Settembre, tempo di chiudere (ancora) la ferrovia del Cadore. L’appello: “Interruzioni da ridurre”

Treni “completamente fermi”… per 3 mesi sulla ferrovia del Cadore (in foto, il capolinea nord di Calalzo)
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E’ stata un’estate calda e – forse anche per questo – assai frequentata dai turisti nelle Dolomiti bellunesi.

La ferrovia del Cadore ha fornito un servizio prezioso a chi ha voluto approcciarsi alla montagna in modo ecologico, ammirando panorami mozzafiato, facendo nuove conoscenze e sfruttando la possibilità di portare con sé la bicicletta grazie a treni appositamente attrezzati. Il tutto in modo sostenibile anche economicamente, visti gli attuali prezzi dei carburanti.

Ultimo ma non meno importante, anche l’esperienza olimpica e paralimpica dello scorso inverno ha giovato all’utilizzo del treno e del bus per raggiungere e lasciare Cortina d’Ampezzo, anche se gli orari “extralarge” dei giorni dei Giochi sono purtroppo solo un (bel) ricordo.

Da domani domenica, tuttavia, niente treni: la ferrovia Calalzo – Ponte nelle Alpi chiude fino al 12 dicembre prossimo per manutenzioni programmate. Un (da molti) mal tollerato “classico”, che da tanti anni scandisce le stagioni della ferrovia, l’unica ancora non elettrificata nel Bellunese. Al posto dei treni, per tre mesi, circoleranno bus sostitutivi, con tutte le incognite legate al traffico sulla Statale Alemagna.

Sull’ennesima, lunga interruzione del servizio ferroviario si è espressa l’associazione TreniBelluno, punto di riferimento per pendolari e sostenitori del trasporto pubblico su rotaia: “Comprendiamo la necessità di interrompere la circolazione per eseguire lavori sulla linea, ma non possiamo accettare che la chiusura della Ponte nelle Alpi – Calalzo diventi un appuntamento fisso, con interruzioni che arrivano complessivamente a sei mesi all’anno. Di fronte al malcontento crescente stanno emergendo anche proposte che riteniamo pericolose: tenere la ferrovia sempre aperta anche quando servono lavori incompatibili con la circolazione dei treni, oppure chiuderla per tutti gli anni necessari a completare tutti gli interventi. Sono due proposte da respingere con decisione”.

La strada, ad avviso dell’associazione, è un’altra: “Programmare meglio i lavori e ridurre al minimo indispensabile la durata delle interruzioni. Davvero non è possibile passare da sei mesi complessivi di chiusura a tre? Oppure comprimere le singole interruzioni da tre mesi a due?

Chiediamo inoltre maggiore trasparenza sui lavori. I cittadini e gli utenti hanno diritto di sapere quali sono le ragioni delle interruzioni, quali interventi vengono realizzati e con quali tempi. Quest’estate abbiamo avuto un’ulteriore conferma di quanto la ferrovia sia richiesta: i treni sono stati pieni come non mai, con una presenza molto significativa di residenti, turisti, escursionisti e ciclisti. Una domanda di mobilità così evidente va sostenuta, non ostacolata.

La ferrovia del Cadore ha bisogno di manutenzione e investimenti, ma anche di un servizio utilizzabile per la maggior parte dell’anno”.

(Foto: Qdpnews.it)
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