Intrappolato nell’auto dopo il malore: cardiologo di passaggio gli salva la vita

Nel dramma, una doppia fortuna: quella di imbattersi in un cardiologo di passaggio, che di fatto ha contribuito a salvargli la vita, e quella di non aver ferito nessuno quando l’auto era ormai prova di controllo.

Due risvolti non da poco emersi relativamente all’incidente avvenuto nel pomeriggio di giovedì scorso a Vedelago, lungo via Roma. Dove, all’altezza del civico 27, il Suv guidato da un 63enne di Castelfranco Veneto, colto da improvviso malore, è finito fuoristrada invadendo il marciapiede e fermandosi contro un muretto.

Per fortuna della vittima del malore, poi trasportata d’urgenza all’ospedale San Giacomo in codice rosso, proprio in quel momento passava di lì il dottor Paolo Meneghetti, cardiologo, che ha ricostruito così quei drammatici momenti: “Ero appena uscito dall’ospedale e stavo tornando verso Treviso – racconta il professionista – Erano circa le 14.45. In quel punto, dove la carreggiata è molto stretta, ci sono due semafori: al primo eravamo tutti in coda e, quando è scattato il verde, la prima macchina non è partita, mentre la seconda ha iniziato a suonare. Poi, nella terza, c’ero io”.

Il motivo per cui la vettura davanti non è ripartita al verde è presto detto: “Il signore alla guida era in arresto cardiaco – prosegue nel racconto Meneghetti – A un certo punto la macchina, questo Bmw grigio, è partito di scatto e ha sterzato tutto a sinistra, salendo sul marciapiede e fermandosi contro il muretto di una casa”.

Le ruote, intanto, continuavano vorticosamente a girare – “sgommando” – proprio contro il muretto, perché l’auto aveva il cambio automatico. “Io sono sceso e, con me, lo ha fatto anche un camionista che era nella direzione opposta – prosegue il cardiologo – Il 63enne era sicuramente in arresto respiratorio, probabilmente con una contrattura ha premuto sul pedale dell’acceleratore facendo partire la vettura”.

Una vera e propria tragedia sfiorata, in quel frangente, perché la strada era piena di gente in coda e di altre auto ferme. Ma nessun altro, per fortuna, è rimasto coinvolto nell’incidente (un secondo “miracolo”).

“Il problema è che non riuscivamo ad aprire l’auto – racconta ancora Meneghetti – A quel punto il camionista ha preso un piede di porco e abbiamo spaccato il vetro, operazione non certo semplice. Così abbiamo aperto l’auto riuscendo a spegnerla. Ci ha aiutati anche un ragazzo giovane e magro. Io, vedendo che il paziente non aveva polso, gli ho sferrato un pugno al centro del petto, cosa che si fa tecnicamente (si chiama chest thump) perché lui era in arresto. Dopodiché questo ragazzo è riuscito a slacciare la cintura e l’abbiamo tirato fuori e disteso a terra”.

Attimi drammatici e concitati, in cui il cardiologo ha effettuato le manovre rianimatorie, in attesa dell’arrivo dei soccorritori del Suem 118 allertato nel frattempo. “Una signora mi ha anche portato un apparecchio per la pressione, intanto il polso era ripartito e lui ha ripreso il respiro spontaneo“.

Poi l’arrivo sul posto di ambulanza ed elisoccorso, che con il personale del 118 hanno preso in carico il 63enne trasportandolo d’urgenza all’ospedale San Giacomo di Castelfranco Veneto.

Credo che il merito grosso sia stato del camionista e questo ragazzo giovane – sottolinea Meneghetti – Io ho diretto un pochino le operazioni e ho preso la decisione di rompere il finestrino dell’auto per salvargli la vita, altrimenti sarebbe potuto morire lì. Era sicuramente in arresto cardiorespiratorio dentro l’auto, bisognava intervenire”.

E l’intervento c’è stato ed è risultato anche provvidenziale. Ora l’auspicio è che il 63enne possa riprendersi presto: “L’importante è che sia sopravvissuto e che ora riesca a farcela – conclude il cardiologo – Se quando si rimetterà vorrà incontrarmi, ben venga, lo vedrò volentieri. Ma non cerco encomi o altro, sono fatto così”.

(Autore: Alessandro Lanza)
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