Uniformi, documenti, fotografie e cimeli custodiscono oltre due secoli di storia dell’Arma all’interno del Museo dei Carabinieri Reali – Collezione Antoniazzi di Conegliano. Non si tratta soltanto di oggetti esposti, ma di testimonianze che raccontano le missioni, gli atti di valore e la presenza quotidiana dei carabinieri al servizio dello Stato e delle comunità.
Tra gli ambienti più rappresentativi figura la Sala delle dage, che prende il nome dagli spadini, conosciuti anche come briquet, collocati sulle travi. Queste armi accompagnarono per molti anni i carabinieri e introducono un percorso che ripercorre alcuni importanti avvenimenti, dalla presenza dei militari a Fiume alla celebre carica di Pastrengo, quando tre squadroni di carabinieri a cavallo intervennero per proteggere re Carlo Alberto dall’avanzata delle truppe austriache.
Una delle vetrine è dedicata all’evoluzione della bandoliera e mostra che cosa contenesse questo elemento dell’uniforme tra il 1814 e il 1945. Accanto trovano posto antiche tessere, timbri e documenti che testimoniano i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo. Particolarmente caratteristici sono i cosiddetti gradi umbertini, o “gradi a fiore”, portati sulle maniche delle uniformi alla fine dell’Ottocento per indicare il grado dei militari.
Lungo la scala sono esposti dipinti risalenti alla metà del XIX secolo e copertine di riviste dedicate agli atti di valore compiuti dai carabinieri. Il racconto prosegue attraverso le missioni e i conflitti del Novecento, con una vetrina ispirata alla battaglia di El Alamein. Sono esposti un carabiniere in uniforme da paracadutista, il particolare cinturone utilizzato per trasportare munizioni e bombe a mano e il caratteristico elmetto modello 1941.
Tra i cimeli più significativi figura della sabbia proveniente da una trincea di El Alamein, accompagnata da alcuni proiettili italiani e da un frammento dell’imbottitura di un elmetto. Altre uniformi appartengono invece alle unità dei carabinieri che collaborarono con gli Alleati dopo lo sbarco in Sicilia. La collezione conserva anche un elmetto riconducibile a uno dei motociclisti che entrarono a Gorizia durante la liberazione della città.
Una teca dal particolare valore storico e umano custodisce la sabbia di Palidoro, raccolta nei pressi della torre vicino alla quale, il 23 settembre 1943, venne ucciso Salvo D’Acquisto. La teca fu inaugurata il 10 giugno 2023 da Alessandro D’Acquisto, fratello del vicebrigadiere, in occasione dell’apertura ufficiale del museo. Alla memoria dell’eroico carabiniere è dedicato anche un manichino con un’uniforme che ne ricorda la figura.
Il museo documenta inoltre la presenza dei carabinieri in Palestina, Etiopia, Russia e Albania. A quest’ultima campagna sono dedicati una bandiera considerata preda bellica, fotografie scattate insieme alla popolazione locale, cartoline, calendari e medaglie. Due sezioni ricordano anche l’intervento dell’Arma in occasione di alcuni grandi terremoti, attraverso immagini di caserme danneggiate e onorificenze assegnate ai militari impegnati nelle operazioni di soccorso.










Un altro approfondimento riguarda la missione di Massaua, iniziata nel 1884, quando le navi della compagnia Rubattino erano esposte a continui attacchi. Il Regno d’Italia inviò quattro carabinieri per valutare la possibilità di creare una base destinata a un contingente interforze che potesse proteggere le imbarcazioni.
Tra i reperti sono conservate una divisa bianca da fatica, scelta perché più leggera e adatta al clima, e una successiva versione color bronzo. L’evoluzione dell’equipaggiamento è raccontata anche attraverso i precedenti fucili ad avancarica e il moschetto Vetterli da carabiniere, adottato nel 1887.
La collezione comprende inoltre un articolo del Corriere della Sera dedicato all’esplosione della polveriera di Taulud, nella quale persero la vita due militari, e una piccola composizione realizzata con bossoli deformati dalla deflagrazione. Le operazioni in Libia portarono invece a modificare la bandoliera, raddoppiando le cassette destinate alle munizioni per garantire ai militari una maggiore capacità operativa anche nelle zone più lontane dai rifornimenti.
Il percorso non racconta soltanto le missioni e i conflitti, ma anche la presenza quotidiana dell’Arma sul territorio. Una sezione rende omaggio al comandante di stazione e al ruolo delle stazioni dei Carabinieri, considerate la base della capillarità dell’istituzione e un presidio di legalità e di rappresentanza dello Stato anche nei centri più piccoli.








