La storia del primo trapianto da donatore a cuore fermo: “Dopo ho ricominciato a vivere”

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Rinascere grazie alla donazione di un cuore, a tanti donatori di sangue e plasma e, soprattutto, a due medici coraggiosi e alla fiducia nella scienza.

E’ la straordinaria esperienza di Mirko Bernardinello, primo trapiantato d’Italia da donatore a cuore fermo, che è stata al centro della serata organizzata ieri, venerdì, all’auditorium di Castello di Godego da Avis e Aido comunali.

Mirko ha raccontato nell’occasione la propria vita prima e dopo un particolare trapianto di cuore, mai tentato prima ed eseguito nel 2023 a Padova dall’equipe guidata dal professor Gino Gerosa dell’Uoc di Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliera-Università di Padova.

Lo stesso professor Gerosa, attuale assessore regionale alla Sanità del Veneto, è intervenuto all’incontro assieme al dottor Paolo Zanatta, direttore di Uoc di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, autori entrambi di questo primo prelievo e trapianto a cuore fermo dopo 20 minuti.

Durante la serata, che ha visto anche la presenza del sindaco di Castello di Godego, Diego Parisotto, e della consigliera regionale Rossella Cendron, è stato presentato il libro “A cuore fermo. Il trapianto come rinascita: una storia di coraggio” scritto dallo stesso Bernardinello con Antonio Girardi.

Un volume che contiene le testimonianze dei familiari, dei sanitari, di tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti dall’eccezionale intervento, mai tentato prima.

A moderare la serata, che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, il giornalista Beppe Castellano, direttore del periodico di Avis regionale Veneto “Dono&Vita”.

L’incontro, con il patrocinio del Comune di Castello di Godego, era inserito nel ciclo di serate “Modi di dono”, per sensibilizzare la cittadinanza alla donazione di organi, tessuti, plasma e sangue.

“Una grande emozione essere qui stasera in mezzo a tante persone – le parole di Bernardinello – Ora mi sento bene, sto sicuramente meglio di prima. Dopo il trapianto ho ricominciato a vivere, infatti quello cerco di dare stasera è un messaggio di fiducia, facendo capire l’importanza del dono. Io grazie a un ‘sì’ del mio donatore, che è sempre con me, sono qui e lui adesso è il mio ‘angelo'”.

“Questo intervento ha dimostrato che anche in Italia era possibile fare un trapianto da donatore a cuore fermo – il commento del professor Gerosa – Da quel primo intervento fatto a Padova, questo ha permesso ad altri 150 pazienti di poter essere sottoposti a un trapianto analogo. E quindi, di fatto, un’ulteriore espansione del pool di donatori. E’ sempre un’emozione per me ricordare quel momento, bisogna poi dare atto a Mirko di essere stato il paziente che ha accettato per primo di sottoporsi a un trapianto da donatore a cuore fermo quando, fino ad allora, tutti pensavano fosse una procedura impossibile da realizzarsi”.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto
e video: Alessandro Lanza)
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