Da infermiere a Dg dell’Ulss 1. Achille Di Falco: “Territorio e lavoro di squadra per affrontare le sfide della sanità dolomitica”

Con un percorso professionale iniziato come infermiere e proseguito fino ai vertici del management sanitario regionale e nazionale, Achille Di Falco ha assunto nei giorni scorsi la guida dell’Ulss 1 Dolomiti. Il nuovo direttore generale porta con sé un’esperienza maturata tra l’Azienda Ospedale di Padova, Azienda Zero, Agenas e, più recentemente, l’Ulss 8 Berica. Ora lo attende la sfida di un territorio unico per caratteristiche geografiche e organizzative, dove punta a costruire un percorso fondato sull’ascolto, sul lavoro di squadra e sulla valorizzazione delle risorse già presenti. Di seguito l’intervista.

Direttore, ci racconta il suo percorso professionale?

“Innanzitutto sono il marito di una moglie meravigliosa e padre di tre figlie meravigliose. Il mio percorso è stato complesso e articolato. Ho iniziato come infermiere nel 1993 all’Azienda Ospedale di Padova e per molti anni ho lavorato nell’area critica, tra sale operatorie e terapie intensive. Successivamente sono stato affascinato dal management sanitario, pur mantenendo sempre viva dentro di me la componente clinica. Ho ricoperto ruoli di coordinamento, di responsabilità, di direzione nell’area clinica e poi nel management. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri che mi hanno spinto ad accettare nuove sfide. Dopo Padova sono arrivati Azienda Zero, con il coordinamento delle aziende del Veneto, Agenas con il confronto con tutte le Regioni italiane, quindi il ritorno in Veneto come direttore dei Servizi socio-sanitari dell’Ulss 8 Berica. Infine è arrivata questa chiamata che rincorrevo da tempo e che considero un grande attestato di fiducia da parte del presidente della Regione, che ringrazio. È una fiducia che mi responsabilizza e mi spinge a dare il massimo, se possibile anche di più”.

Il territorio bellunese è tanto affascinante quanto complesso. Quali saranno le principali sfide?

“La prima sfida è essere accolto da questo territorio, che possiede una cultura, una storia e tradizioni molto forti. Ho un metodo di lavoro ben preciso, ma non intendo applicarlo senza prima conoscere e comprendere questa realtà. Voglio trovare il giusto equilibrio con un’identità territoriale così importante. Per questo abbiamo già avviato un percorso di ascolto attivo. Ho trovato professionisti di altissimo livello, anche grazie al lavoro delle direzioni che mi hanno preceduto. Dobbiamo costruire rapidamente una squadra affiatata attraverso il confronto continuo. Le riunioni sono già molto intense, ma le prospettive sono assolutamente positive”.

Quale eredità hanno lasciato le Olimpiadi dal punto di vista sanitario?

“Le Olimpiadi hanno rappresentato un importante elemento di coesione per il territorio. Hanno generato investimenti, nuove tecnologie e infrastrutture che ora dobbiamo valorizzare nel migliore dei modi. È fondamentale proseguire il lavoro insieme alle istituzioni e agli enti del Terzo Settore, perché le grandi sfide si affrontano solo attraverso una forte collaborazione tra tutti gli attori del territorio”.

Uno dei temi centrali resta quello del personale sanitario…

“Sì, è probabilmente la sfida più impegnativa. Abbiamo difficoltà ad attrarre professionisti, in particolare nelle professioni sanitarie e, in parte, anche nella dirigenza medica. È un tema che mi preoccupa e sul quale dovremo investire molto. Dobbiamo far conoscere quanto questa azienda sia una realtà di grande valore, capace di accogliere i professionisti e di offrire loro importanti opportunità di crescita. L’Ulss 1 Dolomiti ha caratteristiche uniche e dobbiamo farle diventare un punto di forza anche per chi sceglierà di lavorare qui”.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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