Dottoressa aggredita in Pronto soccorso, Bizzarri: “Braccialetti di sicurezza? Presto un bilancio sulla sperimentazione”

A fare il punto sul caso della dottoressa aggredita in pronto soccorso, all’ospedale civile “Santa Maria dei Battuti” di Conegliano, è stato il direttore generale dell’Ulss2 Giancarlo Bizzarri, il quale ha assicurato il lavoro svolto dall’azienda sanitaria per assicurare un ambiente organizzato e sicuro per il personale medico e infermieristico.

La dottoressa è stata aggredita ieri, da un 20enne italiano residente a Vittorio Veneto, già noto all’Ulss2 per via della sua patologia psichiatrica e non per aggressioni precedenti.

Il giovane si era recato al pronto soccorso, in uno stato di alterazione provocato dall’alcol. Una volta entrato in ambulatorio ha approfittato di un momento in cui la dottoressa si era un attimo voltata, per colpirla con un pugno alla nuca.

Fortunatamente, la presenza di un infermiere nelle vicinanze ha consentito un intervento tempestivo, seguito dall’arrivo dei Carabinieri i quali, in un secondo tempo, hanno sentito l’aggressore.

L’azienda sanitaria ha specificato che l’episodio avvenuto non è correlato al problema degli homeless.

Facendo un bilancio, dal 1° marzo non ci sarebbero stati molti casi di aggressioni negli ospedali dell’azienda sanitaria Ulss2: “Ce ne sono stati 2-3 come quello avvenuto a Conegliano”, ha confermato il dg.

Bizzarri ha riferito che da circa un anno è in fase di sperimentazione un nuovo braccialetto, dato in dotazione al personale al lavoro negli ospedali che rientrano nell’area di competenza dell’azienda Ulss2.

A settembre chiuderemo la sperimentazione, per fare la somma di come è andata: valuteremo quello che è stato l’utilizzo di questi braccialetti, in quali ospedali sono stati utilizzati con la stessa intensità e se hanno consentito un intervento tempestivo, per limitare i danni. Nel caso della dottoressa di Conegliano, l’aggressione è avvenuta mentre era voltata di spalle, motivo per cui non ha fatto in tempo ad azionare il braccialetto – ha spiegato Bizzarri – Si tratta di un orologio, con un pulsante che può essere attivato quando il personale sta per essere aggredito. Il pulsante è collegato a una centrale che, una volta ricevuto l’allarme, mette in atto tutte le figure utili all’intervento”.

Il dg ha inoltre spiegato che è attivo un servizio di psicologia per gli operatori che hanno subito aggressioni, per dar loro un supporto emotivo.

“Ieri sera ho sentito la dottoressa, a cui sono stati 10 giorni di prognosi. Sta bene, ma c’è sempre la parte emotiva, in quanto essere aggrediti da dietro genera preoccupazione”, ha aggiunto.

In ospedale a Conegliano è presente un agente di Polizia, che lavora su turno giornaliero. Al momento l’azienda sanitaria non ha dimostrato preoccupazione sul fatto che il personale medico e infermieristico possa spostarsi nei centri privati, anche per una questione di sicurezza.

“Ora la nostra attenzione è concentrata nell’assicurare un clima organizzativo e di sicurezza per il personale impegnato a curare le persone”, ha concluso.

Nel frattempo, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha mandato le sue parole di supporto alla dottoressa aggredita.”A nome di tutti i veneti, desidero esprimere la mia vicinanza alla professionista coinvolta, ai suoi familiari e a tutto il personale sanitario dell’Ulss2. Quanto accaduto è gravissimo e inaccettabile – ha detto Stefani – Chi colpisce una persona impegnata nella tutela della salute dei cittadini, colpisce i valori di rispetto e solidarietà su cui si fonda la nostra comunità”.

“Le aggressioni nei confronti di medici, infermieri e operatori sanitari non possono trovare alcuna giustificazione – ha concluso – Ringrazio il personale sanitario che continua a operare con professionalità anche nelle situazioni più difficili e le Forze dell’Ordine, per il tempestivo intervento. La Regione Veneto continuerà a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare la sicurezza nelle strutture sanitarie. Salvare vite è un impegno gravoso, è inammissibile che chi se ne incarica debba farlo in condizioni di scarsa serenità”.

(Autore: Arianna Ceschin)
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