Storia di “Bepi” Tosato da Fanzolo, il radiologo con la passione per i kiwi

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Aveva il papà, Antonio Tosato, nativo di Fanzolo, che fece il minatore a Bolzano e morì quando lui, Giuseppe Tosato, per tutti “Bepi”, aveva solo 15 anni.

Giuseppe, anch’egli nato a Fanzolo, ricordava che “in miniera si prendeva la silicosi (dal silicio) e i minatori li mettevano in sanatorio perché considerati contagiosi (cosa invece, questa, non vera)”.

La moglie di Antonio, madre di Giuseppe “era Anna Mardegan nata nel 1911, mentre mio papà nacque nel 1912”.

Giuseppe, che oggi ha 74 anni, ricordava anche che “Anna vendeva uova a Rodolfo e in cambio riceveva da lui bottoni e filo. Passava lui a scambiare merce con le uova”. Giuseppe, discendente anch’esso di una famiglia contadina ma, figlio unico, fece l’esperienza dei campi al pari di qualsiasi persona vissuta in quella fase della vita, esclusivamente agricola.

Giuseppe fece la quarta elementare al mare, a Jesolo, perché disse che “il medico per malattia suggerì che dovevo allontanarmi per evitare il contagio e frequentai la quarta elementare all’Istituto Marino, ora ospedale, che un tempo era adibito a struttura di colonia”.

Giuseppe a Jesolo. La quarta elementare, come riportato più sopra, la fece in questa località, all’interno dell’Istituto Marino adibito anche a centro ospitativo e di colonia. Venne infine convertito in nosocomio pubblico.

Qualcosa cambiò però in Giuseppe e, da buono spirito quale era e con habitus intraprendente, decise di dare nuova aria e respiro alla sua vita scegliendo di frequentare la scuola di radiologia prima a Pordenone (un anno) e poi a Padova (gli ultimi due anni). Di quei momenti, nella scuola di radiologia e odontotecnica di Padova, Giuseppe rammentò che “lavoravo alla mattina già in ospedale a Castelfranco prima come infermiere generico e infine come infermiere professionale. Andavo in bici fino a Castelfranco e poi prendevo il treno per andare a Padova. Mi ricordo che lo avevo sempre alle 12.30”.

Il primo stipendio che Giuseppe percepì era di 88.000 lire. L’ambiente, per lui, era nuovo: “Mi avevano messo il primo mese in cucina poi in radiologia come barellista. Da qui poi lo slancio nel fare il radiologo”.

Il primario del reparto di radiologia, il dottor Cesare Ruffato (luminare della disciplina), fu un mentore per Giuseppe Tosato. Le radiografie “prima si facevano in camera oscura con i negativi (lastre nere, la pellicola era molto sottile), poi si immergeva il negativo in acido per sviluppare l’immagine, si fissava l’immagine in fissaggio poi si passava in essiccatoio (era un armadio che si scaldava e diffondeva calore da una serpentina azionata a distanza) e alla fine si dava la lastra al medico che faceva la lettura del referto. In seguito arrivò la sviluppatrice automatica e la pellicola passava in sviluppo, fissaggio, essiccatura e asciugatura in poco tempo. Non c’erano ancora le risonanze”.

Giuseppe con sua mamma, Anna Mardegan e altri parenti, durante la comunione, assieme a suo cugino Giancarlo

Giuseppe ricordava anche che “il professor Ruffato mi ha insegnato l’attenzione a tutto, a non perdere di vista niente”. Giuseppe però, uomo sempre ardimentoso e indefesso lavoratore, dopo la pensione, lavorò per altri 2 anni al centro diagnostico Bressan di Castelfranco e infine per ben 12 anni facendo su e giù a Padova, 6 giorni su 7, in un centro medico privato convenzionato.

Svolgendo poi delle riflessioni generali sulla diversa considerazione del personale ospedaliero, Giuseppe affermava con fermezza che “il personale medico ora è solo un numero. Una volta c’era più contatto, c’era più vicinanza al paziente rispetto a come le cose vanno adesso”. Aggiungeva poi che “la prima Tac in Italia arrivò a Castelfranco grazie a Domenico Sartor. Lui giustificò il costo dell’operazione come spesa per la costruzione di un ascensore”.

Giuseppe, infine, già prima del pensionamento, si appassionò all’agricoltura, con un riguardo particolare per la pianta del Kiwi (Actinidia, denominazione scientifica). Questo interesse è custodito ancora in lui e, nonostante avesse il suo impiego da radiologo, riuscì a portare avanti contemporaneamente la sua passione per la coltura del kiwi. E dopo la pensione iniziò a lavorare a tempo pieno sul campo, coltivando, potando, irrigando le colture.

(Autore: Emanuele Pestrichella)
(Foto
: per gentile concessione della famiglia Tosato)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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