Un 47enne condannato a un anno di reclusione per sequestro di persona: “Segregò il fidanzatino della figliastra”

Non riuscivano ad accettare il fidanzatino della figlia 13enne, per questo lo avrebbero segregato dopo averlo scoperto nella stanza della ragazzina. Arrivando a picchiarlo con una mazza da baseball e a impedirgli di uscire anche quando alla porta si era presentata sua madre.

Un’aggressione terribile quella riferita dal ragazzino, che aveva fatto finire a processo il patrigno e la madre della fidanzatina, accusati di sequestro di persona, minacce e lesioni. Il processo si è chiuso ieri con la condanna dell’uomo, un 47enne di Caerano di San Marco, a una pena di un anno di reclusione (con sospensione condizionale) per sequestro di persona.

Assolta invece la moglie per la stessa accusa. I due, difesi dall’avvocato Francesco Pagotto, dovevano rispondere a vario titolo anche di minacce e lesioni, ma le accuse sono andate in prescrizione.

I fatti contestati, infatti, risalgono al novembre del 2012. All’epoca la giovane presunta vittima, un 13enne di origine marocchina, frequentava la scuola media. Ed è proprio a scuola che i due ragazzini si erano conosciuti e innamorati. Una storia da adolescenti che, secondo quanto aveva riferito in aula la vittima ormai ventenne, era sempre stata osteggiata dai genitori della giovane: “Erano razzisti e non mi volevano per le mie origini”.

Per questo lei lo vedeva di nascosto. Come il giorno della presunta aggressione, quando lo avrebbe invitato a casa mentre i genitori non c’erano. Ma i due imputati erano rientrati prima e sarebbe scoppiato il finimondo. Il ragazzo aveva raccontato che il patrigno l’avrebbe rinchiuso nella stanza della ragazzina e l’avrebbe minacciato con un fucile. E lì sarebbe arrivata anche la madre della giovane, con una mazza da baseball con la quale l’uomo l’avrebbe colpito alle gambe.

Nel frattempo la mamma del 13enne, preoccupata perché non era rientrato a casa, lo stava cercando ovunque e si era presentata con i Carabinieri a casa della fidanzatina. I due non avrebbero aperto e avrebbero fatto uscire il 13enne da una porta secondaria. La madre lo aveva trovato poco dopo per strada, sconvolto, e lo aveva convinto ad andare dai Carabinieri che avevano subito raggiunto l’abitazione e sequestrato il fucile e la mazza da baseball.

Marito e moglie hanno sempre respinto le accuse, e a difenderli in aula era stata anche la figlia, negando le violenze: “Mio padre cercava solo di proteggermi. Lui non era una buona compagnia per me e si comportava male”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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