Farra di Soligo, caso Sartor: il Gip archivia il procedimento a carico dei fratelli Stella: “Incarcerati ingiustamente, estranei ai fatti”

Procedimento archiviato “per la radicale insussistenza dell’addebito”. Questo quanto stabilito dal giudice per le indagini preliminari di Treviso, Umberto Donà, che ieri, lunedì 10 maggio, ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta a carico dei fratelli Alberto e Francesco Stella, di 33 e 28 anni, di Farra di Soligo.

Erano accusati di omicidio preterintenzionale in concorso per la morte di Alessandro Sartor, di Cison di Valmarino, avvenuta la notte fra il 30 ed il 31 maggio del 2019 all’esterno di un locale pubblico della frazione di Tovena.

La vicenda aveva portato i due fratelli a 4 giorni di ingiusta carcerazione, revocata dopo l’esito dell’esame autoptico sullo sfortunato barista, purtroppo deceduto per cause naturali.

“Momenti molto dolorosi – ha rilevato Danilo Riponti, legale di Alberto e Francesco Stella -, che hanno sconvolto la vita di più famiglie. In primis quella di Sartor e poi delle famiglie dei fratelli Stella, che da incensurati si sono ritrovati sulle prime pagine dei giornali accusati di un evento delittuoso, che si è poi rivelato palesemente privo di fondamento e fondato unicamente su testimonianze calunniose di sedicenti testi, la cui posizione di una delle quali è stata segnalata alla Procura, da parte del Gip, per valutarne le responsabilità”.

Le responsabilità di Alberto e Francesco Stella – commenta l’avvocato Danilo Riponti – sono state smentite da accurate indagini sulla base di evidenze oggettive e filmati video che hanno escluso in radice la sussistenza di qualsivoglia ipotesi di omicidio preterintenzionale da parte dei fratelli Stella. Anzi Francesco, al momento del malore del povero Sartor, non era già più nella piazza, mentre Alberto, pur minacciato da alcuni presenti, ha atteso l’arrivo dell’ambulanza, per poi allontanarsi per paura di ritorsioni dei presenti incitati dalla falsa testimone”.

In quella circostanza Sartor, impiegato come barista nel locale stesso, si accasciò tragicamente al suolo morendo poco dopo per cause successivamente ricondotte, dal consulente del Pm, a una “insufficienza cardiaca acuta, frutto ed esito terminale di pregressa patologia di miocardite ipertrofica ed ischemia miocardica”.

Ma inizialmente si ritenne che la vittima fosse stata colpita dai fratelli indicati, in particolare, da un testimone. Tuttavia i periti non hanno rinvenuto alcuna minima traccia di percosse o lesioni sulla vittima.

E, arrestati dalle forze dell’ordine, Alberto e Francesco Stella rimasero in custodia cautelare per quattro giorni, misura revocata il 4 giugno dopo l’esito dell’autopsia sul corpo della vittima.

Con l’archiviazione di ieri il Gip ha anche ordinato la restituzione degli atti al pubblico ministero per la valutazione di eventuali responsabilità in capo al testimone sulle cui dichiarazioni si fondò l’iniziale incriminazione degli indagati.

I fratelli Stella ritengono la vicenda “pianificata a tavolino da un gruppo di persone”, sostenendo di essere stati “prima aggrediti e poi accusati ad opera di un branco”.

I due, assistiti dall’avvocato Danilo Riponti, si riservano anche di “perseguire chiunque abbia contribuito a depistare le indagini con false dichiarazioni”.

“Evidenze oggettive e i filmati hanno escluso qualsiasi condotta illegittima da parte di Alberto e Francesco Stella in danno al Sartor per il tragico evento capitatogli – conclude l’avvocato Riponti -, dovuto esclusivamente alle purtroppo gravi condizioni di salute pregresse della vittima. Viene spontaneo pensare la necessità di verificare se il lavoro pesante che stava svolgendo, fosse idoneo alle sue condizioni di salute o addirittura del tutto inadeguato per la sua persona”. Ma di questo se ne occuperà la magistratura.

(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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