“La proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati sarebbe un colpo inferto alla montagna, se attuata. Parliamo di un presidio fondamentale per il nostro territorio, per la tutela dei diritti dei cittadini e per la tenuta stessa di una provincia interamente montana che, non va dimenticato, è la più estesa del Veneto. Pensare che i cittadini bellunesi, dal Comelico al Cadore, dall’Agordino al Feltrino, possano essere costretti a fare riferimento a Treviso per l’accesso alla giustizia è uno scenario che considero semplicemente impensabile”.
Così il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, ha commentato nei giorni scorsi la proposta dell’ANM e l’ipotesi di uno “slittamento in pianura” della giustizia.
“La giustizia è un diritto costituzionale e deve essere garantita ovunque, anche e soprattutto nelle aree montane e più disagiate. I servizi pubblici non possono essere valutati con una logica esclusivamente numerica o di convenienza economica: il loro valore sta nel servizio che rendono alle comunità e nella capacità di garantire pari diritti a tutti i cittadini – ha proseguito il primo cittadino bellunese -. Per questo intendo portare immediatamente il tema nelle sedi opportune e ai rappresentanti istituzionali del territorio, affinché la proposta resti solo sulla carta e si continui a preservare il Palazzo di Giustizia di Belluno, potenziandolo visto la grave carenza di personale. Gli strumenti ci sono. Ricordo infatti che la legge sulla montagna, approvata nel settembre 2025, all’articolo 9 prevede espressamente misure per assicurare la copertura delle piante organiche dei tribunali situati nelle aree montane disagiate, anche attraverso procedure di mobilità del personale da altre amministrazioni dello Stato. È il momento di dare piena attuazione a quella norma e di tradurre in fatti concreti ciò che il legislatore ha previsto. Belluno ha già pagato un prezzo alto in termini di progressiva riduzione dei presidi di prossimità, con la chiusura di sedi distaccate e uffici sul territorio. Non possiamo permetterci ulteriori arretramenti”.
Di “grave errore nel pensare di smantellare il Tribunale di Belluno” ha parlato anche il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto): “Il Tribunale di Belluno funziona con meno della metà del personale previsto. Ritengo sia un dato sconcertante se parliamo di Giustizia e non di astuzia. Smantellare un servizio fondamentale per una comunità, è istituzionalmente incomprensibile, e lo è ancora di più se la proposta viene dall’Associazione Nazionale Magistrati. Già l’Ufficio del Giudice di Pace, lamenta una carenza dell’80% del personale previsto e si finirebbe per azzerarlo completamente. Governare situazioni diverse in modo uguale è, di fatto, una grave ingiustizia. Applicare alle aree di montagna, a una realtà specifica come il bellunese, parametri che altrove possono anche andare bene, significa soltanto giocare d’astuzia. Una provincia senza Tribunale efficiente è un assurdo istituzionale”.
“Condivido totalmente le proteste della CISL bellunese perché è assolutamente paradossale e inaccettabile assistere allo smantellamento del Tribunale in un contesto dove sono palesi le difficoltà logistiche dovute alle specificità del territorio; proprio per questo, bisognerebbe considerare di valutare al meglio la situazione nel suo complesso – ha proseguito Lovat – La proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati che ipotizza la chiusura dei tribunali e delle procure al di sotto di determinati parametri numerici, può essere condivisibile in termini teorici e se fatta in qualche ufficio romano, ma è assolutamente sbagliata se calata nel territorio specifico di Belluno”.
E proprio di fronte alla recente proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ipotizza appunto la chiusura dei tribunali e delle procure al di sotto di determinati parametri numerici, vale a dire con meno di 30 giudici e 10 magistrati, la Cisl Fp Belluno Treviso ha ribadito con fermezza la propria posizione storica a difesa degli uffici giudiziari bellunesi.
“È paradossale e inaccettabile assistere al possibile smantellamento della giustizia bellunese proprio mentre si annuncia la riapertura del Tribunale di Bassano del Grappa. Una scelta che ignora le difficoltà logistiche della montagna e calpesta il diritto dei cittadini bellunesi alla prossimità della giustizia. Non resteremo a guardare – dichiara il sindacalista Angelo Costanza, che ha espresso la posizione della Cisl Funzione Pubblica in una lettera inviata ieri non solo agli iscritti, ma anche ai vertici di Tribunale, Unep, Procura della Repubblica e Ufficio del Giudice di Pace di Belluno – esprimeremo la nostra più convinta opposizione a questa deriva in ogni sede e a tutti i livelli istituzionali”.
“Negli anni – prosegue Costanza – ci siamo battuti instancabilmente presso il Ministero della Giustizia per chiedere l’integrazione del personale e il mantenimento di un presidio essenziale per il territorio. La gravità della situazione è ancora oggi certificata dai numeri drammatici delle piante organiche”.
Il Tribunale di Belluno presenta una scopertura effettiva di personale pari al 49%. Si tratta di un dato già insostenibile che, secondo le proiezioni, è destinato a peggiorare drasticamente: nel corso del 2026 la carenza raggiungerà il 60%. Le criticità diventano estreme in alcuni uffici, dove il servizio ai cittadini è ormai ridotto ai minimi termini. Si tratta dell’Unep (Ufficio Notificazioni, Esecuzioni e Protesti) che presenta scopertura del 60% e dell’Ufficio del Giudice di Pace, con una carenza record dell’80% del personale necessario e previsto per svolgere l’attività.
“Già in passato – spiega Costanza – avevamo colto segnali di un disegno volto ad accorpare gli uffici di Belluno a quelli di Treviso. Recentemente, si era finalmente aperto uno spiraglio concreto grazie all’approvazione della Legge sulla Montagna, che riconosce le specificità dei territori montani e, proprio per contrastare le gravi carenze di organico che affliggono uffici Giudiziari come il Tribunale di Belluno, prevede l’attivazione di procedure di mobilità volontaria per il personale delle amministrazioni pubbliche e la possibilità di tali trasferimenti senza il preventivo nullaosta dell’amministrazione di provenienza. Questa misura sembrava destinata a garantire la sopravvivenza del presidio, offrendo uno strumento rapido per colmare i vuoti di personale. Tuttavia, la recente proposta dell’ANM rischia di vanificare definitivamente questo spiraglio normativo”.
(Autore: Alessandro Lanza)
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