Una macchina da scrivere, un telefono, il campanello utilizzato dai cittadini per chiedere aiuto, una lampada a petrolio e la fotografia di una stazione durante un giorno di festa restituiscono l’immagine di un rapporto costruito nel tempo con le comunità. Gli ultimi spazi sono dedicati ai carabinieri in congedo, che dalla fine dell’Ottocento iniziarono a riunirsi in società di mutuo soccorso, dalle quali si sviluppò successivamente l’attuale Associazione Nazionale Carabinieri.
Ad accompagnare le attività del museo c’è anche Minnie, una simpatica meticcia di otto anni diventata la mascotte e la beniamina dei visitatori. Vigile ma cordiale, accoglie ogni nuovo ospite come fosse una festa, avvicinandosi in cerca di coccole e regalando sorrisi a grandi e piccoli. La sua presenza è ormai una costante, soprattutto durante le immancabili fotografie di gruppo: Minnie riesce sempre a conquistare un posto in prima fila, trasformandosi nella protagonista inattesa di ogni scatto.


Proprio all’interno di questo luogo, nel quale la memoria viene custodita e trasmessa, si è svolta una cerimonia semplice ma particolarmente significativa per salutare il colonnello Massimo Ribaudo, comandante provinciale dei Carabinieri di Treviso, in partenza verso una nuova prestigiosa sede.
Alla presenza del presidente dell’Associazione Collezione Antoniazzi ODV, Guido Antoniazzi, e di una delegazione dei soci che gestiscono il museo e le attività di ricerca e divulgazione, sono stati ricordati il rapporto di vicinanza instaurato negli anni e il sostegno dimostrato dal colonnello nei confronti del progetto.
Tra i momenti condivisi figurano l’inaugurazione ufficiale del Museo dei Carabinieri Reali e le cerimonie durante le quali sono stati riconsegnati alle famiglie di alcuni carabinieri deportati materiali e testimonianze rinvenuti e custoditi dal museo. Occasioni capaci di restituire ai familiari frammenti della memoria dei propri cari e di dare un significato concreto al lavoro di ricerca svolto dall’associazione.


È stata ricordata anche l’intitolazione di un parco di Conegliano al vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, la prima avvenuta in Italia dopo la sua beatificazione. Un’iniziativa che si inserisce nell’impegno del museo per mantenere vivi il ricordo e i valori incarnati dall’eroico carabiniere.
A suggellare il legame costruito negli anni, Antoniazzi ha consegnato al colonnello Ribaudo la Tessera di Cristallo con la qualifica di Socio Benemerito. Si tratta della seconda conferita dall’associazione dopo quella destinata ad Alessandro D’Acquisto.


“Il colonnello è stato per noi una figura di riferimento: ci ha guidati nella partenza e ci ha seguito e sostenuto in questi anni – ha spiegato Antoniazzi –. Ci tenevamo a lasciare un segno tangibile della nostra gratitudine. La Tessera di Cristallo ha un valore simbolico e rappresenta il riconoscimento di una condivisione di valori che unisce l’Associazione all’Arma dei Carabinieri”.
“Qui mi sono sentito a casa. In certi momenti chi ricopre un ruolo di comando si sente qualche volta un po’ solo, ma la forza si trova nelle persone che condividono gli stessi valori, che credono nell’Istituzione anche senza farne parte e che la sostengono in ogni circostanza – ha sottolineato Ribaudo –. Mi sono trovato benissimo tutte le volte che sono venuto qui, dall’inaugurazione alle prime edizioni del calendario e agli altri incontri. Sono stati momenti sereni, ai quali ho partecipato con grande piacere”.
“Ritrovare e condividere le nostre tradizioni, i nostri valori e la nostra storia ci rende più forti e sostiene il nostro agire quotidiano – ha aggiunto il colonnello –. Non posso che dirvi grazie. È stata un’esperienza bellissima, anche perché avete aggiunto quella componente umana che rappresenta il vero elemento di forza che ciascuno di noi cerca per affrontare la quotidianità”.
La Tessera di Cristallo assume così un significato che va oltre il momento del saluto. All’interno di un museo nato per custodire la memoria dei carabinieri, il riconoscimento consegnato a Ribaudo rappresenta la continuità degli stessi valori raccontati dai cimeli: servizio, vicinanza alle persone, senso delle istituzioni e condivisione. Un legame tra passato e presente che il Museo dei Carabinieri Reali continua a conservare e a trasmettere alle nuove generazioni.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto: Mihaela Condurache e per gentile concessione del Museo Carabinieri Reali. Video: Mihaela Condurache)
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