E’ la decana di Vedelago, la più anziana del paese. Martina Visentin, 103 anni (ne compirà 104 a dicembre) nacque dietro al tempio di Santa Mama in una casetta dei “Maeossi” (menda dei Visentin, da non confondersi con la menda dei Gainea, altro appellativo dei Visentin, ma non nella contrada di Santa Mama, nda).
Ultima di 7 fratelli (6 maschi e poi lei), Martina purtroppo non riuscì mai a conoscere suo papà (morto prematuramente). Alcuni dei fratelli espatriarono in Belgio e in Piemonte, invece lei andò a fare l’infermiera in una casa di cura chiamata Villa Belvedere.
Martina lasciò successivamente, a 22-23 anni (il suo moroso lavorava in miniera in Belgio), la sua terra natìa per fare l’inserviente. Loro si scrivevano sempre per lettera. Poi Martina emigrò in Svizzera dove faceva l’orto, piantava le verdure e curava il giardino di una famiglia (lavorò lì per 3 anni).


Martina conobbe quindi suo marito, Marino Tosato, zio di Giuseppe Tosato (ex radiologo). Lei stessa ricorda che “in casa Maeossi mangiavamo fagioli (sia singolarmente sia preparati in minestrone) e polenta. Non avevamo la scodella per tutti quindi ce la passavamo una volta che uno finiva di mangiare”. E ancora che “i vestiti ce li passavano perché non potevamo permetterci di acquistarne di nuovi. Io avevo 3 vestiti: quello per uscire con il moroso, quello per stare a casa e uno per andare a messa”.
Da bambina Martina giocava a tombola e a “tria” (detto mulino o tris: l’obiettivo era formare una fila di 3 pedine per mangiare i pezzi dell’avversario bloccandolo o riducendolo a solo 2 pedine). Ricorda che “io e mamma piantavamo patate dietro al tempio di Santa Mama. Mia mamma si chiamava Genoveffa Santin”.
Martina, nell’arco della sua vita matrimoniale e familiare, ha avuto 6 figli. Ricorda inoltre, sempre a proposito del marito, che “Marino andò a firmare la licenza come recluta dai carabinieri di Vedelago poi scelse, vista l’alta richiesta di forza lavoro, di lavorare in miniera in Belgio. Marino poi lavorò insieme ai fratelli Ismaele e Antonio (padre di Giuseppe Tosato) a Mareta (in Sud Tirolo, zona Vipiteno) in una miniera dove si estraevano pietre di zinco, piombo e argento”. Quando estraevano le pietre di piombo, zinco e argento, ricorda il figlio di Martina, Angelo Tosato “le portavano a valle per la lavorazione attraverso un sistema di funivie”. Marino era del 1914 e veniva da una famiglia originaria di San Floriano.
Una volta che i Tosato si trasferirono a Fanzolo lavorarono inizialmente come fittavoli (erano i secondi affittuari dalla costruzione del rusticale). Acquistarono poi la struttura, dotata di rimessa biade (teda) e granaio, la stalla per le vacche, la porcilaia e costruirono un tetto ancora più sporgente rispetto all’asse originario del prospetto della struttura agricola.


I Tosato acquistarono il fabbricato dopo gli avvenuti due passaggi di proprietà: dalla famiglia Giacomelli (che avevano una villa vicino alla chiesa di San Floriano poi convertita a scuola media e ora dismessa) ai Berno di Godego; infine il casolare passò nelle mani dei Tosato-Visentin e ci vissero fino a quando venne realizzata la nuova abitazione, a fianco del rustico, dove ora risiede Martina.
Martina che, dopo essere stata in Svizzera, lavorò sempre come casalinga. Il segreto della sua longevità, confessava nell’intervista “è aver fatto molto movimento (andava in stalla con le vacche, seguiva le galline, curava i campi e l’orto, nda) e anche aver superato sempre a testa alta gli ostacoli della vita”.
Martina, da sempre fedele e devota alla Madonna del Caravaggio di Fanzolo, per decadi e decadi non è mai mancata alla celebrazione della Vergine, andando ogni anno, con presenza indefessa, alla ricorrenza mariana del 26 maggio, giorno del suo festeggiamento, e alle messe settembrine collegate a questa figura religiosa.
(Autore: Emanuele Pestrichella)
(Foto: per gentile concessione della famiglia Tosato-Visentin)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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