Fondazione ABC Study on Heart Disease ETS: trent’anni di ricerca per la salute nel Veneto

“Una ricerca nata nel territorio, costruita nel tempo, rivolta al futuro”: sono le parole che caratterizzano meglio il lavoro di ricerca medico-scientifica che da circa trent’anni svolge la Fondazione ABC Study on Heart Disease ETS sul territorio.

Una realtà che ha sede all’ospedale De Gironcoli di Conegliano, fondata e presieduta dal dottor Giuseppe Berton, stimato medico cardiologo e ricercatore.

Una storia che ricorda quanto, da oltre trent’anni, un gruppo di medici, ricercatori, pazienti e istituzioni del Veneto sta costruendo una delle più lunghe esperienze italiane di follow-up cardiovascolare: è la storia dell’ABC Study on Acute Coronary Syndrome, una ricerca nata nel territorio e oggi vicina al traguardo del follow-up trentennale.

Il progetto nacque nei primi anni Novanta, con un obiettivo allora molto ambizioso: comprendere quale fosse l’evoluzione a lungo termine dei pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta.

Tra il 1992 e il 1998 vennero “arruolati” circa 800 pazienti alle Unità Coronariche di Conegliano, Bassano del Grappa, Adria e Padova. Dal 1998 ebbe inizio il loro follow-up clinico, che prosegue ancora oggi e si avvicina al traguardo dei trent’anni di osservazione e studio .

Nei primi quindici anni il progetto è stato condotto con impegno da un gruppo di medici e ricercatori, i quali hanno proseguito negli anni a seguire personalmente i pazienti, mantenendo vivo uno studio che già allora rappresentava una realtà rara nel panorama italiano.

Una svolta fondamentale arrivò nel 2015, quando la Regione del Veneto riconobbe formalmente il valore scientifico e sanitario della ABC Study scegliendo di sostenerne lo sviluppo nel lungo periodo e favorendo la nascita della ABC Study on Heart Disease Foundation ETS. Grazie a questo sostegno istituzionale il progetto ha potuto poi consolidarsi e ampliarsi, sviluppando nuove attività di ricerca, formazione e divulgazione scientifica.

In questi anni la ABC Study ha prodotto numerosi risultati scientifici, pubblicati su riviste internazionali e presentati nei principali congressi nazionali e internazionali di Cardiologia. Parallelamente ha formato giovani medici e ricercatori, promuovendo iniziative rivolte alla prevenzione cardiovascolare e alla diffusione della cultura scientifica nel territorio.

“La caratteristica che rende davvero unica questa ricerca è la sua impostazione originaria – ha fatto sapere la Fondazione – Il tempo non rappresenta soltanto la durata dello studio: è uno dei suoi principali strumenti scientifici”.

“Il valore di un follow-up così esteso cresce con lo scorrere degli anni, perché consente di osservare fenomeni che studi più brevi non possono mettere in evidenza”, ha aggiunto.

La fase di massima maturità scientifica

“Per quasi trent’anni abbiamo costruito un patrimonio di dati clinici. Oggi, grazie all’evoluzione delle metodologie statistiche, quel patrimonio può essere analizzato con strumenti statistici che, fino a pochi anni fa, non erano disponibili – ha affermato il dottor Giuseppe Berton, intervistato per questi trent’anni insieme allo studente di Medicina e borsista della Fondazione David Merotto – Accanto alla prosecuzione del follow-up dei pazienti, i più recenti sviluppi delle metodologie statistiche permettono oggi di valorizzare pienamente un patrimonio di dati raccolto”.

“Ora non solo possiamo stabilire se un fattore biologico o clinico del paziente sia associato a un aumento del rischio, ma anche studiare come questo rischio evolva nel corso degli anni – ha dichiarato – In altre parole, il nostro gruppo di ricerca ha sviluppato e sta applicando metodologie che consentono di stimare per quanto tempo un determinato fattore biologico mantenga il proprio valore prognostico, quando questo si attenui o si rafforzi nel tempo e come i trattamenti terapeutici possano modificarne l’evoluzione. È quindi possibile descrivere l’andamento del rischio durante il follow-up e comprendere come esso cambi nel tempo, in relazione sia alle caratteristiche biologiche del paziente, sia alle terapie ricevute”.

