Per non dimenticare: 10 mesi senza Matteo Vendramin. Lo sfogo della zia

La speranza era quella di non dover arrivare a questo anniversario, se così si può chiamare, ma di poter mettere la parola “fine” alla triste storia della scomparsa di Matteo Vendramin.

Invece oggi siamo qui nel ricordare che sono trascorsi 10 mesi di silenzio e di Matteo, originario di Conegliano, non si sa più nulla. Da quel 7 ottobre la sua storia di vita, e quella dei famigliari, è rimasta sospesa.

Quella mattina il giovane si è allontanato da casa, ha fatto (inspiegabilmente) una sosta di qualche ora a Rua di Feletto (frazione di San Pietro di Feletto) e poi il nulla.

Dieci mesi di agonia che zia Lucilla ha spiegato in una lettera, facendosi interprete del sentire della famiglia, senza nascondere anche la rabbia e la tensione che stanno accompagnando questi mesi così difficili.

“Dieci mesi dalla scomparsa di mio nipote Matteo Vendramin. Oltre alla sofferenza per la sua scomparsa, continua incessante anche quella dovuta all’attesa di notizie. Viviamo in un silenzio dolente, a volte interrotto da voci vuote, che si ricordano del fatto di ‘cronaca locale’ o da sguardi curiosi e giudicanti di chi crede di avere il controllo totale sul proprio destino e pensa che le disgrazie capitino solo per colpa o debolezza altrui, dimenticando che la vita può cambiare in un attimo per chiunque” così inizia lo sfogo di zia Lucilla.

“E se, da un lato, si continua a sperare che qualcosa accada, dall’altro non si può ignorare l’amaro e triste dato di realtà e cioè che non si sta più cercando attivamente Matteo. Dal fascicolo delle ricerche, ricevuto in copia tempo fa, si evince che le indagini sono state interrotte perché non ci sono tracce – scrive la signora – Nell’economia del ‘dare avere’, il fatto quindi non giustifica più l’impiego di mezzi e uomini per la ricerca dello ‘scomparso’ Matteo, nonostante i tanti interrogativi rimasti inevasi”.

“Richieste di controlli inoltrate alle compagnie aeree che non hanno mai risposto, tabulati telefonici mai richiesti al gestore, nessuna ricostruzione approfondita dei giorni precedenti alla scomparsa, per tracciare a matita lo stato d’animo di Matteo, che accusava un alto livello di stress e preoccupazione per la sua salute. In mancanza di tutti questi dettagli, mai verificati, non resta che sperare nel destino – prosegue la zia -. La vita di un giovane adulto affidata al caso. Delusione e sfiducia? Sì, parecchia, mentre la famiglia tenta comunque di andare avanti, tra dolore e frustrazione per non aver ricevuto mai nessuna risposta”.

A questo punto la zia di Matteo ha colto l’occasione per ringraziare tutti coloro che sono rimasti loro vicini in questi mesi così duri: “Voglio nel contempo ringraziare tutte le persone che hanno condiviso e condividono con noi il dolore per la scomparsa di Matteo, che non si sono prestate a costruire ipotesi fantasiose o a inseguire storie immaginarie, che ne difendono il ricordo con l’affetto di sempre e che non smettono di aspettarlo o di sperare almeno in qualche notizia – ha concluso -. A loro va tutta la nostra riconoscenza. Desidero inoltre esprimere vicinanza e solidarietà a tutte le famiglie degli scomparsi, con l’augurio che la resilienza sia sempre con noi”.

(Autore: Arianna Ceschin)
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