, la tradizionale discesa degli animali e la loro sfilata a Valmorel. Malga Van è inoltre un polo sperimentale della Fondazione Elserino Piol. Produzione agricola, ospitalità e tutela ambientale si incontrano in un progetto che cerca di dimostrare come la montagna possa generare lavoro senza perdere la propria identità.

Una volta munto, il latte lascia i pascoli e raggiunge il centro del paese, dove viene trasformato nella Latteria Sociale e Turnaria di Valmorel. Affacciata sulla piazza e fondata il 22 dicembre 1939, la latteria non ha mai interrotto la propria attività, nemmeno durante la guerra o nel periodo della pandemia. Costruita con le pietre del territorio e ampliata nel rispetto dell’architettura originaria, è oggi l’ultima latteria turnaria ancora attiva nella provincia di Belluno.

Dal laboratorio della latteria il viaggio prosegue verso la Valpiana, dove un’altra famiglia ha costruito la propria storia attorno agli animali e alla produzione casearia. È quella della Schirata, azienda agricola fondata nel 2004 da Giuseppe e dalla moglie Carla.

Il termine “turnaria” indica un modello fondato sulla collaborazione. I soci conferiscono il proprio latte e, a rotazione, affiancano il casaro durante le diverse fasi della lavorazione. Il formaggio ottenuto rimane di proprietà di chi lo ha preparato durante il proprio turno, permettendo anche alle aziende più piccole di controllare la filiera e vendere direttamente il risultato del loro lavoro. La cooperativa conta 18 soci, cinque dei quali attivi. Dal latte prodotto nelle stalle locali nascono ricotta, burro e formaggi di montagna riconosciuti tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Veneto.

La latteria non è però soltanto un laboratorio caseario. La possibilità di trasformare e vendere direttamente il latte ha contribuito a mantenere vive le aziende agricole e, attraverso il loro lavoro, a conservare i prati attorno a Valmorel. Al piano superiore, nel centro Natura e Cultura “Al Vejò”, alcuni documenti storici, tra i quali il Registro della lavorazione del latte del 1941, testimoniano il lungo legame tra la struttura e la comunità.

Per conoscere fino in fondo questa realtà, Qdpnews.it è entrata nel laboratorio e ha seguito alcune fasi della produzione. Tra il latte appena conferito, gli strumenti di lavorazione e i gesti precisi del casaro e del socio di turno, emerge un sapere antico che continua a essere trasmesso e rinnovato. Dietro ogni forma di formaggio ci sono infatti gli animali al pascolo, la mungitura, i prati curati e la collaborazione tra le persone. Dal conferimento del latte alla trasformazione e alla vendita diretta, ogni passaggio permette di mantenere il prodotto e il suo valore all’interno della comunità.

Entrambi avevano lavori sicuri: lui era odontotecnico, lei ragioniera. A unirli era però una passione profonda per la natura, gli animali e la vita agricola, rimasta a lungo sullo sfondo prima di trasformarsi in una scelta concreta: “A un certo punto abbiamo deciso di cambiare vita e di tornare a ritmi diversi – racconta Giuseppe –. Siamo partiti con trenta capretti di appena dieci giorni”.

Dopo averli allevati, l’anno successivo l’azienda iniziò a produrre latte biologico destinato alla Latteria Perenzin. Carla, particolarmente appassionata di lavorazione casearia, spinse poi la famiglia a compiere un ulteriore passo: nel 2007 La Schirata cominciò a produrre direttamente i propri formaggi di capra.

All’epoca si trattava di una scelta tutt’altro che scontata. In Valpiana la capra era ancora poco presente e investire sui suoi prodotti rappresentava una vera scommessa: “A distanza di anni possiamo dire di averla vinta – osserva Giuseppe –. È stata una decisione presa con il cuore, perché volevamo che questi sedici ettari di terreno rimanessero integri e il più naturali possibile”.

La famiglia scelse l’agricoltura biologica e un modello di allevamento nel quale gli animali potessero vivere liberi e trascorrere molto tempo al pascolo. Una decisione legata alla volontà di proteggere un ambiente considerato particolarmente prezioso dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Con il passare degli anni i formaggi conquistarono l’apprezzamento dei clienti e, insieme all’azienda, crebbero anche i figli. Tommaso, il più giovane, iniziò ad affiancare i genitori, portando nuove idee e introducendo le pecore. Alla produzione caprina si aggiunse così quella ovina.

Oggi La Schirata conta circa settanta capre e una quarantina di pecore in mungitura, dalle quali vengono ottenuti formaggi caprini, ovini e misti: “Pensavamo di cominciare a lavorare un po’ meno – ricorda Giuseppe –. Poi è arrivato Tommaso, con idee e animali nuovi, e l’attività si è ampliata”.

Nel 2024 la famiglia è stata colpita dalla scomparsa di Carla. Era la casara ufficiale, l’anima dell’azienda e la persona che aveva trasformato la passione per i formaggi in un mestiere quotidiano. La sua assenza ha lasciato un vuoto profondo, ma anche un’eredità da raccogliere: “È stato un colpo molto duro per tutti noi – racconta Giuseppe –. Carla era particolarmente brava nella produzione dei formaggi. Tommaso ha dovuto raccogliere la sua eredità di casaro e ha dimostrato di avere molte delle qualità della mamma”.

Anche Valentina ha deciso di cambiare direzione e di entrare nell’azienda familiare. Fino a pochi anni prima non avrebbe immaginato di lavorare stabilmente alla Schirata, ma ha scelto di portare nel progetto qualcosa che sentisse davvero suo: l’accoglienza e la condivisione del luogo: “Da circa un anno e mezzo mi occupo dell’agriturismo e delle persone che vengono a trovarci – spiega –. Non avrei mai pensato di entrare in azienda, ma ho cercato di ritagliarmi un ruolo vicino a ciò che mi piace”.

Durante l’inverno l’ospitalità si concentra nei piccoli spazi interni; in estate, invece, si estende ai prati che circondano l’azienda. Sono nati così i picnic, pensati non soltanto per far assaggiare i formaggi, ma per permettere alle persone di fermarsi e vivere il paesaggio della Valpiana: “Non vogliamo che chi arriva venga qui soltanto per acquistare o assaggiare i nostri prodotti – sottolinea Valentina –. Desideriamo che possa godere della bellezza di questo posto che abbiamo la fortuna di vivere ogni giorno”.

Tommaso e Valentina continuano oggi il sogno iniziato dai genitori, conservandone i valori e portandovi sensibilità nuove. Il formaggio rimane il risultato più visibile del loro lavoro, ma dietro ogni forma ci sono il pascolo, gli animali, le stagioni e una storia familiare che ha scelto di andare avanti senza dimenticare Carla.

Pascolando, la Latteria turnaria e La Schirata sono realtà diverse, ma legate dallo stesso filo. A Malga Van un gruppo di persone ha rimesso in moto una malga e una filiera che rischiavano di indebolirsi. Nel centro del paese la latteria continua a trasformare il latte e a tenere uniti gli allevatori. In Valpiana una famiglia ha trasformato una passione in un’azienda, affidandone ora il futuro a una nuova generazione.

Tra il suono dei campanacci, il profumo del fieno e il latte lavorato da mani esperte, Valmorel mostra così il suo volto più autentico: quello di una montagna che non chiede soltanto di essere contemplata, ma di essere scelta, vissuta e custodita ogni giorno.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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