A questo punto, il dottor Berton ha fornito una casistica pratica.

“Per fare un esempio concreto, oggi possiamo studiare come il rischio associato a importanti parametri biologici e clinici (quali l’estensione del danno miocardico dopo un infarto, lo scompenso cardiaco, la disfunzione endoteliale, l’infiammazione che accompagna la fase acuta dell’infarto, la pressione arteriosa, i profili lipidici o altri indicatori biologici) evolva durante il follow-up – ha spiegato – Possiamo cioè comprendere se questi fattori esercitino il loro maggiore impatto nei primi anni dopo l’evento cardiovascolare, se il loro effetto prognostico persista nel tempo oppure venga progressivamente modificato dalle terapie, dai cambiamenti dello stile di vita e dall’evoluzione clinica del paziente”.

Per molti anni la ricerca ha cercato soprattutto di rispondere alla domanda: “Questo fattore aumenta il rischio?”.

“Oggi, grazie al lungo follow-up e alle nuove metodologie statistiche, possiamo aggiungere domande ancora più rilevanti: ‘Per quanto tempo aumenta il rischio? Quando questo rischio cambia? E come le terapie possono modificarne l’evoluzione?’ – ha chiarito il medico cardiologo – È proprio la durata eccezionale del follow-up che rende oggi possibile questo salto di qualità scientifico”.

“Per questo motivo, il completamento del follow-up trentennale rappresenta il naturale coronamento di un progetto pensato fin dall’origine per svilupparsi nel lungo periodo – ha aggiunto – L’obiettivo non è soltanto quello di produrre nuove pubblicazioni scientifiche, ma di trasformare le conoscenze acquisite in strumenti utili per migliorare la prevenzione, comprendere meglio l’evoluzione delle malattie cardiovascolari e di altre patologie, favorire cure sempre più personalizzate e offrire benefici concreti ai cittadini del nostro territorio i quali, con la loro partecipazione, hanno reso possibile questa esperienza”.

Il ruolo dei giovani borsisti

Accanto ai medici che hanno dato origine alla ABC Study opera oggi un gruppo di sei giovani ricercatori, tra cui tre studenti di Medicina, che stanno contribuendo con entusiasmo alla prosecuzione del progetto e rappresentano il futuro della ricerca clinica sviluppata nel nostro territorio.

“La loro presenza garantisce continuità a un patrimonio scientifico costruito nell’arco di oltre un quarto di secolo”, ha commentato il dottor Berton.

“Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento ai pazienti che continuano a partecipare al follow-up, ai professionisti sanitari, ai giovani ricercatori, all’Ulss2 Marca Trevigiana, alla Regione del Veneto, alle amministrazioni locali e a tutte le realtà del territorio che, negli anni, hanno creduto nel valore di questo progetto. La ABC Study è cresciuta grazie alla collaborazione tra istituzioni, sanità, ricerca e cittadini”, ha aggiunto.

In occasione di questi trent’anni, lo sguardo è quindi proiettato verso il futuro.

“Oggi, mentre si avvicina il traguardo dei trent’anni di osservazione, si guarda al futuro con l’obiettivo di completare un percorso scientifico unico e di continuare a mettere le conoscenze acquisite al servizio della salute della comunità – ha affermato il dottor Berton – La ricerca scientifica è un investimento sul futuro. Quando nasce nel territorio, cresce grazie alla collaborazione tra cittadini, istituzioni, professionisti sanitari e giovani ricercatori e restituisce conoscenze utili alla salute della comunità, ecco quindi che diventa un patrimonio comune”.

“La ABC Study rappresenta oggi un patrimonio scientifico e umano del Veneto, costruito in oltre trent’anni di lavoro condiviso. Un patrimonio che ha già prodotto importanti risultati scientifici e che oggi, grazie alla maturità raggiunta, guarda ai prossimi anni con l’obiettivo di continuare a generare conoscenza, innovazione e benefici concreti, per i pazienti e per la salute della nostra comunità”, ha concluso.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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