Oggi spettatori, vent’anni fa Campioni: quando il Mondiale lo vincevamo noi

La festa con la Coppa del Mondo e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo la finale di Berlino vinta contro la Francia

Questa sera noi calciofili italiani ci limiteremo a sederci davanti alla tv o vicini alla radio con la curiosità di vedere chi tra Francia e Marocco sarà la prima semifinalista del Campionato mondiale di calcio. Eppure, esattamente vent’anni fa, quella Coppa così agognata la vincevano proprio i nostri azzurri, in primis capitan Fabio Cannavaro, che in mondovisione prima la baciò e poi la alzò al cielo di Berlino.

Domenica 9 luglio 2006, manca poco alle ore 20: chi a casa, chi nelle piazze davanti ai maxischermi (Conegliano registrò il sold out in piazza Cima, dove nell’avvicinarsi a piedi c’è chi fece la strada assieme ad amici non visti da chissà quanto tempo), ma comunque la stragrande maggioranza degli italiani si apprestava a vivere col cuore in gola la finale mondiale contro la Francia. Sei anni prima, all’Europeo, la spuntarono i Bleus, ma questa volta gli azzurri arrivano all’atto finale del torneo iridato con una fame notevole (non lo vincevamo dal 1982, altra storia indimenticabile, beato chi c’era!) e a gonfie vele grazie all’entusiasmante vittoria per 2-0 ai supplementari sui padroni di casa della Germania, con uno dei due gol realizzato dall’enfant du pays Alessandro Del Piero.

Chi c’era, quella sera a Conegliano (altre città della Marca organizzarono maxischermi e altre declinarono, in certi casi anche “per scaramanzia”), ricorda la piazza principale del centro storico che si riempie pian piano, l’Inno di Mameli cantato da un unico, gigantesco coro, il rigore di Zidane con la palla che sembra non entrare e invece sì (il sole non era ancora tramontato e il riflesso sullo schermo non era dei più favorevoli), la paura di non riuscire a rimontare e invece, appena una dozzina di minuti dopo, Marco Materazzi che prende l’ascensore e infila di testa Barthez per il pareggio azzurro.

La parte restante dei tempi regolamentari e i supplementari furono un’oggettiva, lunga sofferenza sportiva perché la Francia sembrò averne qualcosa in più: si ricordi almeno il colpo di testa in torsione di Zidane mandato in corner da Buffon. Molti tifosi arrivarono emotivamente stremati all’epilogo più incerto, quello dei calci di rigore, non prima di avere sfogato (a parole, con i fischi e i bitonali) un po’ di rabbia agonistica per l’espulsione di Zidane dopo la celebre testata a Materazzi.

Dal dischetto, l’Italia trovò la sequenza perfetta: Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero andarono a segno, mentre fra i transalpini sbagliò Trezeguet, che mandò il pallone sulla traversa. Irreale il silenzio, in piazza Cima e un po’ in tutta Italia, mentre Fabio Grosso si apprestava a tirare il quinto penalty, che spiazzò Barthez facendo iniziare meno di un secondo dopo la festa da Lampedusa al Brennero, da Ventimiglia a Muggia, dalla Maddalena a Lecce.

Una tensione durata due ore e mezza trovò sfogo – quasi ovunque civilmente – nelle piazze, nelle strade, sui lungomare, nelle case, facendo abbracciare gente che si conosceva da una vita o che non si era mai vista prima. E chissà quanti amori sono nati quella sera, in cui tutti o quasi vissero a pieno, “in tempo reale”, l’evento, visto che i social erano non diciamo agli albori ma di certo non preponderanti come ora. Fatto sta che è facile, ancora oggi, ricordarsi dove – e con chi – si era quella notte. E, per chi era a Conegliano, andare anche alla memoria dell’utilitaria che scese pericolosamente la Gradinata degli Alpini.

Per l’Italia del calcio fu la quarta vittoria iridata, la prima del nuovo millennio. Chi mai avrebbe pensato – tra un carosello e un brindisi, tra un fumogeno e un coro, tra uno sfottò e un fuoco d’artificio durati fino a notte fonda se non all’alba – che dopo quel trionfo avremmo collezionato due spedizioni ingloriose di fila (Sudafrica 2010 e Brasile 2014) e che a Russia 2018, Qatar 2022 e Usa-Canada-Messico 2026 non ci saremmo nemmeno arrivati? Neanche il più fantasioso tra gli autori di thriller avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura così – all’epoca – irreale, a pena di essere bollato come pazzo e/o pericoloso per sé e gli altri.

L’astinenza da vittoria internazionale, per l’Italia del giuoco del calcio, venne lenita solo nel 2021 con la vittoria in quello strano Campionato europeo, itinerante e non godibile al 100% perché costretto a convivere con una pandemia non ancora terminata. Chi non era in quarantena poté finalmente lasciarsi andare un po’, ma vincere il Mondiale rimane un’altra cosa.

E questa sera? La Francia è favorita sulla carta, ma attenzione al Marocco: potrebbe essere la sorpresa (anche) di questo Mondiale. Noi? Beh, speriamo nel 2030. Di esserci, s’intende.

(Autore: Luca Anzanello)
(Foto: archivio Quirinale.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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