Addio Adolfo Rossi, insegnante e preside. Cunial: “Per noi il figlio dell’avvocato Mario”

Era omonimo di un importante giornalista di Lendinara, in provincia di Rovigo, vissuto tra Ottocento e Novecento. Una curiosità, questa legata al suo nome e cognome, su cui con alcuni amici era solito scherzare.

Si è spento ieri, domenica, all’età di 86 anni, l’ingegner Adolfo Rossi, ex allievo del Cavanis di Possagno (e per questo legato a diversi padri che reggevano il Collegio Canova), e poi insegnante e preside in diverse scuole statali del territorio trevigiano, dove dimostrò notevoli competenze organizzative e didattiche.

“Ma per me, e per molti possagnesi, Adolfo Rossi era il figlio di Mario Rossi o, per meglio dire, dell’avvocato Rossi che fu un personaggio autorevole per Possagno – lo ricorda il professor Giancarlo Cunial -. Una proprietà montana dei Rossi, lungo la linea di crinale tra Palon e Archeson, era chiamata ‘i pini dell’avvocato’. Mario Rossi fu uomo politico di Possagno, autore di una guida canoviana di Gipsoteca e Tempio, dallo stile divulgativo e aneddotico, che ebbe diverse edizioni negli anni Cinquanta e che, ancora adesso, conservano come una reliquia molte famiglie del paese”.

“Adolfo ereditò dal padre e conservò per tutta la vita questa dedizione al pubblico impegno amministrativo e culturale, vissuto come un dovere civico a servizio della proprio comunità – prosegue nel suo messaggio di cordoglio Cunial -. E’ grazie a lui che ho potuto conoscere fin da giovane alcuni importanti esponenti della cultura accademica e universitaria, veneta e italiana, che, nel contempo, ebbero legami con Possagno, la sua storia, le sue indagini archeologiche e il suo patrimonio canoviano: Nicoletta Rigoni, Guido Rosada, Massimiliano Pavan, l’editore Zoppelli, Elena Bassi. Aveva tantissime conoscenze di buon livello in diversi ambiti e ha sempre letto molto, libri, riviste, cataloghi”.

“Conservava del padre una verve d’altri tempi, la battuta arguta e piacevole, un certo gusto per la vita raffinata e lievemente mondana, un fare elitario e riflessivo anche con gli amici: riteneva necessario curare l’informazione, diceva spesso che bisogna vagliare le fonti di ogni notizia per non restare legati a una conoscenza dell’attualità superficiale o parziale. Temeva il pregiudizio che, per lui, era segnale di ignoranza e di esclusione. Non era tipo da alimentare polemiche se si fosse trovato in disaccordo con le idee degli altri: preferiva esprimere il proprio parere e poi fare silenzio”.

“Me lo ricordo (all’inizio mi faceva specie) in pantaloncini corti a giocare a tennis, passione che ha dovuto abbandonare da diversi anni a causa di alcune sofferenze sopraggiunte – conclude nel suo ricordo Cunial -. Ho letto dall’avviso funebre che il funerale non si svolgerà in Tempio per la recente, necessaria chiusura per motivi di sicurezza: lui avrebbe capito anche se gli sarebbe dispiaciuto non poco”.

Esequie che si terranno invece nella Chiesa arcipretale di Cavaso del Tomba, alle 9.30 di mercoledì prossimo. Rossi lascia la sorella Fernanda, il cognato Ivo e gli amici tutti.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Onoranze funebri Brotto Thomas)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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