Questa mattina le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia della scomparsa di Enzo Bianchi, deceduto all’ospedale Molinette di Torino a 83 anni, dopo una malattia.
Un monaco e saggista che ha fatto parlare di sé, per aver fondato la Comunità di Bose a Magnano (Biella) e poi la Casa della Madia.
Una figura nota a molti e che don Pietro Bortolini (per tutti “don Pierino”), sacerdote della parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Conegliano, ha avuto modo di conoscere e, oggi, raccontare.
Lei ha vissuto la settimana di Ferragosto con lui e i suoi monaci vicino a Ivrea, è corretto?
“Da circa 30 anni sono sempre andato da loro. Quest’anno mi sono recato là il 10 agosto ed Enzo Bianchi era stato ricoverato il giorno prima in ospedale. Ho frequentato un corso condotto dal liturgista Goffredo Boselli”.
Come ricorda Enzo Bianchi e che rapporto ha avuto con lui?
“Enzo Bianchi per me è stato un maestro di vita, in quanto aveva un senso della Chiesa molto aperto verso la ricerca e manifestava un’esegesi profonda dei testi biblici: era capace di farti vedere cose che non riuscivi a scorgere nella Bibbia.
A suo tempo aveva fondato una casa editrice. Si occupava molto di editoria e molti suoi articoli erano apparsi sulla stampa nazionale. Per me è stato un maestro in tanti sensi, davvero una conoscenza bella.
Poi ricordo che aveva sempre una predicazione e una liturgia curata: aveva un rispetto profondo per la celebrazione della Messa, che sapeva esaltare ancora di più”.
E l’esperienza nella sua comunità, com’è stata?
“Da loro ho imparato una vita di comunità come se si trattasse di una famiglia: si mangiava insieme, curando molto il cibo. Un modo per trasmettere il rispetto che l’uomo deve avere nei confronti della natura.
Per Natale e Capodanno, quest’anno, ho portato una cinquantina dei miei giovani da lui e ricordo come avesse parlato loro, cercando di esaltare un certo entusiasmo e la voglia di fare, al di fuori della nostra routine”.
Come descriverebbe Enzo Bianchi?
“Era una guida presente in tutte le espressioni della vita, con una conoscenza incredibile del monachesimo. Mostrava sempre una certa apertura verso il mondo protestante e ortodosso, tanto che ogni anno organizzava una serie di incontri riguardanti proprio il mondo ortodosso.
Quando lo incontravo, poi tornavo a casa davvero carico, perché era una persona carismatica e una personalità bella forte”.
Cosa ha provato alla notizia della sua morte?
“Sono sempre rimasto in contatto con i monaci: negli ultimi giorni sembrava che ci fosse una situazione di ripresa e, poi, oggi ho sentito la notizia della sua morte. Ho scritto ai monaci. Sono dispiaciuto ed è come se fosse morto un familiare.
Aveva fondato una comunità monastica molto aperta e anni fa era venuto anche qui nella nostra Diocesi. Sono sicuro che continuerà a vivere attraverso i suoi libri”.
(Autore: Arianna Ceschin)
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