Grande successo per il concerto del 50° del Coro Valcavasia: brani e aneddoti per narrare alla comunità una lunga storia di amicizia

Si è tenuto ieri sera, all’anfiteatro di Piazza Benedettini, il concerto di celebrazione dei 50 anni dalla fondazione del Coro Valcavasia, nato alla Trattoria Da Miet nel 1972 (clicca qui per la storia completa): un’atmosfera ben riuscita, tra luci, musica e intrattenimento che i cittadini di Cavaso del Tomba, numerosissimi seduti in platea e in piedi ai margini dell’arena all’aperto, hanno apprezzato particolarmente, giudicando dall’intensità degli applausi.

Era presente anche una delegazione dal paesino tedesco di Volkenschwand, dove il Valcavasia ha avuto diverse esperienze di scambio culturale, rafforzando di fatto il gemellaggio con Cavaso. 

Non un semplice concerto, quanto un ripercorrere la storia di un’associazione e di un gruppo di amici, grazie alla messa in scena di un dialogo tra due membri del coro seduti a un tavolo con un’ombra di vino, Giuseppe Rugolo (nonché capogruppo della Sezione Alpini Monte Grappa) e Roberto Codemo. Il racconto ha rispettato quello spirito con cui il coro è nato, con la spontaneità e la spensieratezza del voler stare insieme a cantare, poco importa cosa e come: “La tecnica all’inizio era questa: chi cantava più forte era più bravo – è stato detto durante lo spettacolo, suscitando le risate di chi c’era e di chi non c’era. – Non ci interessavano i tecnicismi, cantavamo in modo spontaneo senza pretese”. 

Col passare degli anni, il coro si è evoluto e ha cominciato a partecipare a concorsi, trasferte, cogliendo occasioni di relazionarsi con altri cori a livello internazionale, e arrivando a cantare fino in Australia per ben due volte e in Brasile: anche in questo caso, una delle componenti più importanti è stata il fatto di divertirsi, tanto e comunque, in ogni occasione.

Il graduale perfezionamento di questo gruppo ha richiesto però in varie fasi di questi cinquant’anni un cambiamento: assieme al repertorio, a variare è stata la direzione musicale, da tempo diretta da Sabino Toscan, definito dal narratore come “un vero perfezionista” ma anche il vestiario, che è stato mostrato al pubblico con la sfilata di alcuni giovani di Cavaso. 

Prima del concerto, chiediamo al presidente Giuseppe Buziol, molto emozionato per l’evento ed entusiasmo per la grande partecipazione, quali siano i piani per il futuro e come il Coro Valcavasia stia cercando di assicurarsi un futuro nelle nuove generazioni: “Devo dire che non è facile, perché i giovani oggi hanno altre passioni. Stiamo cercando di capire le loro influenze musicali e cercare di addentrarci, per quanto possibile, anche in quelle musiche che non fanno parte della tradizione corale popolare”. 

“Questo è l’esempio di come sono le associazioni di Cavaso: ben radicate nel territorio, a ricordare i valori fondanti di questo paese – ha affermato il sindaco Gino Rugolo, anche lui pronto a esibirsi. – Siamo orgogliosi di ciò che rappresentano e in particolare questa ha contribuito a tenere alto il nome di Cavaso in diversi continenti”. 

L’evento ha alternato 18 brani appartenenti a 14 artisti – e da qui, secondo il maestro Toscan, si comprende bene la capacità e la flessibilità di questo coro nell’eseguire tipologie diverse di brani – a divertenti aneddoti sulla tradizionale pasta dell’una di notte (in programma anche ieri sera), su quando cantando “Viva l’amore che vien e che va” il coro non riusciva a chiudere il ritornello, sulla scomodità di alcune uniformi e sulla simpatia e le capacità di alcuni compagni di canto, alcuni dei quali proprio seduti in platea.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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