Paradosso Ferrovia del Cadore: da “metro olimpica” a zero treni per altri 3 (+3) mesi

In questo servizio, alcune foto scattate alla stazione di Calalzo dopo la nevicata “olimpica” di febbraio

In occasione dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina, da poco conclusi, la ferrovia del Cadore ha vissuto un periodo d’oro, seppur breve.

Per tutta la durata di Olimpiadi e Paralimpiadi, la linea monobinario non elettrificata che da Ponte nelle Alpi sale a Calalzo di Cadore ha visto il servizio viaggiatori fortemente potenziato, con una frequenza di treni oraria in entrambi i sensi di marcia dal primo mattino alla sera tarda, sfruttando la possibilità di “incrociare” i convogli a Calalzo e Longarone.

Un’opportunità che ha fatto brillare gli occhi a più di qualcuno, unita al deciso restyling “olimpico”, spesso con abbattimento delle barriere architettoniche, di tutte le stazioni della tratta, eccezion fatta per la sola Perarolo.

La possibilità di prendere un treno dal Cadore per Venezia o Padova fino a tarda sera (nei giorni di gare olimpiche e paralimpiche l’ultima partenza da Calalzo era alle 23.28, ora è tornata alle 19.28) è apparsa a taluni quasi un lusso, anche se in realtà di “lussuoso” non c’è stato nulla: semplicemente un servizio adeguato all’affluenza di visitatori che da tutto il mondo hanno raggiunto il Cadore e la Conca ampezzana con i mezzi pubblici, e utilizzabile anche dai residenti: una sorta di “metropolitana di superficie” olimpica.

Sui treni “olimpici” si sono visti, tanto a febbraio quanto a marzo, molti viaggiatori arrivati da Americhe e Asia, e anche tanti volontari dei Giochi hanno usufruito del trasporto pubblico per raggiungere le sedi di gara al mattino e tornare a casa la sera in tranquillità e sicurezza.

La neve e la pioggia cadute nei giorni di gare non hanno avuto ripercussioni significative sul servizio ferroviario (qualcosa sulla Belluno – Padova), e anche se i numeri ufficiali sui passeggeri trasportati non sono ancora noti, l’interazione ferro-gomma a Ponte nelle Alpi e Calalzo – dove si poteva passare dal treno al bus e viceversa in poche decine di passi – ha funzionato, contribuendo anche ad abbattere il traffico veicolare sulla Statale 51. Senza dimenticare, a tal proposito, anche il forte potenziamento del servizio di autobus da e per Cortina d’Ampezzo, con corse ogni 20 o 30 minuti in Val Boite, nei giorni di “Ztl” agli ingressi della città due volte olimpica.

Per qualcuno, i Giochi invernali 2026 sono stati anche un’occasione per scoprire una ferrovia capace di regalare panorami mozzafiato a chi viaggia comodamente seduto nei Minuetto che la solcano. E chissà che a queste “prime volte” non ne seguano altre: “Con Milano Cortina 2026 i trasporti sono potenziati con più corse e più integrazione. Ma non dev’essere solo per i Giochi. Se funziona oggi, lo si può rifare. Ma questo dipende anche da noi: usiamoli” l’appello lanciato a tutti, a Olimpiadi ancora in corso, dall’associazione TreniBelluno.

Il sogno di una ferrovia del Cadore più utilizzabile e utilizzata – anche se il servizio è già tornato alla “normalità” – si scontra però con il calendario dei lavori di manutenzione e potenziamento infrastrutturale programmati: e così già tra una decina di giorni, domenica 29 marzo, la Ponte nelle Alpi – Calalzo sarà nuovamente e totalmente chiusa al traffico ferroviario per più di due mesi, fino a sabato 6 giugno incluso.

L’estate porterà la riapertura della linea, l’autunno l’ennesima chiusura, precisamente dal 13 settembre al 12 dicembre: certo, i treni saranno sostituiti dagli autobus, ma con il solito rischio di imbottigliamenti sulla Statale Alemagna in caso di alta stagione turistica o incidenti.

E così, affezionarsi ancor di più alla ferrovia cadorina e sognare un’intermodalità “extraolimpica” più efficace non sarà affatto semplice.

(Autore: Luca Anzanello)
(Foto: Qdpnews.it)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts