Il Festival Cultura Liberata, manifestazione che animerà questo weekend a Conegliano, è entrato ieri sera nel vivo, con uno dei suoi ospiti di punta: lo psichiatra Paolo Crepet, fresco del Premio Hemingway con il suo ultimo libro “Riprendersi l’anima”, protagonista della conferenza “Curare il pensiero”.
Crepet ha dialogato di fronte a un Teatro Accademia che ha fatto il tutto esaurito con ben 600 spettatori in sala, toccando diversi punti e questioni, tutti convergenti sulla “cura”, focus su cui il festival quest’anno si è concentrato.
Un dialogo condotto da Alberto Gava, imprenditore e presidente del festival il quale, prima dell’inizio della serata ha ringraziato i presenti, gli sponsor, i sostenitori e tutti i volontari.
Sono seguiti i saluti iniziali da parte dell’assessore alla Cultura di Conegliano Cristina Sardi e del presidente del Consiglio regionale Luca Zaia.
“Fin quando c’è l’occasione di incontrarci, c’è speranza – la premessa fatta da Crepet – Credo che i giovani abbiano bisogno di qualche mito e bisogna avere fiducia. Personalmente, ho la voglia di trasmettere quanto ho imparato”.
“Non si può vincere sempre e la perfezione non esiste: troppa ricerca della perfezione, ammala – ha proseguito – In questo mondo, bisogna essere dalla parte di qualche cosa e io sono dalla parte delle persone”.
“Siamo tutti sofferenti e chi non riconosce questa cosa, mi fa un po’ pena – ha continuato – Credo che sia necessario ricordarsi che la bellezza deve trovare spazio nella nostra vita e che la sensibilità è la capacità di leggere attraverso i sensi”.


Visto l’avvicinarsi della Maturità, Crepet si è espresso anche sul mondo della scuola e, di riflesso, sull’atteggiamento dei genitori.
“Se promuoviamo tutti, allora non promuoviamo nessuno. Io credo nel merito e in un attimo di ribellione da parte dei giovani, che vuol dire tracciare la propria strada, nonostante i ‘no’ che si ricevono – ha affermato – Ai genitori che vanno ai concerti con i figli chiedo ‘Perchè non state a casa?’. Statevene a casa tranquilli. Oggi c’è l’ossessione del controllo, che inizia alle 8.30 del mattino con il registro elettronico”.
“Io sarei per proibire l’ingresso degli adulti nelle scuole. Cosa andate a fare là? I sindacalisti? Non avete altro da fare? – ha continuato – Così facendo, si crea un danno e crescono persone fragili. Poi il problema non è il fatto che i figli vadano all’estero, ma bisogna lavorare affinché tornino, con un salario dignitoso e una speranza di vita”.
Lo psichiatra si è quindi pronunciato sulle nuove generazioni.
“Voglio una gioventù che sia cosmopolita e spesso l’atteggiamento di noi adulti è quello di una protettività che è espressione di colpa: gli adulti devono creare i presupposti per un mondo migliore – ha affermato – Alla scuola, ad esempio, proporrei dei progetti come quello di adottare un cucciolo, per insegnare ad accudire”.
E, quindi, cosa contraddistingue quest’epoca contemporanea? “Ci manca la voglia di cambiare – la risposta dello psichiatra – Togliete lo schermo ai bambini di 6 anni e date loro delle matite colorate, se non volete che diventino dei rimbecilliti a 42 anni: l’evoluzione pedagogica passa per la creatività“.
“Oggi non so cosa ci sia di peggio della comfort zone – il suo commento – Fa pensare il dato secondo cui un terzo delle nostre aziende con il cambio generazionale muore: se pensate che i soldi sia meglio ereditarli anziché farli, allora siete morti”.
Netta anche la sua posizione in tema di intelligenza artificiale: a suo parere, non è lo strumento adatto per risolvere i problemi personali.
“Sono contrario all’uso di ChatGPT, ad esempio per i problemi amorosi: meglio parlare con un’amica – il suo pensiero – Per tornare a far sognare i giovani, ci vogliono degli esempi e il mio lo sono stati i nonni”.
“Io sono dalla parte della creatività assoluta ed esplosiva, mi piace un ragazzo che s’inventa qualcosa – ha detto – Ai giovani dico ‘Ribellatevi, ogni tanto un mescolamento delle carte aiuta’. A volte anche la nostra mente ha bisogno di un aggiornamento e io sono convinto che ce la facciamo”.
Crepet si è inoltre espresso sull’utilizzo smodato dei social. “Penso che si possa andare in spiaggia senza dover fare delle foto e metterle su Instagram – ha dichiarato – Io invoco il diritto all’oblio: se vado a cena, non devo essere fotografato e messo sui social, perché questo confligge con la libertà. Siamo diventati tutti dei guardoni, che guardano dal buco della serratura, e dei gossippari”.
“Questa diventa una vita da carcerati e ciò è al posto della libertà, perché si vive della vita degli altri: bisogna essere liberi – ha continuato – Dobbiamo avere la libertà di fare delle scelte sbagliate: non mi piace questo mondo, dove il quoziente intellettivo sta calando in maniera vertiginosa”.
Quali sono i consigli di Paolo Crepet? “Parlare con la propria anima e per farlo non significa essere dei monaci buddhisti o dei malati di mente – ha concluso – L’anima più leggera e più ti fa salire”.
Nel frattempo, il festival oggi prosegue con Massimo Colomban e Giovanni La Varra, i quali parleranno di “curare le città”, mentre alle 10.30 Patrizia Caraveo e Fabio Biancat discuteranno di come “curare lo spazio”.
Sul fronte degli incontri con gli autori, questa mattina sarà la volta di Armando Zanotto e Ilaria Pittana.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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