Da 158 parrocchie a 37 comunità: via alla riorganizzazione della Diocesi

Il vescovo Renato Marangoni in una foto d’archivio
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Il tema delle “nuove parrocchie” torna al centro del cammino della diocesi di Belluno-Feltre, dopo essere stato uno degli argomenti ecclesiali più discussi dell’estate. La prospettiva, annunciata dal vescovo monsignor Renato Marangoni nella lettera alle comunità dello scorso giugno, è quella di una profonda riorganizzazione dell’attuale assetto parrocchiale: dalle 158 parrocchie oggi presenti sul territorio a circa 37 nuove realtà, denominate “comunità di comunità” o “nuove parrocchie”, nella prospettiva di uno “sviluppo di forme più ampie di collaborazione tra realtà vicine per rendere sostenibile la loro conduzione”. Un’ipotesi che nelle prossime settimane entra nella fase del confronto nella diocesi.

La questione ha suscitato attenzione anche al di fuori del territorio bellunese, soprattutto per la portata del progetto. La proposta è infatti quella di trasformare le collaborazioni pastorali sviluppate negli ultimi anni in una forma più stabile, attraverso quella che il vescovo ha definito, appunto, “comunità di comunità”. Le singole parrocchie non verrebbero semplicemente cancellate: continuerebbero a vivere come comunità locali, mantenendo storia, tradizioni e identità, mentre la nuova parrocchia assumerebbe la responsabilità giuridica, amministrativa e patrimoniale dell’insieme. Anche la guida pastorale sarebbe unificata, con un unico parroco responsabile delle diverse comunità. 

“L’idea – si legge nella nota sul sito della Chiesa di Belluno-Feltre – è quella di valorizzare la storia e l’identità delle singole realtà locali, riunendole però in strutture più ampie, capaci di sostenere una maggiore cooperazione pastorale e organizzativa. Come si legge nella lettera, si tratterebbe di ‘una collaborazione più stretta’ tra le diverse comunità, nella convinzione che il cammino condiviso possa favorire una partecipazione più ampia e una maggiore corresponsabilità”. 

Un passaggio che, proprio nelle settimane successive alla prima comunicazione, ha generato interrogativi e qualche preoccupazione. Tanto che il vescovo è tornato sull’argomento nella lettera del 10 agosto. Marangoni ha ribadito che l’obiettivo non è cancellare la storia delle parrocchie, ma “rafforzare la vitalità” della Chiesa nel contesto attuale e “valorizzare il vissuto delle comunità, attraverso forme più ampie di collaborazione “e in fraterna reciprocità con le altre”. 

Ora, però, il percorso passa alla consultazione. A partire da martedì 15 settembre sono previsti gli incontri con i Consigli pastorali delle sei convergenze foraniali. In questi appuntamenti saranno condivise le esperienze di collaborazione già maturate e si discuterà della nuova prospettiva delle “comunità di comunità”.

Il coinvolgimento non si fermerà ai Consigli pastorali. La fase successiva prevede infatti un percorso di ascolto e discernimento nelle singole comunità, con assemblee interparrocchiali e il coinvolgimento dei fedeli e delle persone impegnate nei diversi servizi ecclesiali. Sul materiale raccolto si svilupperà il successivo momento, previsto per la primavera 2027, del “Sinodo diocesano”, un “momento ecclesiale di alto spessore, momento di ascolto e discernimento, con l’obiettivo di arrivare a un consenso ampio e a orientamenti pastorali condivisi”. 

La proposta nasce da una trasformazione che la diocesi sta affrontando da tempo. Lo spopolamento e soprattutto il calo del numero dei sacerdoti stanno modificando il modo in cui le parrocchie possono essere accompagnate e amministrate. Il progetto delle nuove parrocchie si inserisce quindi in un cammino già avviato, che ha visto crescere negli anni le collaborazioni tra comunità e che nel 2022 aveva portato all’approvazione della mappa delle collaborazioni pastorali.

Il passaggio dalle attuali 158 realtà alle circa 37 nuove parrocchie, dunque, non è ancora una riforma compiuta. È il punto di arrivo ipotizzato di un percorso che dovrà essere discusso e verificato nelle comunità. Saranno proprio i mesi che si aprono con il nuovo anno pastorale a dire quanto questa proposta sarà condivisa e quale forma assumerà concretamente.

(Autrice: Beatrice Zabotti)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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