Sono 776 gli interventi effettuati in cinque anni dall’elisoccorso notturno del SUEM 118 di Treviso: 392 soccorsi primari e 384 trasferimenti secondari, con una media di circa 160 missioni all’anno. Dal primo volo del 29 settembre 2021 il servizio ha progressivamente ampliato le proprie possibilità operative: inizialmente l’elicottero poteva atterrare soltanto in siti conosciuti e illuminati, mentre oggi può raggiungere anche aree non censite e prive di illuminazione. Dal 1° febbraio 2026 può inoltre effettuare di notte operazioni speciali con hovering e verricello, sia in pianura sia in montagna.


Il SUEM 118 di Treviso celebra oggi, 2 ottobre, il quinto anniversario dell’avvio dell’elisoccorso notturno. La ricorrenza è stata celebrata nell’hangar dell’elicottero “Leone”, alla presenza del coordinatore del Dipartimento interaziendale funzionale regionale del SUEM 118 del Veneto Paolo Rosi; per l’Ulss 1 Dolomiti del direttore generale Achille Di Falco e della direttrice della Centrale Operativa SUEM 118 Cristina Barbarino; per l’Ulss 2 Marca trevigiana del direttore generale Giancarlo Bizzarri e della responsabile della Centrale Operativa SUEM 118 Treviso Silvia Orazio.


“Cinque anni molto intensi sotto due punti di vista – ha spiegato Giancarlo Bizzarri, direttore generale dell’Ulss 2 Marca trevigiana –. Questo grande risultato, che ci ha portato a circa 160 interventi all’anno, ha visto non soltanto un numero importante di missioni, ma anche una loro progressiva complessità. Questo è stato necessario perché le esigenze dei nostri cittadini sono sempre maggiori e sappiamo quale valore abbia l’intervento in emergenza-urgenza con l’elicottero, soprattutto nei casi tempodipendenti”.
Un risultato, secondo Bizzarri, raggiunto grazie soprattutto all’organizzazione e alle competenze maturate dagli operatori: “Da una parte c’è stata la capacità organizzativa dell’Ulss 2 Marca trevigiana e dell’Ulss 1 Dolomiti di lavorare in sinergia per garantire il servizio 24 ore su 24, dall’altra la grande professionalità e le competenze che in questi cinque anni i nostri professionisti hanno sviluppato. Oggi possiamo volare a tutte le ore e intervenire anche in zone dove è difficile atterrare. Penso che questo sia un servizio eccellente per la nostra azienda e per il nostro territorio”.


Il servizio si basa infatti sull’integrazione tra Ulss 2 Marca trevigiana e Ulss 1 Dolomiti e sul coordinamento tra gli elicotteri “Leone” e “Falco”. Le due Centrali operative del SUEM 118 lavorano attraverso procedure condivise per garantire la copertura nell’arco delle 24 ore.




“La collaborazione è qualcosa di più: è veramente sinergia – ha sottolineato Achille Di Falco, direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti –. I risultati che sono stati descritti sono proprio frutto della capacità di lavorare insieme e di trovare le soluzioni più appropriate anche nei momenti critici. Il concetto della rete dell’elisoccorso è fondamentale: non importa che il centro sia in una provincia o nell’altra. L’elemento fondamentale è l’eccellenza dei nostri professionisti e la loro capacità di lavorare in grande sinergia tra loro”.
L’evoluzione dell’attività notturna è avvenuta per fasi. Il percorso è iniziato il 29 settembre 2021, quando l’elicottero poteva atterrare esclusivamente in siti conosciuti, preventivamente censiti e dotati di illuminazione, come ad esempio i campi sportivi.


“Cinque anni fa abbiamo inaugurato su questa base il volo notturno – ha ricordato Silvia Orazio, responsabile dell’UOS Centrale Operativa 118 Treviso –. Siamo stati il primo elicottero della Regione Veneto che è riuscito a volare e a portare soccorso sul territorio regionale. Inizialmente l’attività interessava soltanto alcune Ulss, mentre progressivamente siamo arrivati alla fase attuale, nella quale portiamo soccorso in tutta la Regione Veneto e anche in ambiente montano, quindi in scenari nei quali prima non riuscivamo ancora a raggiungere il paziente”.


Nel febbraio 2022 l’operatività è stata estesa anche ai siti già conosciuti ma privi di illuminazione. Un ulteriore passaggio è arrivato nel novembre dello stesso anno, con l’autorizzazione agli atterraggi fuori campo in luoghi non censiti e non illuminati. In questi casi erano le squadre a terra a individuare, ispezionare e illuminare l’area destinata all’atterraggio. Con questa modalità, definita Fase FOC 2, nell’arco di tre anni sono stati effettuati 141 interventi con atterraggio in luoghi non censiti e non illuminati. Il 10 ottobre 2025 è quindi iniziata la Fase 3, che ha consentito all’elicottero di atterrare anche in aree non conosciute e senza la necessità dell’illuminazione da parte delle squadre a terra.


L’ultimo ampliamento operativo è arrivato il 1° febbraio 2026, quando l’elisoccorso trevigiano ha iniziato a effettuare nelle ore notturne anche operazioni speciali, comprese le manovre di hovering e l’utilizzo del verricello. Una possibilità prevista sia in pianura sia in montagna e particolarmente importante quando il paziente si trova in una zona non raggiungibile dai mezzi terrestri.
Da febbraio a oggi sono stati 15 gli interventi effettuati in montagna con operazioni speciali notturne, che hanno permesso di recuperare persone ferite e illese in aree difficilmente accessibili. “Questi risultati sono molto positivi – ha commentato Paolo Rosi, coordinatore del SUEM 118 del Veneto –. Quando siamo partiti abbiamo fatto tesoro delle esperienze altrui e questo ci ha favorito rispetto ad altre regioni. Il servizio è partito fin da subito a pieno regime grazie anche al lavoro svolto da tutte le aziende del territorio, dalla ricerca dei punti di atterraggio alle concessioni da parte dei Comuni, fino alla collaborazione tra le diverse forze coinvolte”.


In cinque anni, ha aggiunto Rosi, le possibilità di intervento sono cambiate in maniera significativa: “Oggi possiamo fare cose che cinque anni fa non facevamo. Possiamo effettuare soccorsi in parete anche di notte con modalità operative analoghe a quelle utilizzate durante il giorno”.
Tra le operazioni più complesse viene ricordato l’intervento dello scorso maggio sulla Torre Grande delle Cinque Torri. Il soccorso, effettuato dopo il tramonto, ha richiesto operazioni in parete con hovering e verricello per raggiungere alcuni alpinisti rimasti sospesi negli imbraghi. All’intervento hanno partecipato equipaggio di volo, verricellista, tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ed équipe sanitaria.


L’attività notturna richiede un addestramento specifico e il coordinamento tra personale sanitario, equipaggi aeronautici, operatori del SUEM 118 e tecnici del CNSAS. Un percorso che, nell’arco di cinque anni, ha consentito di ampliare gradualmente le possibilità di intervento mantenendo le procedure previste per la sicurezza delle operazioni.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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