“Quella volta che incontrai Baresi”: Vincenzo Papes ricorda l’amichevole Milan-San Polo di Piave

Franco Baresi e Vincenzo Papes
Franco Baresi e Vincenzo Papes

Ci sono ricordi destinati destinati a rimanere indelebili nella memoria.

E sicuramente Vincenzo Papes, nome noto nel settore della sanità privata, custodirà quello in cui, da capitano del San Polo di Piave, incontrò il capitano della squadra che, durante un’amichevole, si apprestava ad affrontare: Franco Baresi e il Milan.

Un ricordo riaffiorato in questi giorni, segnati dalla scomparsa dallo storico capitano rossonero. Una perdita che ha portato il lutto nel mondo del calcio e una certa malinconia nei tanti tifosi, soprattutto quelli affezionati al Milan degli anni d’oro.

Tifosi che rivolgeranno un pensiero a Baresi specialmente nella giornata di martedì alle 11, nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano, dove si svolgerà il funerale.

L’incontro tra Papes e il capitano avvenne il 28 novembre 1991, nell’Arena Civica di Milano (impianto di norma utilizzato dal Milan per gli allenamenti a porte aperte).

C’è infatti da sapere che Vincenzo Papes, classe 1962, ha avuto un passato calcistico, prima dell’avventura imprenditoriale.

Originario di Conegliano e vissuto in gioventù a Roverbasso (frazione del Comune di Codognè), Papes ha militato in diverse formazioni (tra cui il Conegliano e il Vittorio Veneto), spostandosi tra la serie C e la D.

Quel giorno di novembre ci fu un’amichevole tra il Milan e il San Polo di Piave, una partita di beneficenza organizzata da uno sponsor di entrambe le società.

Anche se il risultato fu implacabile (la partita si concluse con un 7-1 per il Milan) quel giorno fu segnato dall’emozione di incontrare una squadra al tempo dominante.

Un incontro che lascia il segno, oramai tanti anni fa, un’intera giornata insieme – il ricordo di Vincenzo Papes – Il nostro gol al primo minuto, la loro reazione, la nostra partita della vita. Il pranzo assieme, gioviale, umile”.

E poi il ricordo del capitano Franco Baresi: “Lui, professionista nel dna, ma semplice e diretto nei rapporti umani, in campo un faro, si intendevano guardandolo negli occhi. Una partita come tante? No, un attimo che lascia il segno e che si ricorda per tutta la vita – ha concluso – Sarebbe stato un sogno giocarci assieme, un grande capitano, un uomo buono, amato da tutti, un esempio di bel calcio e un aiuto sempre disponibile, dal gesto calcistico elegante, difensore con visione di gioco. In sintesi, un campione stratosferico!”.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: per gentile concessione di Marco Ceotto)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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