Vazzola si prepara a dare l’ultimo saluto a Franco Pradal, scomparso mercoledì 27 maggio all’età di 86 anni in seguito a una tragica caduta in un canale mentre si trovava nei terreni che aveva coltivato e curato per tutta la vita. Una morte che ha colpito profondamente la comunità, dove Pradal era conosciuto non solo come agricoltore, ma anche come storico musicista della banda di Mareno di Piave e della fanfara degli Alpini di Conegliano.
A ricordarlo con commozione è il figlio Carmelo, che traccia il ritratto di un uomo legato alla terra, alla famiglia e ai valori del lavoro. “Mio padre era un uomo semplice, ma con grandi valori umani e morali. Era un cristiano autentico, una persona che ha sempre messo la famiglia al primo posto e che vedeva la sua piccola proprietà come un giardino da curare ogni giorno, con la stessa attenzione che dedicava ai suoi cari” racconta.
Nato e cresciuto in una famiglia contadina, Franco Pradal aveva dedicato l’intera esistenza all’agricoltura. Prima come mezzadro e poi come proprietario dei propri terreni, aveva costruito la sua vita attorno al lavoro nei campi, affrontato con passione e senso del dovere. Proprio quel legame con la terra lo ha accompagnato fino agli ultimi istanti.
“Fino all’ultimo giorno ha fatto ciò che amava di più: accudire i suoi terreni – racconta ancora Carmelo –. La sera tornava a casa e raccontava a nostra madre Lina come aveva trascorso la giornata, soddisfatto di aver fatto ancora una volta il proprio dovere. Era nato nella terra ed è vissuto per coltivarla e custodirla per chi sarebbe venuto dopo di lui”.
Accanto all’amore per l’agricoltura c’era quello per la musica. A soli 14 anni entrò a far parte della banda musicale di Mareno di Piave, iniziando un percorso che lo avrebbe accompagnato per oltre sette decenni. Con la sua presenza costante contribuì alla crescita del gruppo, partecipando a concerti e manifestazioni in tutta Italia e anche all’estero.
Negli ultimi venticinque anni era diventato inoltre una figura molto apprezzata nella fanfara degli Alpini di Conegliano, con la quale prese parte a innumerevoli sfilate e raduni. Soltanto a 84 anni, a causa dell’aggravarsi della sordità, aveva deciso di posare definitivamente il sax e il contralto, ricevendo in quell’occasione l’affetto e il riconoscimento dei compagni di entrambe le formazioni musicali.
“La musica è stata una parte fondamentale della sua vita – ricorda il figlio –. Attraverso la banda e la fanfara ha costruito amicizie profonde e ha portato con orgoglio il nome del nostro territorio in tutta Italia”.
Accanto a lui per oltre sessant’anni c’è sempre stata la moglie Lina. Dal loro matrimonio sono nati Antonella, Carmelo e Nadia, ai quali Franco ha trasmesso quelli che considerava i valori fondamentali dell’esistenza. “Ci ha insegnato che prima vengono i doveri e poi i diritti. Responsabilità, correttezza, rispetto degli altri: questi sono gli insegnamenti che ci lascia e che porteremo sempre con noi”.
Per la famiglia, Franco Pradal rappresentava l’espressione di una generazione che ha contribuito a costruire il Paese con sacrificio e dedizione. “È stato uno di quegli uomini che hanno reso grande l’Italia del lavoro – conclude Carmelo –. Una generazione forse non sempre compresa fino in fondo, ma che ha lasciato un patrimonio di valori straordinario”.
Il funerale sarà celebrato lunedì 1 giugno alle 16 nella chiesa parrocchiale di Vazzola. Al termine della cerimonia la salma sarà accompagnata al cimitero del paese. Franco Pradal lascia la moglie Lina, i figli Antonella, Carmelo e Nadia, gli amati nipoti e tutti i familiari che oggi ne custodiscono il ricordo. Domani, domenica, alle ore 20 sempre nella chiesa di Vazzola verrà recitato il Santo Rosario.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Onoranze funebri Salamon)
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