Celebrare la vita guardandola dall’alto, sospesa nel cielo delle Dolomiti. È quanto ha scelto di fare Monica, di Santa Lucia di Piave, che, a un anno dal trapianto di rene, dopo un lungo percorso segnato dalla malattia e dalla dialisi, lo scorso 5 settembre si è lanciata in parapendio da Sesto, in Val Pusteria.
Un’esperienza che per lei ha rappresentato molto più di un semplice volo: un gesto di libertà e, soprattutto, il simbolo di una rinascita. “Mi sono sentita una farfalla – racconta – per me è stato come essere rinata”.


Monica conviveva da tempo con problemi renali legati a un’infezione avuta da bambina. Negli anni ha dovuto tenere costantemente sotto controllo la creatinina, fino a quando la situazione è peggiorata ed è iniziato il percorso per entrare nella lista dei trapianti.
“È un percorso lungo, ma il mio appello è quello di non avere paura del trapianto di reni”, racconta Monica. Dopo il trapianto, il recupero, anche grazie alla sua forza mentale e alla sua energia, è stato sorprendentemente rapido: dopo appena 12 giorni ha potuto lasciare l’ospedale.
A un anno dal trapianto è arrivata l’idea del parapendio. Un modo per sentirsi nuovamente leggera, libera e pienamente viva. Così, il 5 settembre, Monica si è ritrovata sospesa sopra la Val Pusteria.
“In volo ho capito che siamo granelli, puntini, che molto spesso ci preoccupiamo per delle cose che poi sono facili da risolvere. Pensiamo di essere grandi, ma alla fine siamo piccoli. Ho provato una sensazione incredibile di libertà e leggerezza. Non ho avuto neanche un momento di panico”.


Un’esperienza che oggi Monica vuole trasformare anche in un messaggio rivolto a tutte le persone che stanno affrontando un percorso simile al suo e che guardano al trapianto con timore. “Non bisogna abbattersi. È normale avere paura, ma ce la si può fare. Ogni caso è diverso, certo, però la forza di volontà conta tanto”.
Accanto al suo messaggio di speranza c’è poi un appello che Monica considera fondamentale: quello alla donazione degli organi. “Bisogna sensibilizzare le persone alla donazione. Anche una sola persona in più che sceglie di donare può salvare una vita”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: per gentile concessione di Monica)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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